“Abuna” Walter

Dario Fornaro

Risultati immagini per walter fiocchi abunaIn un piovoso pomeriggio prossimo a Natale, nella Saletta Mondatori di via Trotti, è stata  nuovamente rievocata la figura, la densità di pensiero e la propensione alla testimonianza di don Walter Fiocchi, scomparso immaturamente or sono due anni e mezzo. L’occasione  scaturiva dalla presentazione del secondo volume, fresco di stampa, della raccolta delle sue omelie domenicali raccolte sotto i titoli  del “Samaritano”, dapprima, e del “Prodigo” adesso.

Promotrice l’Associazione “L’ulivo e il libro” co-fondata anni addietro dallo stesso Fiocchi per marcare, nel suo piccolo, la vicinanza al popolo palestinese, che lo ricambiava chiamandolo “abuna”, buon amico, padre consacrato, Walter.

L’incontro, discretamente partecipato, ha consentito a ciascuno dei presenti di mettere a fuoco la personale percezione del “vuoto” lasciato  da don Walter nel contesto, religioso e civile, diocesano e cittadino.

Ritengo tuttavia che un elemento di carenza unificante – ancorché trasversale ai diversi convincimenti di base – sia da ravvisare nella assidua attualizzazione (che Walter spremeva da diverse fonti personali o documentali) del tipo di vita al quale erano – e sono – assoggettati i palestinesi entro una maglia di condizioni e controlli, a dir poco rigida, talora esasperante, disposta dalle autorità israeliane per tenere a bada ogni eventuale manifestazione di malessere popolare. Informazioni preliminari alla pur inevitabile trasposizione del discorso israelo-palestinese sul piano delle ragioni e dei torti di lungo periodo. Informazioni che tendevano soprattutto ad evitare che l’opinione pubblica guardasse ai soprassalti di cronaca pervenuti a livello internazionale, come ad una solita partita di poker ingaggiata dalle grandi potenze, e da quelle regionali, sullo scacchiere mediorientale. Partita ovviamente dimentica della minuta umanità sottostante .

La stessa, recente risoluzione del Consiglio di sicurezza  dell’ONU, sfavorevole  ad Israele, sui nuovi insediamenti dello stato ebraico nei territori occupati, è stata infatti accreditata ai fasti della playstation diplomatica ( in zona Obama-Trump) piuttosto che al drammatico illanguidirsi della  “politica-obiettivo”: due popoli, due stati.  Netanyahu e il suo governo l’hanno apertamente disconosciuta, con le parole e con i fatti, ma non è dato capire, da lontano, a quale alternativa si attengano che non sia il mero consolidamento della stuazione di fatto: stato unico con sorta di “riserva palestinese”, frammentata, controllata  e dotata di simbolica autonomia politico-etnica da esibire alla comunità internazionale.

 Ecco, fra i tanti impegni e contributi quotidiani – che meritoriamente vengono recuperati, ordinati e divulgati – don Walter funzionava anche da piccola agenzia informativa della minuta storia della, diciamo così, “convivenza” israelo-palestinese, dalla quale filtrava un’immagine controversa della vita in Terra Santa, che normalmente sfugge ai flussi inquadrati del turismo religioso.

Un modo non secondario di tramandare la singolare presenza alessandrina di “abuna Walter” sarebbe quella di far rivivere questa sorta di “agenzia minima informativa” e, nel filone editoriale, riunire gli “scritti corsari” del prete-giornalista, vergati con gli occhi e con il cuore piantati a Ramallah e realtà circonvicine.

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