Tempo di rifondazione?

Carlo Baviera

busC’è stato il tempo dei partiti basati sull’ideologia, sui valori di riferimento, su una visione di società. Anche se partiti di massa, erano il contenitore politico di realtà, ceti, classi sociali, “chiese” che formavano la società e la sua articolazione economica, culturale, religiosa, ecc.

Poi siamo passati a movimenti politici e alla costruzione di poli sostanzialmente moderati-conservatori o progressisti-riformatori. In Italia ciò coincide con l’inizio del secondo periodo di vita repubblicana (dopo mani pulite e la scomparsa dei partiti tradizionali), e si allinea a quanto è già presente nei cosiddetti Paesi democratici più evoluti: USA, Regno Unito, Germania, Francia. Dove si fronteggiano sostanzialmente due coalizioni, quando non due soli partiti che rappresentano destra e sinistra. E vince chi conquista, più degli avversari, i voti del centro.

Va rimarcato che da noi, solo dopo un ventennio di competizioni fondate su radicalismi e denigrazione dell’avversario, solo apparentemente si è attenuato lo scontro e sembrava ci si avviasse verso la moderazione; almeno tra Forza Italia e Partito Democratico. Anche a seguito dell’ultimo risultato elettorale che porta il bipolarismo ad un sistema tripolare (quando non addirittura a quattro contendenti significativi).

Soffermandoci ancora un attimo, però, sulla situazione bipolare della politica, dobbiamo ricordare che il periodo che va dalla metà degli anni novanta del secolo scorso al primo decennio del nuovo secolo, ha visto il tentativo (almeno da parte della sinistra) di costruire alleanze internazionali riformatrici. I Democratici di Clinton, il New Labour di Blair, i partiti di centro-sinistra europei, ecc. si ponevano come modello per accompagnare un periodo di cambiamenti ritenuti importanti a seguito della globalizzazione e di riallineare il Welfare alla mutata realtà e alle esigenze dello sviluppo del dopo muro di Berlino. E di contro le destre e gli xenofobi hanno fatto muro contro la società aperta, per proteggere identità sicurezze ed egoismi.

Gli ultimi accadimenti a livello mondiale e al procedere del riconoscimento di “nuovi diritti civili” (l’insorgere e l’intensificarsi di forze terroristiche fondamentaliste, il proliferare di tante piccole guerre [la terza guerra mondiale a pezzi, come la definisce Papa Francesco], le conseguenti epocali migrazioni e di rifugiati politici, la costante diminuzione delle nascite in nazioni occidentali e soprattutto in Italia, il continuo peggioramento del clima e non pochi fenomeni atmosferici e sismici rovinosi, la malavita legata a commerci “sporchi”, la finanza sempre più aggressiva sul commercio onesto e sulla produzione corretta che provoca espulsioni dal mondo del lavoro e difficoltà all’economia vera, l’avanzamento preoccupante di movimenti populisti e neonazisti, fino alle ingerenze di hacker di un Paese che condizionano le elezioni in uno Stato diverso) hanno provocato uno scossone significativo alle vecchie appartenenze, e le divisioni destra – sinistra classiche non reggono più, se non in piccolissime frange, a volte violente.

Se si leggono biografie, programmi, slogans di tanti nuovi leaders che si presentano alla guida di partiti o per affrontare elezioni primarie, se si guarda alle scelte di governo da parte di partiti maggioritari di alcune nazioni, si può constatare che mettono in crisi quanti hanno operato e militato nei partiti classici del novecento. Se poi vediamo che sono, molto sovente, i lavoratori, i ceti piccolo borghesi, i disoccupati, i poveri delle periferie che votano a destra mentre le èlite, una serie di imprenditori, la grande borghesia, ecc. votano a sinistra, si capisce che qualcosa si è rovesciato; che le divisioni e le rappresentanze classiche sono sparite e saltate da tempo; che servono risposte diverse da quelle che ci hanno accompagnato fino ad oggi.

Ciò succederà a seguito di avvenimenti “traumatici” che investono ogni nazione: la Brexit in Gran Bretagna vedo che porta Blair a riprendere l’attività contrastando il, per lui, troppo a sinistra Corbin; il quale Corbin invece ha spazio proprio per le timide posizioni blairiane nel seguire la logica dei mercati. Qualcosa in Francia succederà, sia in quello che era considerato il campo conservatore che in quello socialista e nella sinistra estrema. Mi auguro che i Democratici statunitensi mettano in archivio l’era Clinton, ma ritengo che anche i Repubblicani non possano incatenarsi alla prospettiva del Tycoon populista.

