No

Marco Ciani

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Alla fine la lunga attesa ha prodotto un risultato inequivocabile: gli italiani, accorsi in massa a votare per il referendum costituzionale, hanno decretato una chiara bocciatura, 3 voti contrari ogni 2 a favore, della riforma e con questo hanno posto la parola fine ai mille giorni del governo.

In un certo senso l’esito è andato oltre le aspettative, nel senso che il no vince quasi in tutte le regioni, in particolare al Sud e nelle isole. I pronostici della vigilia indicavano infatti una prevalenza dei contrari, ma non nelle proporzioni emerse dal voto.

Il premier Renzi, in un discorso breve e dignitoso, ha ammesso la sconfitta ma rivendicato al contempo quelli che egli ritiene i risultati positivi del suo governo, a cominciare dall’inversione di una tendenza economica che vedeva l’Italia perdere 2 punti di Pil e che ora, salvo contraccolpi nei prossimi giorni, vede la produttività nazionale in crescita dell’1%.

Dunque hanno perso la maggioranza del Pd ed il drappello di centristi che sosteneva l’esecutivo. Per entrambi si apre un periodo molto, molto difficile.

Più complicato capire chi ha vinto.

Tra questi certamente si possono annoverare il Movimento 5 Stelle – soprattutto il Movimento 5 Stelle – e la Lega Nord che hanno tutto da guadagnare.

Più complesso il discorso per quanto riguarda Forza Italia, che pure aveva contribuito con il controverso “patto del Nazzareno” a scrivere il testo della nuova Carta e dell’italicum (tecnicamente non era oggetto del voto, ma a questo punto verrà necessariamente sostituito). Il partito del Cavaliere aveva abbandonato Renzi e la riforma al suo destino dopo l’elezione del Presidente Mattarella, ufficialmente perché non concordata dal segretario del Pd con Berlusconi. E’ probabile che l’esito auspicato dal patron di Mediaset fosse una vittoria di misura del no, al fine di costringere Renzi a tornare a Canossa, ma per decidere assieme i futuri equilibri politici del Paese. Cosa che le proporzioni della sconfitta rendono impraticabile.

Per quanto riguarda la sinistra tout-court niente da segnalare.

La sinistra del Pd invece porta a casa la classica vittoria di Pirro. Hanno giocato la parte del marito che compie atti inconsulti per dispiacer la moglie, ignorando che la sposa potrà consolarsi facilmente, mentre il consorte rimarrà mutilato a vita. Oltretutto il loro apporto, date le dimensioni del no, è risultato ininfluente ai fini dell’esito.

Non si può sottacere che Renzi ci ha messo del suo. Il giovane premier paga l’eccesso di arroganza e l’aver trasformato una consultazione istituzionale in una scelta sulla sua persona e sul suo governo. Grave azzardo che pagheremo caro. Probabilmente di riforme costituzionali, dopo oltre trent’anni di tentativi falliti (commissioni Bozzi, Iotti, De Mita, D’Alema, riforme Berlusconi-Calderoli e Renzi-Boschi), non se ne faranno per lungo tempo.

Oggi nessuno sembra ricordare il motivo per il quale a un certo punto si è resa necessaria una revisione delle regole democratiche. In breve: 63 governi in 70 anni, dei quali 4 negli ultimi 5 (e presto ne vedremo il sesto). Governi che, da qualche decennio, ci hanno portato nel pantano ben precedente all’attuale frangente.

Inoltre nessuno sembra ricordare l’esito delle ultime elezioni, che produsse un parlamento senza una maggioranza chiara, senza la possibilità di formare un esecutivo, senza nemmeno la capacità di eleggere un Presidente della Repubblica. Nessuno sembra ricordare il discorso di insediamento a camere riunite – ipocritamente applauditissimo – di Giorgio Napolitano, all’inizio del suo secondo mandato, discorso nel quale si indicavano nelle riforme istituzionali la condizione necessaria non solo della sua accettazione, ma del rilancio del Paese.

Renzi avrà perso certamente il contatto con gli elettori, ma non pare che gli altri protagonisti siano messi tanto meglio. Eccezion fatta forse per il M5S e la Lega che soffiano, traendone consenso, sul fuoco del populismo ormai dilagante.

Ora la palla passa nelle mani del Presidente Mattarella, unico punto di riferimento autorevole in questo momento nel mondo politico nazionale, anche fuori dai patri confini, al quale spetterà il complicato compito di sgarbugliare una matassa assai intricata.

Sarà necessario, vista la mancata riforma del Senato, stabilire nuove regole elettorali. Con quale maggioranza e con quale governo (tecnico? istituzionale? di scopo?…termini che esistono solo nel simpatico Paese). Poi andremo a votare in primavera. Con quali prospettive? Si riuscirà a produrre un vincitore chiaro? Non si sa. Molto dipenderà dal taglio della legge elettorale. Ma chi la deciderà?

A mio parere in molti non hanno chiara la condizione di precarietà nella quale siamo precipitati da lungo tempo; situazione che una vittoria del sì non avrebbe mutato, ma che il no, a mio modesto parere, renderà drammaticamente presente con ogni probabilità già dai prossimi giorni.

Nel frattempo, quello che è accaduto ieri non avrà solo ripercussioni nazionali. L’Europa sempre più fragile e connotata da leadership in crisi (pensiamo a David Cameron mandato a casa dalla brexit o a Hollande che non si ripresenterà alle presidenziali francesi), la sinistra alla frutta in tutti i paesi occidentali (sconfitta meno di un mese fa anche in Usa) e l’economia che qualche persona semplice scambia con i “poteri forti”. Le banche italiane – tanto per dirne una – abbisognano di notevoli iniezioni di capitali per mettere in sicurezza i propri conti, in uno scenario di estrema incertezza.

