Viva la cultura, viva la scuola! O no?

Domenicale Agostino Pietrasanta

scSuccede di leggere dei dati inquietanti: un sondaggio degli ultimi giorni, attiene una ricerca sui risultati della scuola italiana. Se, come dicono i suddetti risultati, gli Italiani “analfabeti funzionali” i quali leggono meccanicamente, senza capire e senza comprendere un testo di “media difficoltà” raggiungono l’80% del campione, anche la scuola qualche domanda se la dovrebbe porre.

Forse l’enfatizzazione dei metodi didattici e la rimozione delle competenze culturali hanno sortito non pochi effetti discutibili. Tuutavia la politica ed i responsabili delle Istituzioni hanno, a mio sommesso parere, maggiori responsabilità del personale scolastico. E, per non rimanere al piagnisteo ricorrente, voglio scendere a qualche esempio che dice senza ombra di dubbio, di una scuola/cenerentola del sistema.

Provare per credere. Volete sottoporvi ad un esame clinico opportuno e siete insegnante o comunque parte del personale della scuola? Dovete prendere un giorno o alcune ore di permesso; la scuola deve adattarsi alla sanità. E perché mai? La risposta è banale e discutibile: perché si è sempre fatto così! Come se quanto fanno tutti o si è sempre fatto fosse la soluzione giusta e desiderabile. Come mai non si adotta una ragionevoole alternanza? Una volta si adatta la scuola ed un’altra la sanità. Pensateci e non accusatemi di demagogia, se non dopo adeguata valutazione. Peggio se poi un insegnante viene chiamato a deporre in tribunale; volete che un magistrato tenga conto delle incombenze della funzione di un docente o di un dirigente scolastico? Non se ne parla! E via cantando. Vedete: la scuola/cenerentola ed ovvie relative conseguenze.

Gli insegnati sono incompetenti? Più volte mi sono chiesto se non si tratti di una vulgata facile e conveniente: come in tutte le attività, anche tra la funzione docente c’è di tutto e dunque competenze rilevanti e deficienze scandalose. Nelle professioni pubbliche però tutti vengono pagati con uguale mercede, con soddisfazione del sindacalismo in genere e scolastico in specie, particolarmente euforico per la mancetta del contratto siglato ed in attesa (campa cavallo!) di applicazione. Volete insegnanti competenti: pagateli bene; altro che “buona scuola”! Questo non significa affatto il ragionamento di chi sostiene lo scarso impegna professionale come contropartita della scarsa moneta percepita, perché non si fa ricadere sui giovani la scandalosa inadempienza delle istituzioni; se però la decantata legge di mercato vale anche nei rapporti professionali, allora si conclude di conseguenza. Non si può adottare un criterio per alcuni privilegiati ed un altro per molti “paria”.

Ora è da dire che collegata alla scuola starebbe la cultura (il condizionale è voluto). Leggo sul quotidiano dei “vescovi italiani” di un interessante sondaggio (qualcuna, bisogna pur dirlo, la indovina) sulla frequentazione dei luoghi d’arte italiani e constato che la situazione è in via di netto miglioramento. Nei musei, in dieci anni, le presenze sono raddoppiate; bene, anzi malissimo: le risorse sono state tagliate del 26%, ma quando le risorse ci sono, ci pensa la burocrazia a fermare interventi indispensabili e urgenti e Pompei, che ci viene invidiato dal mondo, crolla. Bravi!

Non agitiamoci più di tanto; in fondo la cultura non si mangia. Se il suo funzionamento produce posti di lavoro, ciò non costituisce elemento di considerazione; se il suo funzionamento crea un interessante indotto nel turismo e può dare lavoro alle strutture alberghiere, ci pensano gli albergatori ad aumentare i prezzi, ponendo in essere la proverbiale furbizia di Garibuia.

Vedete? Siamo fatti così. E allora: viva la cultura e viva la scuola! O no?

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One thought on “Viva la cultura, viva la scuola! O no?

  1. Caro Agostino, stavolta ti sei divertito. L’osservazione sui magistrati, aggiungo io, alcuni dei quali lavorano in aula due ore al giorno, tre giorni la settimana, in orari scelti da loro stessi, senza timbrare il cartellino (a scuola il registro di classe è il nostro cartellino; la frode è impossibile, è pubblico, appoggiato sulla cattedra, gli studenti lo vedono quando vogliono, come è giusto che sia). Il resto del tempo lo trascorrono a casa a studiare le carte. I processi di Andretti richiedevano un tir per traspostare gli atti processuali, altro che la ” Recherche”. Diceva mia madre buonanima: lontano dagli occhi lontano dal cuore. Mettiamo controllo al posto del cuore, e la massima funziona.
    Del resto, uno Stato in cui parlamentari super assenteisti, prendono la pensione, super reversibile,e magari appaiono in televisione a concionare di moralità pubblica…Vedo un conflitto con l’articolo 54 della nostra Costituzione: ” (omissis). I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.
    Quando entrai di ruolo, con altri colleghi, presso la scuola media statale di Ticineto, il 1° settembre 1974, prestammo giuramento, tutti compunti e finanche commossi.

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