Consunzione

Andrea Zoanni

releQueste poche parole non vogliono essere una risposta ai due articoli di Cresta e Borioli sulla consunzione del Partito Democratico, ma non avendo voglia di sprecare molto tempo in analisi di dubbia utilità scrivo di getto alcune considerazioni riprendendo un paio di frasi a mio parere significative, senza peraltro voler mistificare le due riflessioni apprezzate nella schiettezza l’una e nella ricerca dell’impossibile o quasi l’altra.

L’attestato di fondatore del PD l’ho rimosso da tempo. Da quando ho compreso sia stata una operazione senz’anima. Rimettersi in gioco, fondare qualcosa di nuovo, implica la rinuncia a molto di ciò che si è posseduto. E’ la famosa domanda del cosa sono disposto a perdere, per migliorare. E’ la domanda a cui nessuno ha voluto rispondere.

Il cambiamento è la naturale evoluzione di un corpo sano. Richiamare memoria e radici senza immaginare una prospettiva significa vivere su allori veri o presunti. Ha gambe l’uomo, non radici, che servono per camminare. Pertanto deve anche evolvere: il problema è come.

Poi è arrivato lui, il bamboccione, che probabilmente non ha mai tirato il lucido alle scarpe. Ha ricoperto fin da giovane importanti ruoli nelle Istituzioni senza fare una gavetta degna di tale nome; prima la provincia, in seguito il comune, per essere poi catapultato nello scranno di Palazzo Chigi, sudando raramente le famose sette camicie, se non appoggiando la schiena sulla poltrona. Più che un rottamatore si è rivelato un frantumatore, del PD e dell’Italia.

Vorrebbe tornare a guidare un governo, immaginate voi la rabbia di non esserci alle celebrazioni europee di Roma. Legittimo si direbbe. Anche a prezzo di vaneggiare “al voto al voto” come Grillo e Salvini? Anche al prezzo di riversare come tre anni fa il sangue del compagno/collega di partito? Il web è pieno di dichiarazioni sul suo onore puntualmente smentite dai suoi comportamenti. Tipico atteggiamento mediterraneo giustamente ridicolizzato nel continente.

Facendomi più serio, voglio dire che quando cresci sin da piccolo nelle Istituzioni puoi anche avere idee mediocri, in ispecie quando ti circondi dei tuoi simili, ma avendo comunque soldi da spendere fai meglio figura rispetto a buone idee ma economicamente aride. La buona scuola su tutti e la sua esternazione “…e comunque ci abbiamo messo tanti soldi…” la dice lunga in proposito.

Infatti non cambia schema e la monotonia con cui si presenta (sempre le stesse parole stantie, sempre gli stessi atteggiamenti urticanti) palesano davvero l’impressione avuta da Cresta in tempo reale nel seguire il circo pidì:

“L’unico che ha voluto farsi capire è stato Renzi al quale degli scissionisti non importa nulla per ovvi motivi: se perde qualcuno a sinistra leventuale danno elettorale non sarà significativo e potrà continuare a “comandare” come ha sempre desiderato utilizzando il partito come strumento per accedere al potere; altrimenti, nella malaugurata (per lui) ipotesi che il salasso di voti sia sensibilmente superiore al previsto, potrà dire che la responsabilità del danno sia imputabile ai fuorusciti”.

Se condividiamo questi presupposti possiamo provare a ragionare in modo costruttivo cercando alternative possibili, se non siamo di questa opinione qualsiasi idea è viziata in origine, negando l’evidenza.

Renzi è già defenestrato nei fatti. Ha perso lui il referendum che ha voluto personalizzare, commettendo clamorosi errori di forma e di sostanza, con buona pace di Napolitano arresosi prima del gran finale; abbiamo la crescita più lenta d’Europa, ben distante dagli altri paesi; la probabile procedura di infrazione sui conti è solo per il momento sospesa; ha sciupato in mancette i 19 miliardi concessi dall’Europa oltre le regole scritte (analisi di Monti non smentita) tanto che Bini Smaghi si è affrettato a dire che la flessibilità non paga nemmeno da un punto di vista elettorale; vorrebbe considerare “emergenza terremoto” quello che emergenza terremoto non è. In più c’è pure una scissione in atto.