In Italia la vicenda referendaria (non intendo entrare nel merito di chi ha vinto o perso, di chi aveva ragione o torto) produrrà presumibilmente lo scompaginamento di alcuni fra gli attuali partiti e schieramenti. Anche qui, destra e sinistra, progressismo e tradizione, hanno ormai assunto significati diversi. I riferimenti classici su cui dividersi o aggregarsi saranno diversi dal passato. Ciò che mi dispiace (sempre limitandomi all’Italia) è che le discussioni avverranno solo su questioni di ingegneria istituzionale pensando alla stabilità del potere; o al più se essere più o meno morbidi rispetto ad alcune politiche europee; senza affrontare i temi caldi del mondo che rischiano di travolgere le democrazie e la partecipazione popolare alle decisioni.

Perciò resto convinto che la situazione nuova che stiamo attraversando a causa di tutte le questioni a cui ho accennato in precedenza, richieda un cambiamento profondo anche delle forze politiche, un rimescolamento. E che anche i cattolici democratici debbano scegliere se schierarsi, con un po’ di rischio e di ingenuità dalla parte di quello che io definisco <Programma Laudato sì> (cioè le scelte conseguenti agli stimoli e alle provocazioni dell’enciclica papale) o se essere “responsabili” ricercando equilibri che continuano a provocare l’allargamento del consenso verso la cosiddetta antipolitica o verso la protesta anti sistema e anti “casta”; perché non affrontando in modo radicale le questioni del lavoro e della casa, di un reddito e di servizi dignitosi per tutti, il voto penalizzerà  anche da noi chi governa. Soprattutto se, con la colpevole chiusura di alcuni Stati europei, non si affronta in termini civili, equilibrati, e seri l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati e dei migranti.

Senza entrare nel merito delle scelte che dovrà compiere il PD (non mi compete e non ne ho alcun diritto) penso che sarebbe errato impostare tutto sulla rivincita riguardo al referendum; sul  <Renzi contro resto del mondo>; sul <vecchi ex DS contro nuovi riformatori>. Si deve, invece,  partire dalle risposte alle sfide per elaborare un nuovo pensiero (che viene prima ed è più importante rispetto a qualsiasi riforma). Da quel pensiero si potrebbero determinare i nuovi contenitori, i programmi, le alleanze per una stagione nuova di innovazione e di sviluppo democratico.

In Italia, in Europa, e mi auguro con un collegamento internazionale che tenga insieme chi vuole superare (il termine giusto sarebbe scardinare, ma mi sembra troppo forte perché lo si intenda nel modo giusto) questo sistema e farne nascere uno nuovo. Ad esempio partendo dai lavori dei movimenti popolari (terzo incontro mondiale novembre 2016 in Vaticano), da cui il riformismo, il centrosinistra nostrano ed europeo non possono e non devono prescindere. Oppure, come dice  Gaël Giraud (autor del libro Transizione ecologica) in una intervista a La Stampa del 23.11.2016, partendo dalla e coinvolgendo la società civile e le organizzazioni non governative.

E’ quello l’obiettivo, lo scenario, buona parte dei contenuti su cui fondare una nuova politica, in cui anche il cattolicesimo democratico, politico e sociale deve confluire. Altrimenti resteremo sempre nel piccolo cabotaggio e ingrosseremo le file degli emarginati e di quanti rifiutano lo strumento e lo spirito della democrazia.

Annunci

One thought on “Tempo di rifondazione?

  1. Tutto coerente e condivisibile. C’è un “ma”, peraltro: l’idilliaca memoria degli anni del “miracolo economico” ha fatto dimenticare il periodo del terrorismo e ha fatto tutti disabituati dalla tensione a superare le difficoltà degli anni ’40 e ’50 del ‘900, facendoci tutti dediti al “ben-stare” emarginando gli impegni del “ben-essere”. Realtà che ci ha resi tutti, soltanto soggetti di diritti, soprattutto del diritto di “molto-avere” (dallo Stato e dal mercato, possibilmente addomesticati). Con la conseguenza che pochi paventano il debito pubblico e chiedono soltanto disponibilità di “crescita” delle possibilità di “molto-avere”, quale condizione del “ben-stare”.
    La conseguenza di questa realtà, è che tutti siamo arrabbiati contro tutti e contro tutto: le riforme appaiono sbagliate anche se funzionano, lo Stato è quanto di più negativo ci sia, a ogni proposta politica si deve dire “no”…
    Urge la rifondazione della vita civile.
    Il volontariato e le ONG sono disposte a contribuire a una tale strategia?
    La “Chiesa della misericordia” è motivata a promuover la “misericordia per la politica” sviluppando la cultura delle reciprocità senza farsi “parte” della politica?
    Se qualcuna mi aiutasse a superare il mio pessimismo…. Grazie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...