Bisogno di comunità

Carlo Baviera

comPiù di una volta ho sottolineato l’importanza delle comunità: comunità familiari, comunità di fede, comunità locali, comunità sociali. La storia della nostra Italia si basa fortemente sulla presenza dei cosiddetti nuclei intermedi e organismi naturali, sulle mille città e sui tanti borghi sparsi per la penisola.

Resto convinto di questa importanza della <comunità> sociale, politica, culturale, economica proprio perché ritengo che la sua mancanza o il suo attenuarsi siano causa di un declino che sta accompagnando le difficoltà che condizionano le nostre vite familiari e di territori; e anche di un indebolimento o di un venir meno dei riferimenti valoriali.

Perciò ritengo, ad inizio del nuovo anno (quasi come augurio), dire ancora qualche parola a favore della <comunità>.

Sono le comunità che aiutano a tenere insieme i legami tra persone, associazioni, gruppi di ogni genere. L’alternativa è l’isolamento, l’individualismo, l’egoismo elevato a valore e modello di  vita; più che altro un disvalore che sta corrodendo i rapporti sociali, politici, di vicinato.

La necessità di ripartire dalla <comunità> mi è tornato in mente leggendo l’intervento di un parlamentare del Partito Democratico durante l’Assemblea post referendaria di quel partito: È una buona notizia per la democrazia italiana che migliaia di assemblee popolari  e 33 milioni di elettori abbiano discusso della Costituzione, avvertita come ultimo baluardo dalle classi sociali e dai giovani che più hanno subito gli effetti della crisi. Il bisogno di protezione e di “comunità”, per dirla con la parola usata da Renzi, quel bisogno che altrove ha preso le sembianze della Brexit e di Trump, qui per nostra fortuna si è espresso nel primato della Costituzione. Dovremmo rallegrarcene e insieme impegnarci ad attuare la Carta. (Walter Tocci all’Assemblea PD 18.12.16).

Tocci è uno dei politici, dei parlamentari, sconosciuti al grande pubblico, mai citati da Tv e quotidiani, perché probabilmente non è tipo che buca il video, come si dice oggi, non alza la voce, non promette a vuoto. Uno dei tanti che si sbattono (o si sono sbattuti in passato) restando relegati nell’ombra, dietro le quinte. Ma che hanno la schiena dritta e le idee chiare, senza arroganza e senza pretese di incarichi o riconoscenze compensative; e che, soprattutto, non si lasciano incanalare o strumentalizzare, né sono disponibili a prostrarsi al di turno. Per questo non saranno mai ai vertici di Ministeri, di Segreterie di Partiti, di Presidenze di Enti rilevanti.

Ma torniamo alle sue dichiarazioni: è una buona notizia che (a causa del referendum) si siano tenute migliaia di assemblee e si sia discusso di Costituzione, risvegliando un interesse e un’attenzione esemplari, e adesso è necessario e opportuno che ci si debba impegnare ad attuarla questa Costituzione; cose fondamentali per ricostruire le nostre <comunità>. E io aggiungo che è pure necessario riprendere il discorso (coinvolgendo tutti) per riproporre alcuni (ALCUNI) cambiamenti, perché come si è sempre detto “su alcuni obiettivi il consenso è vasto”.

Ricostruire le Comunità fondandole sui valori della Costituzione, oltre a quelli culturali e religiosi (ci sono aspetti della fede che innervano la vita dei popoli). La famosa dovrebbe essere fondamentale nella scuole (di ogni ordine e grado), nelle famiglie, nelle chiese sinagoghe moschee, nelle amministrazioni pubbliche.

Le nazioni, e le comunità riescono ad essere coese, a sentirsi unite, a vivere rapporti di solidarietà e di vicinato positivi se hanno molte cose in comune, se tendono verso obiettivi e mete condivise, se hanno motivazioni forti che leghino fra loro i propri membri: «Una d’arme, di lingua e d’altare, di memorie, di sangue e di cor» scriveva il Manzoni per richiamare all’impegno nazionale. Oggi, pur nelle mutate condizioni della storia, che ci vede più plurali e articolati nelle espressioni di fede, nei riferimenti sociali e culturali, e più in rapporto di amicizia e collaborazione a livello internazionale, continua ad essere fondamentale qualcosa che ci unisca, trovare nuovi elementi che ci tengono insieme e che ci convincano che vale la pena impegnarsi, soffrire, costruire non solo per noi o per la nostra famiglia e gli amici, ma per qualcosa di più vasto e qualcuno oltre amicizie e parentele con cui realizzare una convivenza positiva; un ripensare alla propria storia e su quali legami progettare quella futura.

Più di quattro anni fa, in Diocesi di Casale Monferrato, si poneva un punto di partenza (dopo una serie di  consultazioni con Amministratori e operatori economici) su quella che era stata definita Agenda di Speranza per il Monferrato. Un passaggio del testo che veniva offerto come base per confrontarsi e organizzare indicazioni da offrire agli imprenditori, alle amministrazioni pubbliche, alle associazioni di categoria, ecc. così recitava: E urgente che si ricerchi in famiglia, nei luoghi ricreativi, sul lavoro, nell’istituzione civile e religiosa un modo di sentire comune reciproco che valorizzando ogni singola specificità rappresenti forza e simpatia e tenga uniti i vari soggetti che sappiano vivere in una dimensione di mondialità, in forza delle opportunità che ci offrono oggi i mezzi di comunicazione. Si tratta di ricostruire la comunità come sinonimo di vita collettiva e pacifica, di rendere la nostra casa luogo di relazioni, di accoglienza, di ospitalità ai più deboli, di costruire una città o un paese, assumendo la consapevolezza e l’attualizzazione della partecipazione e del coinvolgimento nelle decisioni il più ampio possibile, in cui le diversità di presenze e culture sia motivo di conoscenza, d’incontro nella condivisione della storia, nella lotta comune contro tutto ciò che genera la privazione di dignità per le persone.  Un buon vivere si può attuare solamente con un buon convivere”. Parole che non necessitano di commenti, ma dicono lo spirito per fare <Comunità> oggi.

Tutti sono chiamati a questo impegno; a cominciare da quelle comunità politiche che devono essere i partiti. Se anche all’interno dei partiti (o dei movimenti politici) non si tiene conto di questo elemento, che è anche un modo per mettere in pratica il principio rivoluzionario della “fraternità” (non a caso un tempo i termini “compagni” e “amici” contrassegnavano il legame per un impegno comune), sarà difficile ricostruire legami sociali e civili profondi che ci portino fuori dalle derive individualiste e di corto respiro.

E, infine, un supporto significativo e concreto per gestire le comunità può derivare soprattutto dalla <sussidiarietà nella gestione dei beni comuni>: solo il coinvolgimento e la responsabilità di ognuno per servizi dignitosi nei propri quartieri, frazioni, borghi può richiamare le persone a sentirsi cittadini attivi e non dimenticati.  Perciò anche una partecipazione nuova, una coelaborazione che coinvolga anche chi non siede nelle istituzioni pubbliche, una qualche concertazione con associazioni e rappresentanze sociali, ambientaliste, culturali andrà ricercata e rilanciata come risposta al disimpegno e al localismo campanilistico.

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