Borioli invece, in un articolo da vorrei ma non posso, scrive:

“Dipenderà da come svolgeremo la nostra discussione e da quanto essa saprà coinvolgere una base e un elettorato smarriti, arrabbiati, delusi. E dalla capacità di mettere in campo alternative reali e sfidanti alla leadership di Renzi, non per abbatterlo o per menomare le molte qualità che egli può ancora mettere a disposizione dei democratici e del Paese, ma per riarticolare un pluralismo robusto nel partito, fondato su opzioni politiche forti e non sullo stato di rissa permanente tra “galli nel pollaio” (come hanno efficacemente detto alcune parlamentari democratiche)”.

Con Renzi questo non è possibile. Non vuole discussione vera perché non ascolta. Non parla alla base e all’elettorato, preferendo un partito del take away all’americana. Il robusto pluralismo non esiste, o meglio, esiste come per la Thatcher esisteva la società: barzellette. Di questo si tratta, serve prenderne atto. Immaginare che cambi è la vera barzelletta, continuare a scommettere sul cavallo inadeguato a guidare un paese unito è diabolico. Gli slogan  di queste ore vomitati con veemenza verso tutti da oltre oceano convincerebbero anche un cerebro leso.

Uno che se ne intende mi ha detto che sarebbe bastato un “conte Gentiloni qualsiasi”, per ribaltare l’esito del referendum. E subito dopo si è corretto affermando che il conte Gentiloni qualsiasi, il referendum l’avrebbe evitato, favorendo con qualche aggiustamento del testo il raggiungimento del quorum necessario al Parlamento per approvare le modifiche costituzionali.

Quando un governo si erge a protagonista assoluto della riforma costituzionale è lapalissiano che l’oggetto del contendere diventi esso stesso e non la proposta. Questo è stato e modestamente fa il paio con quanto dissi agli albori delle sue apparizioni televisive: ammazzerebbe i genitori pur di andare alla gita dell’orfanotrofio.

Si potrebbe affermare ancora che non esiste alternativa di fronte a questo scempio? Che la cosiddetta minoranza non presenti alternative possibili? Forse l’attuale Premier potrebbe esserlo; forse un’altra è stata sancita da chi in un “fuori onda” ha illustrato efficacemente i limiti dei renziani (o del renzismo, sic!) definiti dei cretini.

Ma forse anche nella variegata minoranza, o in quell’area critica mi auguro sempre più vasta e determinata a cambiare, potrebbe celarsi un’alternativa, a condizione che esista un reale dibattito politico (deve essere politico) e non la solita storia del “voi siete il vecchio e noi il nuovo”: così il dibattito si ferma.

Tutto questo per dire cosa? Che Renzi è bollito con o senza minoranza interna. Il fatto di avere governato per tre anni e aver fallito le partite importanti non gli consente di utilizzare credibilmente gli argomenti che usa di solito: riforme, giovani, rottamazione e futuro. Può tentare (e sottolineo tentare) di vincere le elezioni solo se si allea con Berlusconi, ottant’anni suonati e questo gli impedirà di parlare del vecchio che avanza. E’ il dramma del nuovo Partito Di Renzi. Sono fatti oggettivi.

Poi c’è la scissione, della quale se ve ne siete accorti non ne ho fatto menzione, perché non sarà per questa ragione, comunque vada a finire, per la quale vincerà o perderà. Il futuro del partito dei renziani è il matrimonio col cavaliere. Io non sarò al banchetto, come mi auguro molti di voi, in un sussulto di libertà e di coerenza dignitosa.

PS – In chiusura di articolo, a notte fonda leggo il terzo e sofferto intervento su Appunti, questa volta di Fornaro. Io appartengo al drappello transfuga degli iscritti/elettori di questo PD, che non attrae nemmeno i giovani. Credo non serva questa precisazione per comprenderlo, vista la prospettiva futura da me indicata. E riconosco nelle sue parole la voglia di ricominciare.

Raccomando però, nel desiderio di comunità nuova e di pluralismo arricchente, il dono della chiarezza e della sintesi, in un progetto ben definito e accettato da una galassia di minutaglia che tanto è abile ad aggregarsi contro qualcosa o qualcuno, quanto è invece disabile nel proporre comunitariamente una prospettiva condivisa e credibile.

Per stare insieme serve accettarsi vicendevolmente, altrimenti resti parte poco attraente. Nell’epoca della trasparenza, alla quale non sfugge nemmeno il Dittatore nord Coreano, è finito il tempo della narrazione. Ma questa regola vale per tutti e mi sembra che questa area vasta formata da vari trasfughi e da laboratori costituenti non brilli particolarmente in questa virtù.

