La fatica dell’elettore

Angelo Marinoni

reraIn ingegneria si fa riferimento, rispetto a una famiglia di problemi, alla fatica dei materiali, ovvero alla loro capacità di resistere alle sollecitazioni che gli imponiamo per i nostri scopi, parimenti, nella vita quotidiana esiste una fatica dell’esistenza, ovvero la nostra capacità di resistere alle sollecitazioni che la società che abbiamo inventato ci impone.

Tutti siamo convinti di subire la società e non aver mai avuto parte nella sua configurazione, che così spesso ci “affatica”, ma in realtà ne siamo corresponsabili nel bene e nel male: ne consegue il sillogismo per il quale la cialtroneria italiana sia dovuta non tanto alla classe politica quanto alla cialtroneria maggioritaria degli italiani che infatti hanno rigorosamente eletto relativi loro rappresentanti.

A questo proposito la prima fatica che dobbiamo sopportare è quella determinata dal dibattito politico più rissoso e vuoto di contenuti che mi ricordi: uno dei capitoli di questa saga dell’indecenza è il nuovo slogan circa le elezioni anticipate e il rispetto della volontà dei cittadini.

L’obiezione del governo non eletto dal popolo è alquanto discutibile in quanto la Costituzione, che molti degli “obiettori” ritengono di aver difeso con il voto contrario alla riforma Renzi-Boschi, prevede la nomina da parte del Presidente della Repubblica di un Presidente del Consiglio in grado di avere una maggioranza parlamentare: poiché le elezioni parlamentari sono state  regolarmente celebrate tutti i governi espressi dalle maggioranze che si formano nel Parlamento sono volontà del popolo in quanto sostenuti dalla maggioranza dei rappresentanti del popolo regolarmente eletti.

L’ulteriore obiezione è l’elezione stessa del Parlamento in quanto il sistema elettorale con cui è stato eletto l’ultimo Parlamento è stato parzialmente bocciato dalla Consulta: poiché sono favorevole al primo sistema proporzionale (quello spazzato via dai perniciosi referendum dei primi anni Novanta) non disdegnerei una abrogazione dell’attuale legge mentre mi irrita alquanto che chi invoca l’illegittimità del Parlamento perché eletto con legge incostituzionale pretenda nuove elezioni con un sistema elettorale affatto migliore dal punto di vista della rappresentatività e valido solo per la Camera.

Vera è l’osservazione di Marco Travaglio per il quale il rispetto costituzionale del Presidente Mattarella nel non sciogliere le camere finché esiste una maggioranza non appariva altrettanto rigoroso mentre firmava una legge elettorale valida solo per una delle Camere, ma è altrettanto vero che sciogliere le Camere in presenza di una maggioranza parlamentare attribuisce al referendum il valore di una elezione politica di mezzo.

Il referendum costituzionale non ha valore politico, quando si decidono le regole del gioco non si decide chi è legittimato a giocare o meno.

È altrettanto vero che il primo a dare un significato politico a un referendum che politico non era è stato Matteo Renzi, che ne ha parzialmente pagato le conseguenze: l’obiezione secondo cui Gentiloni sarebbe eterodiretto da Renzi è da respingere per la solidità politica del neopresidente Gentiloni, dimostrata da subito nel discorso alle Camere per la fiducia.

Saranno i componenti dell’attuale maggioranza parlamentare a rispondere politicamente della loro scelta di appoggiare un nuovo governo e non chiedere, come altre forze politiche hanno legittimamente fatto, lo scioglimento delle Camere e l’indizione delle elezioni.

Sono esistiti e hanno lavorato con dedizione e spirito costituente molti comitati del SI, che spiegavano le loro ragioni e la liceità nonché bontà delle loro proposte, come molti comitati del NO che spiegavano le loro perplessità e l’inefficacia quando non pericolosità della proposta di revisione costituzionale; purtroppo hanno fatto molto più rumore quelli che hanno condotto la battaglia referendaria come una rissa politica e, probabilmente, arrivare ora a elezioni significa assecondarli (e violare la Costituzione visto che una maggioranza parlamentare esiste e ha votato un nuovo Governo, o meglio un nuovo presidente del Consiglio).

