Asia Bibi, testimone di speranza

Domenicale Agostino Pietrasanta

bibLa vicenda è sufficientemente nota, almeno a quanti si vogliono informare. In effetti non si tratta di notizia adatta a bucare gli schermi televisivi e a supportare le concitate reprimenda dei moralisti nostrani, indignati per l’invasione dei barbari in arrivo da terre distrutte dalle guerre e dalla intolleranza religiosa, culturale, nonché dai sottaciuti interessi economici.

Asia Bibi (Aasiyah Naurin Bibi) giovane pakistana si trova in carcere nel suo Paese dal 2009 (un quotidiano ha contabilizzato 2881 giorni fino ad oggi); condannata a morte per blasfemia, in sostanza perché cristiana/cattolica.Il 14 giugno del 2009 per l’appunto, venuta a diverbio per un banale incidente, sul luogo di lavoro, fu accusata e denunciata dalle sue colleghe mussulmane di aver offeso, durante lo scontro verbale, Maometto. Incarcerata, violentata e percossa nel carcere di un centro del Pakistan, non emerge contro di lei alcuna prova certa; il giudice tuttavia la condanna a morte sul presupposto che, a fronte della denuncia, non si è potuta provare la sua innocenza; e dunque presunzione di colpevolezza! Sarebbe inutile e persino superfluo richiamare, per un Paese come il Pakistan, i cui cittadini professano per oltre il 95% la religione islamica, il principio di civiltà giuridica conquistato a gran fatica dall’Occidente sedicente cristiano: la presunzione d’innocenza. In ogni caso il riferimento potrebbe rendere pensosi.

Ora Asia Bibi è in attesa di un imprevedibile destino; varie e complesse vicende processuali ne hanno rimandato l’esecuzione capitale che comunque rimane sempre possibile ed incombente. E lei vive in attesa di essere giustiziata (pardon: assassinata) o rimandata libera. Con l’evidente e straziante pena di un quotidiano, angosciante timore.

Certo ci sono ragioni per sottolineare la scarsa presenza delle Istituzioni mondiali in tutta la vicenda, ma, almeno a mio parere, sembra anche più significativo il possibile complesso delle risposte indotte dall’opinione pubblica, come dire della cultura corrente. Direi che si potrebbe definire in tre categorie.

Una prima categoria è l’indifferenza. Di ciò che succede in Paesi lontani (neanche tanto) e che comunque non sembrano toccare direttamente la nostra tranquillità, poco importa. Se nei succitati Paesi avvengono stragi giornaliere o vengono calpestati i diritti della persona, ci voltiamo dall’altra parte qualunque ne siano le devastazioni e le cause religiose, culturali, politiche ed economiche.

Una seconda categoria è quella ispirata al fanatismo ideologico ed all’odio teologico, in nome di una superiorità delle culture occidentali che dovrebbero invece suggerire la pazienza del dialogo. Lo so che mi si obietta l’impossibilità del confronto e l’inevitabilità dello scontro. Personalmente però penso che l’alternativa al dialogo sia la devastazione reciproca. Peraltro le guerre dell’ultimo ventennio, contro le più diverse e cruente dittature fondate sul fondamentalismo, hanno marcato cocenti sconfitte delle nazioni più potenti ed egemoni del globo. Le guerre non pagano, neppure quelle combattute col le “bombe intelligenti”; i fatti lo provano in abbondanza.

Ed allora non rimane che provare le possibili vie del dialogo fondate sulla fiducia in una cultura della ragione e, per il credente, anche in una ispirazione di fede. Invece di affermare che si tratta di una opzione superiore (la nostra ovviamente è sempre superiore?), mettiamola alla prova. Se l’altra, quella della violenza e della sopraffazione, alla prova dei fatti non paga, scommettiamo su quella della speranza e del confronto.

Asia Bibi dichiara di aver superato la propria frustrazione e le più diverse angoscianti prove grazie alle sue convinzioni personali e diventa, conseguentemente, una testimone anche per le nostre speranze.

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2 thoughts on “Asia Bibi, testimone di speranza

  1. Agostino,
    il tuo articolo è insieme commovente, appassionato, politico/religioso e ragionativo, come meglio non si potrebbe. Ma chi dovrebbe dialogare: l’ONU, la Russia, l’UE, uno Stato che mantiene forti rapporti con il Pakistan ? La speranza, la preghiera, l’abbandono di ogni atteggiamento di superiorità, lo sai meglio di me, in casi simili, non bastano. Naturalmente io non lo so.
    Ti ringrazio per aver ricordato il caso, che nel profluvio di informazioni che ci devasta, io stesso avevo scordato. So quasi tutto su Corona e quasi nulla su Asia. Che squallore. Come diceva Mc Luhan in tempi lontani, il medium è più forte del messaggio. Aggiungici gli spot pubblicitari, che detestano le vicende come quelle di Asia, l’informazione sulla quale dura lo spazio di una sera, e il cerchio è chiuso, magari da un detersivo. Ma fino agli anni gloriosi di Carosello la nostra TV non era così.

  2. Grazie per aver documentato una testimonianza cristiana.
    I testimoni sono più importanti di che li motiva (costringe?) alla testimonianza.
    Credo che il principale dialogo necessario sia la preghiera: per chi testimonia e per i suoi aguzzini. E’ a loro (e a quanti ne condividono al cultura-fede) che vanno continuamente ricordate testimonianze come questa.
    Facciamo della preghiera mezzo di condivisione delle realtà del mondo, comprese quelle terribili e ferme di Asia Bibi.

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