Le colonie dello Stato ebraico

Domenicale Agostino Pietrasanta

isrI fatti sono noti. Il 23 dicembre, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha votato ed approvato una risoluzione di condanna degli insediamenti colonici in Cisgiordania (Samaria e gran parte della Giudea) posti in essere dallo Stato d’Israele, il quale ha reagito con gli strumenti istituzionali consueti: ha convocato gli ambasciatori dei Paesi che hanno votato la risoluzione, aprendo una inevitabile crisi diplomatica. In sé nulla di nuovo: Israele ha sempre reagito col rifiuto alle risoluzioni dell’ONU, oppure le ha ignorate, almeno quando andavano nel senso opposto ai suoi desiderata. La novità sta nel fatto che alle decisioni del Consiglio di sicurezza non ha fatto opposizione il solito veto USA, ma aggiungerei anche che lo stesso Israele, contestualmente e, ad evidenza provocatoriamente, ha confermato che continuerà a realizzare insediamenti nella zona est di Gerusalemme.

Non voglio pretendere di capire tutte le dinamiche della controversia: ci vorrebbero ben altre informazioni di quelle di cui posso disporre e di quelle che, non senza qualche confusione, anche voluta, i media riportano e non posso neppure tentare una sintesi riassuntiva anche delle informazioni che in qualche modo mi pare di possedere. Tuttavia, a fronte degli avvenimenti e di alcune constatazioni dirette, durante una mia permanenza palestinese, penso a prospettive del tutto pessimistiche.

Israele ed i suoi sostenitori insistono sulla necessità di una difesa dello Stato e dei suoi diritti esposti alla violenza delle forme radicali della presenza palestinese. Ovviamente c’è una storia che viene sempre riproposta e che ha avuto un suo momento di particolare rilevanza quando, con la guerra dei sei giorni (5/10 giugno 1967) la coalizione formata dalla Siria, dalla Giordania e dall’Egitto è stata sonoramente sconfitta dalle armate israeliane, le quali hanno conquistato nell’occasione i territori palestinesi (Cisgiordania in particolare), oggi oggetto di contesa.

Non intendo entrare, ora, nel merito. Interessa invece valutare il criterio scelto dallo Stato conquistatore per stabilire la sua permanenza e stabilità nelle zone di occupazione e stoppare di conseguenza tutte le richieste della Comunità internazionale, non escluso l’ONU, perchè si ritorni ai confini precedenti il 1967.

Non credo che la prospettiva sia praticabile (non tutto ciò che è giusto è anche realizzabile), né mi ha convinto la risposta che fin dal 2003, in un colloquio tra pochi amici alla domanda sulle prospettive di pace a Gerusalemme, mi ha proposto Michel Sabbah, in allora patriarca latino, di quelle terre: “bisogna ritornare ai confini del 1967”. Quando gli ho obiettato circa il destino conseguente degli insediamenti, ha cambiato discorso.

Quì però sta il problema. I terrirori della Cisgiordania subiscono una vera e propria occupazione militare. Se c’è chi oppone che non di occupazione si tratta, ma di contenzioso aperto avrà le sue ragioni nella forma, ma nella realtà concreta si tratta di un’occupazione anche violenta, se non sempre (ma spesso) sulle persone, certamente sulle cose, abitazioni e proprietà. E tuttavia non sta ancora qui il nodo inestricabile; il nodo sta negli insediamenti. Non voglio proporre richiami eruditi, ma mi ha sempre colpito l’osservazione di Machiavelli nel terzo capitolo del “Principe” dove constata che la Francia conquistata la Lombardia (il re era Luigi XII) non l’avrebbe persa, se invece di occuparla con una costosa spesa militare, vi avesse “mandato colonie”.

Bene, Israele, per sua parte, non ha commesso l’errore: unisce all’occuopazione militare dei terrirori contesi, gli insediamenti coloniali. Non se ne esce: agli insediamenti coloniali non c’è rimedio, a meno di un intervento militare devastante, rispetto ad una situazione cristallizzata e le vicende di Gaza dovrebbero insegnare; nello stesso tempo sarebbe ingenuo pensare che le forze palestinesi, peraltro divise al loro interno, possano affrontare una vicenda militare risolutiva e capace di azzerare la situazione degli insediamenti.

Mi è anche capitato di sentire Ehud Olmert, prima sindaco di Gerusalemme e poi premier israeliano, il quale con affermazione rozza e provocatoria affermava che la pace nella Palestina era assolutamente possibile: solo però se gli Israeliani avessero buttato a mare l’ultimo Palestinese. Sono rimasto sdeganto, ma non stupito. Spero anch’io nella soluzione dei “due Stati”, ma con queste premesse non mi sembra una prospettiva realistica. E gli insediamenti coloniali che appaiono ormai senza limiti, anche numerici, servono e sono anzi indispensabili alla politica di occupazione (qualcuno dice, di sicurezza) dello Stato di Israele. Figuriamoci se le risoluzioni dell’ONU possono avere una qualche efficacia!

Annunci

One thought on “Le colonie dello Stato ebraico

  1. Che gli insediamenti siano il vero problema del momento è assolutamente vero, Aggiungiamoci che Israele vive come Stato grazie anche alla manodopera palestimnese, che tutti i giorni passa il confine per fare i lavoti umili che gli israeliani non vogliono fare. Israele è uno Stato militare, come ho appena scritto nel mio commento elogio di don Walter (a cui rimando), inventato dagli inglesi alle soglie della seconda guerra mondiale, sulla carta, dopo i disastri compiuti dai inglesi e francesi alla fine dalla prima:ricordate Lawrence d’Arabia? La diaspora è avvenuta nel 71 D.C., con la distruzione di Gerusalemme ordinata dall’imperatore Tito. I primi terroristi sono stati proprio gli israeliani,sionisti, d’altronde i milioni di profughi palestinesi da dove vengono? Se ne sono andati di propria iniziativa ? Ma Israele è il baluardo militare degli USA in Medio Oriente, hanno anche la bomba atomica e, alcuni, pure il fanatismo di usarla. Trump ha subito corretto Obama, come al solito le risoluzioni dell’Onu non servono a nulla. Israele è intoccabile: un fazzoletto giapponese, almeno avesse l’estensione e le risorse del Canada o dell’Australia..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...