Lettera aperta a Franco Livorsi

di Mauro Fornaro

Caro Franco,

Risultati immagini per franco livorsiho letto il tuo recente intervento su Città Futura del 23 febbraio, “Scissione della sinistra tra farsa e dramma“. Condivido al 100% la tua denuncia dell’insipienza della minoranza scissionista e le preoccupazioni per il destino del nostro Paese; al 90% le argomentazioni che porti. Hai fatto giuste critiche allo stesso Renzi. Personalmente sarei più severo: prima del referendum evidenti le mance elettoralistiche o promesse di mance, che certo tra gli elettori non ingenui hanno avuto l’effetto esattamente contrario rispetto alle intenzioni renziane. Dopo il 4 dicembre doveva, fatto il nuovo governo, doveva dimettersi senza se e senza ma pure da segretario del partito, per indire nei tempi statutari congresso ed elezione del segretario: avrebbe dato meno motivi agli avversari interni e si sarebbe mostrato meno attaccato al potere. Grave errore poi è stato quello di galleggiare per un paio di mesi; soprattutto segno di un avventurismo, mosso da arrabbiato e affrettato desiderio di rivalsa, è stata l’iniziale pretesa di andare subito alle elezioni politiche (col rischio di una probabile seconda sconfitta, interamente a lui attribuibile, allora davvero conclusiva della sua esperienza).

La minoranza di sinistra, che politicamente non difendo, ha però le sue ragioni, discutibili ma legittime, che mi sembra tu sottovaluti. I suoi esponenti volevano a gran voce “più sinistra” nel PD e coerentemente hanno sempre criticato la svolta centrista di Renzi, anche se per disciplina o per non far cadere il governo hanno votato misure che vedevano col fumo negli occhi. Eppoi una gestione meno personalistica e meno “berlusconiana” del partito. Per il futuro, avvicinandosi alle posizioni della CGIL, come si riconferma nelle parti meno retoriche del manifesto fondativo del nuovo partito  riportato a cura di Federico Fornaro in Città Futura il successivo 25, concretamente vorrebbero abolire il jobs act, i voucher; vorrebbero poi una tassazione più equa che attenui le disuguaglianze (allusione tra l’altro, ritengo, alla reintroduzione dell’IMU sulla prima casa) e consimili. In generale vogliono  più attenzione al “popolo di sinistra”, alle esigenze delle periferie, dei senza lavoro, alla sanità e al welfare per i più deboli, ecc.

Certo, avrebbero dovuto fare una battaglia interna al PD e ora, con tutto l’affollamento a sinistra del PD vi avranno ben poco spazio, per non dire d’altro che tu hai già bene evidenziato. Ma il problema di fondo è un altro  (la questione della data del congresso è stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso) e va preso per le corna, considerando attentamente e criticamente la tenuta dell’istanza che a gran voce avanzano: “ci vuole più sinistra”. Ma che cos’è in concreto, cioè nelle misure effettivamente realizzabili,  una politica di sinistra-sinistra? Poi con chi fai questa politica perché possa diventare politica di governo e non la pia aspirazione di un’eterna minoranza che al più riesce a condizionare, mai a governare davvero? La dirò grossa, al fine di una salutare provocazione: a me sembra che costoro vivano di fantasmi, che SINISTRA sia per loro mito e parola magica come la giaculatoria di un credente, e che DESTRA sia il non meno mitico nemico, complementare anzi utile. Senza accorgersi poi (vedi numerosi interventi di Bersani) che il rischio concreto è che il governo del Paese vada in mano non alla destra, per lo meno quella nostrana, ma al M5S, che su grosse questioni di fondo è molto fluido e dunque foriero di imprevedibili sviluppi.

Insomma, per chi è di sinistra – e loro non ne hanno il marchio esclusivo – che cosa è una sinistra davvero realizzatrice nel mondo d’oggi, a fronte dei problemi d’oggi?  Quali programmi concreti? Uguaglianza sì, nobile e ineludibile principio: ma realisticamente come? Per quali via? Con quali passi? E’ su questi punti che vorrei provocarti, assieme all’altro, la figura di un Renzi della cui sagacia politica,  su cui pure io contavo alquanto all’inizio della sua carriera politica, incomincio davvero a dubitare, tanto più quanto più in lui prevale impazienza e improvvisazione.

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4 thoughts on “Lettera aperta a Franco Livorsi

  1. Renzi era sembrato un segno di speranza per il fattivo rinnovamento dei processi di governo. Purtroppo, ha ritenuto che, come si possono rottamare i vecchi politici, allo steso modo si possano rottamare le leggi, compresa quella fondamentale dello Stato di Diritto. Alcune scelte sulle persone possono essere sbrigative, ma le scelte istituzionali vanno pensate e preparate con la più ampia condivisione. Chi opera diversamente è “arrivista”, non “politico” e, tanto meno “statista”.
    Il guaio è che non si vede ricambio.
    Anche Renzi, oggi, merita di essere rottamato. Ma, dopo, chi scegliamo?
    L’unica novità sembrano i Pentastellati. Ma, Dio ce ne scampi! Invece temo che gli Italiani vogliano proprio un tale “scampolo”.
    Chi ama l’Italia deve dare priorità alla maturazione civile degli Italiani, sempre più smemori di come i loro nonni e bisnonni hanno superato crisi ben più gravi di quelle del 1994 e del 2007.
    Questo è il nuovo compito dei “democratici”, non solo in Italia: capire perché non si ama più l’Europa e perché il populismo è diventato maggioritario.

  2. Pingback: Dialogo con Mauro Fornaro sulla scissione del PD | Appunti Alessandrini

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