La nuova maggioranza parlamentare ha le potenzialità per arrivare alla naturale scadenza della legislatura e credo che non sarebbe una cattiva notizia riuscire a non avere in tutte le occasioni elezioni anticipate, indipendentemente dalle valutazioni sull’operato il Paese ha bisogno di seguire un percorso e valutarlo una volta terminato: continuare a iniziare mille strade senza mai arrivare da nessuna parte è stato finora il nostro più grande limite.

Probabilmente con la sua riforma Matteo Renzi voleva rendere costituzionale questo assunto e altrettanto probabilmente si è arrogato un diritto che non aveva e una responsabilità che non poteva assumersi da solo, ma che sarebbe dovuta essere di una Assemblea Costituente all’uopo eletta con sistema proporzionale.

Il sistema parlamentare cui è stato applicato una legge elettorale maggioritaria ha dato una maggioranza al PD e questo sta esprimendo la sua direzione del governo: gli va rispettato il mandato quinquennale. Non dissimile è il rispetto che va dato al mandato della Sindaco Raggi a Roma, le cui richieste di dimissioni a sei mesi dalla nomina sono forse anche più discutibili.

È vero che l’Amministrazione della Raggi appare un po’ claudicante su alcuni anche importanti aspetti, ma è anche vero che molte delle persone che le accusano di non aver fatto granché in sei mesi sono quelle che hanno fatto tanti di quei danni che ci vorranno cinque Temistocle efficientissimi per metterli a posto. Non sono romano e la cronaca non è sufficientemente affidabile per dare un giudizio, dalla mia monferrina posizione, per concordare o meno con il giudizio di inefficienza alla Sindaco Raggi. Credo che le si debba dare almeno il tempo della sua consiliatura prima di provare a fare un bilancio.

Il dramma di questo scorcio di secolo è l’aggressività e la consapevole miopia a guardare i fatti imperante a tutti i livelli: non si parla mai di programmi di lungo periodo come non si fanno mai valutazioni oggettive, ma si parla a forza di slogan e si piega la collocazione spaziotemporale dei fatti alle esigenze di una maldestra battaglia politica fatta di un manicheo noi vs voi.

Un evento, non importa la sua portata, diventa il discrimine di valutazione di tutto un percorso rendendolo quindi inefficace essendo impossibile che prima o poi, iniziando un’attività, qualcosa non vada storto. Intelligenza politica e capacità amministrativa è anche saper porre rimedio.

Imparare a finire (e a lasciar finire) una cosa iniziata prendendosene la responsabilità è l’intelligenza che manca a questo paese.

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2 thoughts on “La fatica dell’elettore

  1. Si parla tanto di separazione dei poteri, ma gran parte degli Italiani sono convinti che caduto un Governo, il cui potere è esecutivo, ovvero ha il precipuo compito di far osservare le leggi, fatta salva la facoltà di proporle, leggi che, come noto, debbono essere approvate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica e, pertanto, caduto un esecutivo, ai sensi della Costituzione, si rinnova quello e non già il legislativo, fatti salvi i casi espressamente previsti dalla legge. È bensì vero che vi sono pressioni, specie dai poteri illegittimi e nondimeno forti, in particolare quelli economici e finanziari, affinché ai palazzi dei Pubblici Uffici risiedano poche persone e totalmente a loro asservite, quando non francamente appartenenti a quella categoria.
    La Costituzione è stata a più riprese modificata in peggio, proprio per assecondare queste pressioni ed annientare la democrazia, riducendola ad un mero fatto formale, come già vaticinato nel piano Kalergi. Basti pensare al numero fisso di parlamentari, quando la primigenia forma della Costituzione prevedeva un Deputato ogni ottantamila abitanti ed un Senatore ogni duecentomila, a garanzia di rappresentatività realizzata e non solo sbandierata.

