Le ragioni di una scelta

Federico Fornaro (*)

for(Col consenso e l’accordo dell’autore pubblichiamo la seguente lettera trasmessa da Federico Fornaro ai responsabili PD. Ap)

Sono giorni che il tema della scissione del PD è al centro dell’attenzione.

Nessuno invece ha parlato e parla dell’abbandono silenzioso di iscritti, militanti e elettori che in questi anni non si sono più riconosciuti e non si sono più sentiti rappresentati dal PD della narrazione renziana.

Abbiamo chiesto di poter fare un congresso vero, aperto, partecipato per provare a ricucire lo strappo con questa parte del nostro mondo. Per ritrovare le ragioni fondative del PD, per ritornare ad essere una comunità politica.

Un congresso per aiutare il governo di qui alla primavera 2018 a dare segnali forti su temi come la lotta alla povertà, il lavoro dei giovani, la scuola.

La risposta è stata una chiusura su tutta la linea con l’idea che si possa risolvere tutto in poche settimane, per poi andare al più presto al voto anticipato.

Noi abbiamo voluto bene al PD e non avremmo avuto remore a continuare ad essere minoranza in un grande partito plurale: ma è sotto gli occhi di tutti la trasformazione del PD nel PDR e io al Partito personale di Renzi non mi sono mai iscritto.

Come in tutte le separazioni le colpe e le responsabilità non stanno mai tutte da una parte, ma un dato mi sembra incontestabile: in un grande partito plurale il segretario ha un dovere più degli altri nella ricerca della sintesi unitaria, mentre le riunioni degli organi dirigenti nazionali sono state ridotte a una stanca, quanto sterile ripetizione dei rapporti di forza determinati con il voto delle primarie.

In tre anni il segretario nazionale non ha trovato il tempo per organizzare né una conferenza programmatica né una conferenza organizzativa, ma il tempo e le risorse per organizzare tre Leopolde, quelli li sì li ha trovati.

Così come ha trovato il tempo per definire gufi e sabotatori parlamentari della minoranza, senza neppure informarsi che uno come il sottoscritto, con lealtà e responsabilità, ha il 99,7% di presenze in aula e ha partecipato, votando sì, a tutti i 60 voti di fiducia al governo.

Non è questo il PD che avevamo sognato dieci anni fa.

Lasciare la comunità del PD della provincia di Alessandria non è facile e in queste ore difficili vorrei ricordare solo i tanti momenti belli, le vittorie, le amicizie, l’affetto ricambiato di tante compagne e compagni, di tante amiche e amici.

È un nuovo inizio nel campo del centro-sinistra e sono certo che ci ritroveremo ancora a stare dalla stessa parte della barricata in tante occasioni e in tante istituzioni rappresentative.

Un grazie dal più profondo del cuore per questi anni di militanza comune e un arrivederci a tutte e a tutti.

Un abbraccio.

(*) Senatore PD della provincia di Alessandria

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2 thoughts on “Le ragioni di una scelta

  1. Pingback: Consunzione | Appunti Alessandrini

  2. Caro Federico,
    ho già avuto modo di esprimerti qualche mese fa, in un nostro incontro estemporaneo e poco ufficiale… in pizzeria, il mio modesto apprezzamento e incoraggiamento. Lo rifaccio con più convinzione dopo averti letto oggi. Trovo stupendo e davvero “progressista” che una persona col tuo percorso, magistrale biografo ufficiale di Saragat, legga così coerentemente e lucidamente come stanno le cose (e altri elogi potrei farti come sindaco del tuo Comune, ma mi allargherei a discorsi… indirettamente sul Teatro Comunale, che mi sono ripromesso di non fare).
    C’è stato un solo errore, non tuo personale, ma purtroppo grave e collettivo: questa lunghissima esitazione nel dissociare le proprie responsabilità staccando la spina al momento debito. Ho già elencato in un modesto commentino alle Consunzioni di Zoanni pubblicate qui oggi alcuni possibili passaggi: a te mi limiterò a indicare -art. 18 a parte, omettiamo le ovvietà evidenti- che sarebbe dovuto bastare l’atteggiamento personale di Renzi nei confronti dei sindacati confederali a far segnare un punto di non ritorno.
    Ma tant’è: a te mi viene piuttosto da dire, però, che non sono pessimista sul futuro. Anche se le cose si muovono in modo lento e contraddittorio, con troppo frustranti personalismi e frammentismi a sinistra (tralascio ogni considerazione sul disfarsi persino postumo di SEL, sulle diserzioni di parlamentari da noi eletti anche dalle nostre parti!), ho l’impressione che la forza delle cose e della crisi, se non persuaderà, forse costringerà a ritrovarsi tutti attorno a un nuovo “bene comune” da affermare e difendere.
    Dove potrebbe persino scapparci, se tu intendi continuare e le circostanze lo consentiranno, persino un voto a tuo favore: al vecchio segretario di federazione “socialdemocratico”: chi l’avrebbe mai detto? La vita è proprio strana: e forse bella per quello…

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