Annunci

3 thoughts on “Consunzione

  1. Condivido totalmente l’analisi di Zoanni, perché di analisi si tratta e non di annotazioni sparse. Io non sono mai stato iscritto al PCI, di cui tuttavia ammiravo la forza e in parte le idee, quello post togliattiano è evidente, e Berlinguer mi piaceva moltissimo. In compenso ho fatto umile militanza sindacale nella CGIL Scuola, col compianto Adriano Marchegiani, quando il PCI voleva lasciare il pubblico impiego alla CISL. Sono stato segretario dell’Istituto Gramsci (chissà se il nome dice ancora qualcosa) appena fondato in Al, dal prof. Livorsi, suo degnissimo Presidente, organizzando i convegni su Terracini e Longo. Sono stato uno dei protagonisti dell’avventura della “Settimana” (giornale uscito dal 1982 al 1985, che contava 50 collaboratori e 800 abbonati), la cui chiusura miope provocò le dimissioni dell’allora segretario del PCI alessandrino Piero Moretti, direttore di fatto, insieme ad Amadio e Ricagni. Quale occasione persa, per allargare e nutrire la sinistra alessandrina. Tutti volontari, s’intende, altro che frigo bar: la sede nella stanza più scalcagnata di via Venezia, consiglio di quartiere. E nessuno di noi ha fatto carriera politica, pur avendone alcuni le doti spiccate: troppo puri per diventare banditi. Mezza generazione buttata via. Perché ? Che ne pensa il sen. Borioli, il quale, almeno lui, ha fatto la sua “carovana” (Promessi sposi: significa apprendistato, gavetta, termine qui elogiativo). Renzi, che all’inizio mi piaceva, non è che ci volesse molto dopo Berlusconi, la macchietta di Bersani e il funereo Letta (stare fermi e non fare nulla è il miglior modo di governare, lo diceva Andreotti, e intanto il deficit, per accontentare tutti, specie i mafiosi siciliani, saliva alle stelle, al punto di non ritorno). Mi piaceva Prodi, incastrato da una legge elettorale appena fatta, a cui è bastato un Turigliatto senatore (Turigliatto? imboscato di Torino, trotzkista !) per farlo cadere. Sono sfiduciato, non per me, che mi accontento della mia pensione, dopo 40 anni di servizio, ma per i miei figli e nipoti. Renzi non è Kennedy e neanche Obama.

  2. Caro Zoanni,
    non ho il piacere di conoscerla di persona, ma debbo dire che in questi giorni, col profluvio di referti medici (spesso più o meno interessati e ipocriti, specie da parte dei commentatori più “autorevoli” e “obiettivi”, che paiono diventati tutti ansiosi della sorte della sinistra…) sulla salute del Pd e dell’Italia che ci sta alluvionando, non mi è capitato di leggere nulla di più serio, approfondito, lucido e nitido, esauriente e completo di questo suo pezzo. Una magistrale quanto amarissima e veritiera fotografia.
    Dopo i due articoli di Borioli e Fornaro qui pubblicati, avevo la tentazione di scrivere ai due senatori una letterina aperta congiunta, dicendo cosa pensavo dello stato dell’arte e della loro opposta linea di condotta. Non lo farò più, perché non potrei assolutamente dire nulla di più convincente di lei. Mi limiterò a far notare a Daniele che dal suo punto di vista, certamente meglio posizionato e informato del mio, vede un’Italia e un suo partito che io non riesco neppure a configurarmi. E a Federico che il gesto suo e loro (non “scissione”, per carità: ma situazione di chi prende le chiavi di casa e si accorge che hanno cambiato la serratura, come dice giustamente lui ai giornali di stamattina: magari anche la porta e il palazzo, aggiungerei…) va bene, ma ha un difetto forse esiziale: giunge uno/due anni dopo il momento in cui sarebbe stato significativo e fruttuoso. E c’era solo l’imbarazzo della scelta sui provvedimenti (lavoro, scuola, sanità, fisco, istituzioni, legge elettorale, “riforme” renziboschiane in genere…) in ragione dei quali farlo, tagliando corto coi retropensieri malevoli suscitate facilmente dalla confusa scelta di tempo. Adesso speriamo bene (o no??).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...