Il quarto incomodo

Qui Alessandria  Dario Fornaro

berE’una  cortese variante alla nomea  già circolata con successo e che rimanda ad una meteora da poco comparsa all’orizzonte politico cittadino: il QUARTO POLO. Come cambiano i tempi! Ancora un anno addietro e prima delle amministrative d’estate (Roma, Torino e compagnia bella), un’anticipazione del genere sarebbe passata alle stampe in poche righe e con un richiamo ironico del tipo “in arrivo il quarto pollo”.

Poi, in pochi mesi, alcuni incantesimi che inquadravano con “orgogliosa sicurezza” la politica nazionale, sono rovinati sui loro piedi d’argilla e una certa qual pulsione allo sperimentalismo, in senso “trasversale”, di gruppi e collettivi ha cominciato a emergere e legittimarsi.  Superando, a cominciare dai livelli locali, gli steccati, peraltro malandati, che presidiavano ab antiquo  le tradizionali frontiere ideologiche improntate  al binomio destra-sinistra (diventato poi trinomio con l’inserimento a furor di popolo del mitico “centro”).

Qualcuno ha  subodorato l’ennesimo marchingegno trasformistico proposto ad una certa borghesia alessandrina, già debitamente politicizzata ma insoddisfatta del modesto “tran-tran” amministrativo discendente, per li rami pubblici, da Palazzo Rosso. Può essere, ma sarebbe bastato arrabattarsi per l’ennesima  lista civica/civetta (pochi ma svegli) d’appoggio nella prossima arena elettorale.

Qualcun altro ha reso omaggio al perdurante appeal dello storico sindaco-parlamentare Felice Borgoglio, al cui invito a reagire (in qualche modo, tutto da vedere) non era facile sottrarsi. Vero, ma non decisivo per spiegare la varietà politico-culturale dei convenuti al primo confronto, che potrebbe allargarsi ancora  nelle prossime occasioni. Oppure dissolversi come bolla iridescente al primo sbattere contro uno scoglio problematico.

Quel che conta non sono tanto le probabilità di successo di un  entente cordiale  appena delineato sul piano emotivo, quanto le condizioni di contesto  che in qualche modo lo promuovono. Condizioni di sospetto e insofferenza per il prospettarsi e consolidarsi di tre “poli” blindati e militarizzati (chi in atto, chi in potenza) attorno a capi carismatici onnipresenti che “giudicano e mandano” senza ombra di contradditorio.  Con tutto ciò che ne consegue in termini di replicanti promossi a classe dirigente.

Perciò, niente impossibile e indigesto quarto polo – per quanto si riesce a immaginare – ma una sorta di modesto e laicissimo  “appello ai liberi e forti”  per un’intesa qualitativa super partes atta ad elevare concretamente il livello analitico e programmatico del discorso politico-amministrativo di questa città. Livello depresso, non da ultimo, come in tante altre analoghe situazioni, da una “riforma” degli Organi e dei Poteri comunali che ha comportato la nullificazione dei Consigli e la super-esposizione gestionale dei Sindaci (con relativa “guardia reale”).

Certo un “vaste programme” di degaulliana memoria. Ma se fosse anche e solo un civico tentativo di trattenere altri delusi e “malpancisti” dall’impinguare le schiere della livida astensione, non sarebbe male.

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