Auguri Francesco!

Domenicale Agostino Pietrasanta

papOggi Papa Francesco compie ottant’anni e viene spontaneo ripensare al carattere contemporaneo del pontificato romano. Non solo: mentre gli formuliamo gli auguri più sinceri, ci pare di poter dire che di questo carattere, Francesco ha sviluppato tutte le infinite risorse. L’introduzione dirompente dell’approccio petrino, sia pure nel suo inevitabile radicamento nella tradizione, lo si deve a Papa Giovanni; egli nella sua omelia del solenne pontificale dell’incoronazione (così si diceva allora della cerimonia d’inizio del pontificato) smentì l’opinione di coloro che pretendevano dal pontefice una competenza specifica sulle più diverse questioni della specialistica cultura contemporanea e, senza banalizzare il dovere magisteriale della Chiesa, spostava l’attenzione sulla componente pastorale dell’intervento petrino. Diceva “…Il nuovo papa, attraverso le vicende della vita, è come il figlio di Giacobbe, che incontrandosi coi suoi fratelli di umana sventura, scopre loro la tenerezza del cuor suo, e scoppiando in pianto dice: “Sono io, il vostro fratello Giuseppe”.

Da allora (era il 1958) il carattere del ministero si è arricchito di apporti diversi, ma l’elemento pastorale è rimasto predominante: peraltro il carattere di un magistero che presupponesse, quasi ossessivamente, la conoscenza scientifica, di tutti gli argomenti con implicazioni morali, sarebbe stata impossibile: la stessa specificità delle varie scienze, non solo storiche, ma della più diversa natura, avrebbe resa impresa titanica ed impossibile l’impegno di un pontefice nei rapporti col mondo contemporaneo. Se Giovanni ha introdotto il problema, Francesco l’ha tradotto nella sua più esigente formulazione e ne ha indicato le vie di realizzazione invitando il Cristiano (e non solo i chierici) a farsi presente nelle periferie del mondo.

Si completa così il processo rivoluzionario della presenza della Chiesa conciliare: Papa Paolo per la sua insistente apertura alle culture della modernità, Papa Giovanni Paolo II riconoscendo e promuovendo l’ecumenismo di una Comunità disposta a riconoscere le fragilità intra/ecclesiali e Papa Benedetto avviando il pontificato all’esperienza istituzionale di una rinuncia che ha enfatizzato le debolezze della Chiesa. E dunque il primato della pastorale.

Ancora. La rottura di una rigidità che faceva della Chiesa una società perfetta di carattere istituzionale e la conseguente proposta, tutta interna all’evento conciliare, di una “ecclesia semper reformanda” e cioè di una Chiesa che cammina col mondo ed incontra i fratelli, compagni di viaggio, sembra fatto incontrovertibile; proprio come Giuseppe, coprotagonista del libro della Genesi, la Chiesa cammina col mondo e con le sue sventure. Questo diventa premessa per riconoscere il valore della libertà religiosa; senza ritornare sullo specifico, più volte trattato nella nostra pubblicazione, va però ripreso in questo contesto il valore del giudizio ultimo in capo alla coscienza personale. Diversamente non se ne esce perché si ripeterebbe la ben nota argomentazione di coloro che ritengono libera solo la verità; anche qui non mi dilungo, ma prescindendo dal fatto che troppe “verità” si sono dimostrate insostenibili ai risultati della critica storica e delle conclusioni scientifiche, prescindendo dicevo da tutto questo, resta il fatto che la libertà va considerata in rapporto al soggetto ed alle sue possibilità di libera e motivata scelta di campo. Cosa, sia chiaro, ben diversa dall’indifferentismo culturale ed etico. Ed anche qui si può concludere: libertà della ricerca, della scelta e del primato di coscienza. Ricorderei solo che durante i lavori del Vaticano II, il card. Frings attaccò duramente il Sant’Uffico perché motivo di scandalo nell’impedire la ricerca teologica, in nome della verità imposta dalla tradizione catechistica. Quell’attacco fu scritto, alla lettera, da un esperto che si chiamava Giuseppe Ratzinger.

Infine. Giovanni XXIII richiamava, nel suo discorso, l’esperienza di Giuseppe. Sappiamo bene come i suoi fratelli lo avevano trattato: lo avevano venduto ai mercati di schiavi; Lui però apre loro il suo cuore. Si tratta della più sconvolgente realizzazione del Vangelo. Quattro cardinali hanno chiesto a Pietro (il Papa) di giustificare il suo richiamo al giudizio di coscienza, anche per coloro che vivono la fragilità del matrimonio e, sempre i quattro, sono arrivati a proclamare che si arrogano il diritto della correzione fraterna: io non conosco come loro le pagine del Vangelo, ma mi pare che nel testo di Matteo, e precisamente al capitolo 18, si dica che tale correzione deve avvenire con prudenza e riservatezza. Lo hanno fatto con lo spirito di una sfida pubblica e qualcuno, vescovo, li ha invitati a rinunciare al cardinalato. Non ho titolo per giungere a tanto, osservo solo che Francesco continua a trattarli come Giuseppe ha trattato i suoi fratelli. Credo si senta, in questo modo, e solo in questo modo, in sintonia col Vangelo, facendo del corpo della Comunità la realizzazione del dettato biblico. La vera Rivoluzione di Francesco: tanti auguri santità!

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One thought on “Auguri Francesco!

  1. Mi associo agli auguri. Non ho la competenza per entrare nel merito dell’articolo, al solito chiaro e strategicamente organizzato nell’esposizione. Mi sono piaciuti i richiami a Giovanni XXIII, a Paolo VI, al Concilio (che sembra come la nostra Costituzione: le cose più importanti ancora in fieri), alla storia di Giacobbe che perdona i fratelli imperdonabili.
    Ma Francesco, mi pare, sia andato oltre, nell’interpretazione e nell’applicazione del Vangelo, con autentico umile spirito di servizio, coraggiosamente fermo nelle sue posizioni, anche scottanti.
    E’ un paradosso della storia, che un Papa di tale caratura, debba essere considerato un’eccezione, mentre dovrebbe costituire la regola. Misteri della Provvidenza o dello Spirito Santo, non so.

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