Grazie Monsignor Hilarion Capucci

Mara Scagni

mhSeppur febbricitante non potevo non essere presente alla cerimonia funebre tenutasi a Roma per salutare Monsignor Capucci, un fraterno amico di famiglia per molti noi alessandrini che abbiamo avuto la fortuna non solo di conoscerlo personalmente ma anche di condividere la sua determinazione per la questione palestinese mediorientale e ultimamente la sua ansia per la Siria.

Mentre tutto il mondo dava l’addio al 2016 e festeggiava l’arrivo del nuovo anno ci e’ arrivata direttamente dalle amiche di Ramallah la notizia della scomparsa del nostro Arcivescovo di Gerusalemme in esilio.

Seppur piu’ che novantenne ,nessuno di noi, nessuno dei suoi tantissimi  amici ha mai voluto prendere atto di questa sua ragguardevole eta’ anagrafica. Per tutti noi era il simbolo di una lotta e, come lui stesso diceva sempre ,non poteva morire senza vedere la Palestina libera, il medio oriente finalmente riappacificato e quindi ‘’era condannato’’a vivere ancora per un bel po’.

E’ morto invece purtroppo. E’ morto a Roma, capitale della sua seconda o terza ….patria. Nato nella martoriata Aleppo (Siria) il 2/3/1922. Dal 1965 arcivescovo della chiesa greco cattolica a Gerusalemme fino al suo arresto da parte delle forze di occupazione israeliane ill 18/8/1974 con l’accusa di trasporto di armi per i combattenti palestinesi di AL Fatah. Viene arrestato, torturato, processato e condannato a 12 anni di carcere. Il suo caso diventa un caso internazionale: il popolo palestinese in rivolta ovunque, manifestazioni di piazza in tutte le capitali del mondo, i governi si muovono ed Israele e’ costretto a rilasciarlo dopo meno di 4 anni di carcere e consegnarlo al rappresentante dello Stato del Vaticano, del Papa Paolo VI e portarlo a Roma il 7/11/1977 con la condizione che non potrà più far ritorno nella sua amata Gerusalemme e in Palestina.

Quei giorni Monsignor Capucci affermava:’’IO non sono una straordinaria leggenda, io sono un semplice uomo di questo grande popolo combattente, ho visto violare il bene, la ragione, il diritto e la giustizia, ho semplicemente gridato e rifiutato il male e l’ingiustizia. Io santifico la terra di Palestina e la sua Gerusalemme che dovrà rimanere araba per sempre’’.

Soffriva il suo esilio forzato di Roma, ringraziava l’Italia ma il suo cuore e la sua mente erano sempre li’ a Gerusalemme. Diceva sempre: ‘’l’esilio e’ una grande sofferenza, e’ una tortura e solo Dio sa della mia pena.’’

Quando lo chiamavamo per sapere come stava,ci rispondeva: ‘Bene perche’ sento voi la mia famiglia alessandrina, ma vedendo e sentendo le notizie provenienti dall’Iraq, dalla Siria, da Gaza, dallo Yemen il mio morale e’ a terra…..

Eppur tra sue tante sofferenze non ha mai mancato di esserci vicini nei nostri dolori familiari personali, , di consolarci, di pregare per noi e di essere con noi anche al funerale di Don Walter Fiocchi. Venne da Roma apposta solo per il funerale, sali’ sull’altare, pregoò con il suo rito, solitario, perché tutta l’altra santa romana chiesa presente, non lo accolse fraternamente ma non importa perché senz’altro la sua pregherà fu la più cara e gradita a Don Walter.

Ogni volta che camminavamo sulle strade di Palestina, pensavamo a Monsignor Capucci e giunti alla sua chiesa lo chiamavamo come gesto di grande affetto e condivisione della sua pena. Continueremo a farlo e questa volta sono certa anche Lui sara’ spiritualmente con noi.

Addio, Monsignore, Addio Padre, maestro, simbolo, addio grande uomo di grandi ideali e umanità.

Ci mancherai, ma ti ricorderemo sempre con il tuo sorriso e il tuo spirito rivoluzionario, Sarai eterno nei nostri cuori e nelle nostre lotte per una Palestina libera, laica e democratica, patria libera di un mondo diverso, più giusto e più civile.

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