Se l’orrore diventa incredibile

Domenicale Agostino Pietrasanta

hiUna testimonianza, tra le moltissime altre, prova, oltre ogni ragionevole dubbio, che non solo le Chiese cristiane, come spesso si vorrebbe, ma tutto l’Occidente “civile” sapeva già dal 1942 e forse anche prima, dello sterminio sistematico degli Ebrei d’Europa, perpetrato da Hitler e dalla Germania nazista. Si tratta di una denuncia inquietante anche e soprattutto per l’oggi ed il futuro; viene riportata dal testo “La mia testimonianza davanti al mondo” di Jan Karski, redatto nei primi anni novanta del secolo scorso, ma tradotto in italiano solo nel 2013. Karski non era Ebreo, non fu mai deportato, ma, convinto e tenace oppositore del nazismo, era riuscito ad entrare clandestinamente, prima nel ghetto di Varsavia e poi nel campo di sterminio di Belzec. Inoltre aveva raccolto indicazioni di conferma, a quanto già sapeva, da alcuni Ebrei fuggiti da Auschwitz. Sfuggito alle ricerche della Gestapo, nel 1943 riuscì a contattare il governo inglese, ma quando parlò con lo stesso Churchill e lo pregò di intervenire anche con un eventuale bombardamento di Auschwitz, si sentì rispondere che il problema ebraico non era nelle finalità strategiche degli alleati, i quali, se avevano una priorità era quella di vincere la guerra. Vinta la guerra anche gli Ebrei sarebbero stati liberati: di semplice conseguenza, non per diretta priorità.

Karski non si scoraggia ed il 28 luglio 1943 incontra il Presidente degli USA, Roosevelt, il quale lo ascolta attentamente e lo interroga ripetutamente sulle notizie di una sterminio inedito che l’interlocutore gli propone. Questi però la vera risposta la ottiene da un giudice della corte federale, il giorno dopo, “Complimenti, ma non posso credervi”. Alle inevitabili, successive rimostranze di alcuni presenti, precisa, “Non ho detto che questo giovanotto stia mentendo. Ho detto che non posso credergli. C’è una differenza.”

L’inquietudine è la conseguenza di questa differenza. Ci sono eventi epocali, devastanti che sono tanto lontani dalla ragionevole logica umana da essere incredibili, benché assolutamente veri. Proprio per questo chi scrve queste semoplici note ha ritenuto di aiutare il professore Gian Piero Armano a trattare nelle scuole secondarie superiori della Provincia gli eventi dello sterminio degli Ebrei d’Europa, nel corso del presente anno sciolastico. Dopo parecchie tappe che hanno segnato gli interventi degli scorsi anni, in occasione del giorno della memoria (27 gennaio), quest’anno è parsa opportuna un’argomentazione complessiva della Shoah. Va rilevata l’attenzione prestata da parecchie scuole, ma soprattutto l’attenzione degli studenti, per cui si può concludere che il superamenbto della sola celebrazione ufficiale sta dando frutti significativi e forse insperati.

Ciò che tuttavia, mi sembra importante richiamare è la prospettiva futura per almeno due ragioni. La prima attiene un senso di gratitudine. Molte volte il sacrificio di sei milioni di Ebrei non è parso significativo rispetto agli eventi di una crescita di civiltà e soprattutto di convivenza pacifica; più spesso si è sottolineato l’apporto della Resistenza che certamente è stato rilevante. Eppure non ci possono essere dubbi che i massacri devastanti della seconda guerra mondiale hanno finito per determinare in Europa un periodo pluridecennale di pace tra le sue nazioni: tanto basterebbe per un grazie alle vittime. La seconda è veramente di prospettiva perché riguarda la necessità che si guardi avanti, che gli egoismi nazionali e le programmazioni degli euroscettici non intralcino il cammino della federazione europea; e su questo obiettivo la strada è lunga e contestata. C’è però da considerare che l’unione europea potrebbe determinare un contributo essenziale perché ciò che è testimoniato con verità non sia mai più ritenuto incredibile.

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