Tanti auguri! Ne avremo tutti bisogno.

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2 thoughts on “No

  1. Condivido in pieno la lucida e dettagliata analisi della situazione attuale, presentata da Marco.
    Per quanto mi riguarda, ribadisco che io sono terrorizzato,non solo dai privilegi, spesso assurdi o offensivi (l’italiano medio che ha la fortuna di lavorare, guadagna mediamente 1.500 euro netti al mese, e non ha la 14°), di cui godono deputati, senatori e consiglieri regionali, ma soprattutto dalla loro Weltanschauung (concezione della vita e del mondo): la stragrande maggiornaza di costoro non concepisce l’attività politica come un sevizio ai cittadini, tranne molti sindaci, specialmente dei centri medio e piccoli, ma come un modo per arricchire se stessi e la propria famiglia (Guicciardini: il particulare). Tipico è il caso degli ex consigliere regionali, cha alla fine del mandato, coi “risparmi” e la buona uscita. si costruiscono subito la villa.
    La nuova legge elettorale dovrebbe cancellare TUTTE le pensioni, anche quelle pregresse e di reversibilità (non basta la stratosferica liquidazione a compensare, oltre tutte le prebende, 3 giorni di attività settimanali a Roma per 7 mesi l’anno?). Abolire il gruppo misto, fonte di compravendita (un terzo dei parlamentari hanno cambiato partito negli ultimi 15 anni), abolire le candidature multiple: tutti coloro che andranno in Partlamento o in Regione dovranno essere eletti, senza giochini; mettere un tetto alla spesa documentata e controllata per la campagna elettorale, cancellando le donazioni delle lobby; vietare la propaganda politica, anche occulta (tipo l’esperto di qualsiasi tipo, il quale tace sul suo essere parlamentare di un determinato partito, anche il cantante o il ballerino o il presunto esperto di arte, sotto lo sguardo compiaciuto, gaudente per alcuni ospiti, di Vespa, una specie di Mike Bongiorno colto, e dei suoi imitatori) nei programmi di intrattenimento della tv.
    La cosa migliore sarebbe vietare a tutti gli attuali parlamentari e consiglieri regionali di presentarsi alle elezioni. Ma ho in cantiere un articolo su questi argomenti, cui ho appena accennato.
    Che avesse vinto il Sì o il No, nulla sarebbe murato su questi problemi vitali, per migliorare davvero l’Italia. E, ripeto, non vengano a parlarci dei costi della politica, quando le imprese mafiose hanno come primo cliente lo Stato e gli Enti locali. Alessandria ne sa qualcosa.

  2. Insomma, chi semina vento raccoglie tempesta, o abbiamo la memoria corta rispetto al recente suo passato? E’ una persona dai modi bulleschi e maldestri, rivelatasi col tempo incapace di essere un Premier credibile dentro e fuori i confini nazionali. E’ stato solo un distributore di mancette e non ha messo in sicurezza il Paese, ma non trarrà beneficio dalla lezione ricevuta perché le persone non cambiano. Più che un rottamatore siamo di fronte ad un frantumatore, che ha smarrito per strada l’apertura di credito incondizionata concessagli alle elezioni europee. Ha diviso il partito politico maggiormente rappresentativo e cosa ancor più grave un Paese che non reggerà alla prossima crisi, nella quale in Europa scatterà molto probabilmente il si salvi chi può, date le condizioni dell’Unione.
    Nell’epoca odierna è finito il tempo delle narrazioni e delle ovvietà, i vecchi sono ancorati a pensieri e schemi vetusti, del chi vince e del chi perde, dell’assenza di alternative possibili. I giovani invece hanno compreso da tempo che i confini non esistono e vogliono essere cittadini del mondo, ma responsabili. Non sono fessacchiotti e si sono resi conto che gli abbiamo rubato il futuro. Non comprendere e stupirsi ancora della Brexit e di Trump significa non avere né umiltà, né voglia di sentire l’odore delle pecore. Idem per il nostro referendum. Quando lui lo propose dissi ottima idea, ma per come lo ha costruito e per come lo ha condotto si è dispiegato nei suoi limiti personali e caratteriali che hanno prevalso sulle sue qualità. Inadeguato. Non si cambia la Costituzione a colpi di maggioranza, lo dice (pare) anche la carta dei valori del PD, ma chi se ne frega delle regole, vero? Il risultato? Siamo all’anno zero, la seconda repubblica inizia ad intravvedere il suo capolinea. Un capolavoro all’inverso.

    Detto questo, forse anche Appunti dovrebbe osare qualche argomento nuovo e più impegnativo, ma più qualificante. Non sapevo che anche Alessandria avesse problemi di imprese mafiose, un attento blog come questo non ne ha mai parlato. Potrebbe iniziare a sfogliare il carciofo con qualche ragionato approfondimento e qualche piccola inchiesta locale. Non è mai troppo tardi, sarebbe anche un modo per avvicinare le nuove generazioni, sempre più interessate a questi temi.
    Avere non tanto un approccio di denuncia ma di informazione e formazione, pedagogicamente parlando. Si tratta di rompere gli schemi tranquilli e di rischiare, perché nelle parole finali di Elvio Bombonato si cela il vero male, culturale ma non solo, di tutto il nostro Paese. Evidenziare dunque la responsabilità di ciascuno come contrasto a quella vasta area grigia dove si coagulano cospicui interessi tra il crimine, il potere e gli affari. Una promozione culturale che, a mio avvio, richiama i principi della nostra Costituzione. Lo so, è più facile fingere e considerare secondari questi “argomenti-rotture-di-scatole”, in fondo sono solo opinioni e domani è un altro giorno. Ma si vedrà?

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