Natale 2016

Don Maurilio Guasco

ger(Pubblichiamo, di seguito, l’omelia che don Maurilio Guasco ha proposto, durante l’Eucarestia del giorno di Natale. Ap)

San Luca racconta la vita di Gesù come un grande viaggio verso Gerusalemme. In qualunque parte della Palestina si trovi, sta andando verso Gerusalemme. Perché quella città è lo scopo della sua vita, è il luogo in cui verrà ucciso e realizzerà così lo scopo della sua vita: essere immolato per la salvezza di tutti. Se ci pensiamo bene, anche la nostra vita potrebbe essere rappresentata con la metafora del viaggio. Un lungo, o breve viaggio verso la patria celeste, la santa Gerusalemme città della pace, verso il luogo dove non vi sarà più né lutto né dolore, né pianto né affanno. Oggi forse sarebbe meglio dire verso Betlemme, verso una grotta o una stalla che Dio, facendosi uomo, ha scelto come reggia in cui nascere. Ma il luogo fisico non ha importanza, quando è reso grande dalla presenza dei due personaggi che pure si è scelto come madre e custode. Poiché da Maria ha avuto quel corpo e quel volto che lo accompagnerà tutta la vita: poiché assumere la carne vuol dire prima di tutto assumere un volto, poter ascoltare, poter dire. E Dio scende dal cielo per poter dire, e per poter ascoltare. Ascoltare le nostre sofferenze, ma anche le nostre gioie; ascoltare nei giorni in cui la tristezza ha invaso il nostro essere, ma anche nei giorni in cui siamo invasi dalla gioia per la nostra esistenza, per i nostri cari, per tutti quelli ai quali vogliamo bene.

Con il Natale la speranza è entrata nel mondo, ma sta a noi accorgercene. Sta a noi trasformare tutto in germoglio di speranza: sperare per il cristiano significa la certezza di essere in cammino con Cristo verso il Padre che ci attende. Infatti, la speranza è quella che ci fa camminare, in questa vita che diventa un viaggio verso il padre (papa Francesco).

Dio si è fatto uno di noi, per imparare a piangere, dice padre Turoldo. Per navigare con noi in questo fiume di lacrime, fino a che la sua e la nostra vita siano un fiume solo.

Natale è la festa dei bambini, e di tutti noi quando accettiamo di ridiventare bambini, di lasciarci stupire, di guardare il mondo con lo sguardo buono e tollerante dei bambini. È la festa dei bambini perché ci ricorda che il nostro Dio ha voluto condividere la nostra esistenza, diventando un bambino, un bambino che ha bisogno di tutto, come tutti i bambini: ha bisogno di una mamma che lo nutre, di un luogo fisico che lo accoglie, di una patria di cui diventa cittadino. E’ però un bambino che reca disturbo, che sembra voler prendere il posto di un altro: e quell’altro non sa che il regno di quel bambino non è di questo mondo, che in un mondo in guerra annuncerà la pace, che parlerà di aratri, di falci e non di fucili e di bombe. Solo un profeta, uno che parla in nome di Dio, può dire certe cose, solo i puri di cuore le possono ascoltare e mettere in pratica. Sapendo che anche loro rischieranno la vita, perché troveranno pochi disposti ad ascoltarli. Succederò quello che Erasmo da Rotterdam aveva fatto dire alla pace, quella signora che gira il mondo alla ricerca di un luogo in cui posarsi, e non lo trova. Poiché anche dove vi è la pace dei popoli, non vi è la pace nel cuore delle persone.

Siamo un po’ tutti presi dal nostro io, facciamo fatica a vedere le sofferenze del mondo e egli altri poiché al centro delle nostre preoccupazioni ci siamo noi, con i nostri problemi e le nostre sofferenze.

In questi giorni ho ricevuto un biglietto di auguri che conteneva un testo un po’ particolare, che ho pensato si potesse condividere. Ecco cosa diceva:

Siete disposti a dimenticare quel che avete fatto per gli altri

E a ricordare quel che gli altri hanno fatto per voi?

A ignorare quel che il mondo vi deve

E a pensare a ciò che voi dovete al mondo?

A mettere i vostri diritti in fondo al quadro,

e i vostri doveri nel mezzo

e la possibilità di fare un po’più del vostro

dovere in primo piano?

Ad accorgervi che i vostri simili esistono come voi,

e a cercare di guardare dietro i volti per vedere il cuore?

A capire che probabilmente la sola ragione

della vostra esistenza non è

ciò che voi avrete dalla Vita

ma ciò che darete alla Vita?

A non lamentarvi per come va l’universo

e a cercare intorno a voi

un luogo in cui potrete seminare

qualche granello di Felicità?

Siete disposti a fare queste cose

Sia pure per un giorno solo?

Allora per noi Natale durerà tutto l’anno.

(Henry van Dike)

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