  2. Condivido in pieno l’analisi di Marinoni,e il commento appropriato di Borri, sia sulla rissa elettorale di un referendum, in realtà senza contenuto, fatto solo di promesse fumose, con il Senato a mio avviso da abolire, e la Camera da dimezzare. Ma si è mai visto, come disse Gramellini, un Ente che decide da sé la propria estinzione ? Anche il giudizio sulla Raggi è condivisibile, salvo che i nomi dei responsabili della distruzione di Roma li sanno tutti gli interessati: la tabula rasa non era possibile ? I parlamentari inoltre si allontanano sempre più dalla gente; aggrappati ai 5 euro di rimborso, l’ho già detto e lo ripeto, il popolo li odia, quando ha modo di confrontare il proprio perduto tenore di vita con i loro privilegi, centinaia, immotivati, illegittimi, anticostituzionali per il palese conflitto di interessi, ereditari (art.54: I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con DISCIPLINA ed ONORE, prestando giuramento nei casi previsti dalla legge), e i pochi onesti che tacciono, e incassano, sono peggio dei Cetto Laqualunque: come disse il regista: mi sembrava già di avere esagerato, non pensavo che la realtà potesse oltrepassarmi. E noi dovremmo avere fiducia in questi nostri rappresentanti ? Li abbiamo votati, è vero, quando la Sicilia, la regione più foraggiata d’Europa, aveva nei dirigenti DC, tranne uno, ammazzato ovviamente, e poi quelli di Forza Italia, capi delle cosche mafiose (tanto in Cassazione c’era uno che aggiustava i processi 500 coi cavilli, magari predisposti (una bustarella a un cancelliere). Falcone, Borsellino, Martelli, Martinazzoli lo avevavo sospeso; Berlusconi ha fatto un lodo apposta per reintegrarlo). E Andreotti, 7 volte Capodel governo, assolto con un escamotage che ha fatto ridere tutta l’Europa (è stato sì mafioso, ma poi ha smesso: il giorno del ravvedimento coincideva con la prescrizio, capolavoro dell’avv. Coppi e del P.G. Iacoviello, quello della assurda e immotivata prescrizione al criminale, parole sue, dell’Eternit), che dichiara sul monarchico fedele servitore dello Stato Ambrosoli, fatto uccidere da Sindona, “se l’è andata a cercare”. I mentecatti attuali non offrono nessuna credibilità: lavorano, quelli presenti, 3 giorni alla settimana, per 150 giorni all’anno, i consiglieri regionali anche meno. Andiamo a vedere l’elenco degli assenteisti che prendono una pensione non cumulabile (Fornero: sono i pesco sfuggiti dalla rete montaliana ?) con gli altri redditi, di 10mila euro netti al mese, e vanno pure in televisione a pontificare. Le prime elezioni Berlusconi le ha vinte grazie a un finto “giornalista”, che faceva le smorfie e storpiava i nomi per esprimere il suo disprezzo, Emilio Fede (abbiamo visto come è finito), e alla propaganda fatta nei programmi di intrattenimento (ma perché non è stato fermato ?) da Mike Bongiorno (il finto ingenuo: facciamolo provare), Vianello (tre reti pubbliche tre private, dove sta l’ingiustizia?) la Mondaini (adoro due persone eccezionali, Veronesi e Berlusconi), la cantante oggi europarlamentare, la miriade di ex sessantottini (il mio “amico” Carlo Freccero in testa, che gli ha costruito Mediaset col denaro prestato dalla banche controllate da Craxi, il quale invano aspettava in Africa la riconoscenza mai pervenuta. Ma i figli tacciono ? E’ colpa dei comunisti ? Le manette in Parlamento le agitava la Lega, degna erede delle tette di Cicciolina, che prende la pensione pure lei, DISCIPLINA E ONORE. Dove? Chi? Aldo Moro certo, e poi?

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