Angelo Muzio, una vita per la Politica

Fabio Scarsi (*)

amL’improvvisa morte di Angelo Muzio, ieri, ha colto completamente impreparata, lasciandola  sgomenta, tutta la nostra comunità politica.

Angelo, nato nel 1959, aveva una storia di straordinario spessore: il suo impegno iniziò nel sindacato, e, ancora molto giovane, lo portò nel 1992 alla prima elezione alla Camera dei Deputati nelle liste di Rifondazione Comunista. Come deputato, Angelo, rieletto nel 1994 e nel 1996, svolse tre mandati. Poi nel 2001 fu eletto Senatore nelle file dell’Ulivo.

A me che sono arrivato alla politica solo in anni recenti, dopo la nascita del PD, Angelo incuteva prima di tutto grande rispetto. La storia politica che ho sintetizzato e un suo aspetto un po’ burbero suscitavano nel neofita un certo timore reverenziale.

E però l’autorevolezza, l’esperienza e il curriculum di grande prestigio di Muzio, che avrebbero forse fatto presumere istintivamente un qualche distacco dai concreti problemi quotidiani che la politica pone sul nostro territorio, non gli impedivano di continuare ad avere un impegno costante oltre che come sindaco del suo piccolo comune, Frassineto Po, e vicepresidente della provincia, anche come uomo di partito. Insomma, Angelo c’era e non si risparmiava, e non si tirava indietro nemmeno nel farsi carico con dedizione degli oneri e delle responsabilità delle cariche e dei ruoli che rivestiva. Anche il giorno prima di morire, ad esempio, Muzio lo aveva trascorso nell’impegno, partecipando, col sindaco di Casale Titti Palazzetti, al tavolo Regionale per la vertenza “Mondial”. C’è stato come sempre, fino all’ultimo giorno. Per occuparsi delle questioni del suo territorio.

Il pensiero politico che Angelo Muzio rappresentava era quello della sinistra classica. Quella operaia in cui molti, come me, sono cresciuti, fortemente focalizzata sulla giustizia sociale, sull’equità e la solidarietà e sulla tutela dei più deboli e di emarginati e esclusi. Ma sapeva anche intelligentemente aprire alle logiche di alleanza con le altre forze politiche. Nel sostenere quel pensiero Muzio era coerente. Si poteva non condividerlo, ma si sapeva che con dignità, convinzione e rispetto dell’altro dava corpo a quella concezione dei rapporti sociali, dell’impegno politico, della priorità nelle battaglie, della modalità di gestione del potere, del rapporto con le istituzioni. Ma prevedibilità e coerenza non gli impedivano di articolare una visione sempre accuratamente informata e mai superficiale. Insomma, nonostante un solido supporto ideologico, Muzio non era prigioniero dell’ideologia ed era un politico pragmatico e attento alla sostanza delle questioni.

Infine, per chi prestasse vera attenzione al suo modo di operare, balzava agli occhi con assoluta evidenza che il suo modo di essere alla fine aveva un risvolto del tutto peculiare nel rapporto con i giovani appassionati di politica. Angelo era infatti un punto di riferimento indiscusso per i giovani del Partito Democratico, i GD. Nei loro commenti e nelle loro telefonate dopo la sua morte ho verificato uno straordinario attaccamento che da la misura, senza sorprese in realtà, della capacità che aveva di ascoltarli, coinvolgerli, motivarli e farli crescere politicamente. Molto più della maggioranza dei politici locali che conosca.

Addio Compagno Muzio, grazie per tutto l’impegno che ci hai messo. Sono onorato di aver lavorato con te e di essere stato il segretario del partito in cui, quasi paradigmaticamente, ma con indiscussa capacità di convivenza e rispetto degli altri, rappresentavi una delle culture politiche che costituiscono le nostre fondamenta.

(*) Segretario provinciale PD Alessandria

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