Il pudore della misericordia

Domenicale Agostino Pietrasanta

abPer ogni documento dovrebbe valere il principio e la prassi di una sua lettura integrale, prima di ogni adeguato giudizio; ovviamente anche per la lettera apostolica “ Misericordia et misera” che papa Francesco ha pubblicato il 20 novembre, a conclusione dell’Anno Giubilare. Il condizionale è d’obbligo perché anche in questo caso, come sempre, viene enfatizzato (e comprensibilmente) solo ciò che potrebbe fare notizia. Certo, la possibilità estesa a tutti i sacerdoti, “…in forza del loro ministero, di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto” non può non procurare l’interesse dei media, dal momento che, come noto, per lunghi secoli tale facoltà era riservata all’ordinario diocesano; tuttavia un documento, non può essere letto solo in un paragrafo (il punto 12) dei 22 di cui è composto dando conto di una complessità ricchissima di riferimenti al rapporto tra Parola di Dio, Sacramenti e Misericordia.

Su questo legame che intreccia i tre termini mi permetterei poche osservazioni. Intanto e prima di tutto una sottolineatura. Nella lettera di Francesco non si nega anzi si sottolinea con forza la gravità oggettiva del peccato; e fin qui, tutti d’accordo. Ciò che però a mio parere sfugge è la rilevanza, data dal documento, alla condizione soggettiva del peccatore, con specifico riferimento al testo evangelico ed in particolare a due concreti episodi della testimonianza di Cristo: quello della donna adultera e quello della peccatrice che entra nella casa del fariseo a baciare i piedi di Gesù ed a piangere sulle proprie fragilità. In entrambi i casi colpisce ed impressiona la discrezione con cui il Vangelo tratta i due personaggi, il pudore con cui parla della loro colpa. E qui il messaggio è perenne perché direttamente testimoniato dal Cristo nella sua esperienza di vita. Non lo nego: alle prime notizie della lettera, sono stato tentato di sottolineare la condizione soggettiva del pentito con le condizioni storiche della sua esperienza, a contestualizzare. Non si nega in linea di principio che un conto è vivere in una cultura di rifiuto di determinati comportamenti illeciti, altra cosa è vivere in un contesto di lassismo; condannabile fin che volete, ma inevitabilmente condizionante i comportamenti dei singoli. Quando però ho letto il documento integrale, mi è parso molto più cospicuo il riferimento al soggetto come persona che ripensa alla sua condizione e che, anche (o soprattutto) in quanto tale viene seguita con attenzione e tenerezza. Gesù, a fronte della condanna rischiata dall’adultera, tace e riconosce la sua condizione di persona. Il legame tra il racconto biblico, la misericordia, traslato oggi anche al Sacramento della Riconciliazione è del tutto evidente.

Introduco, sul punto, una seconda osservazione. Rino Fisichella, arcivescovo responsabile delle celebrazioni giubilare ha constatato la ripresa significativa della prassi penitenziale. Si tratta di una conferma di quanto, parecchi di noi avevano percepito. E tutto questo perché lo stile introdotto da Francesco è stato di riferimento per i sacerdoti. Prima non era raro che di fronte ad un’elencazione affrettata di peccati si sollevasse un polverone di indignata sorpresa e di sottolineatura scandalizzata. Non tutti i preti erano così, ma una consistente percentuale si; Gesù invece tace, lascia pensare e meditare il peccatore (la peccatrice) sulle sue responsabilità, usa una tenerezza di pudore, ricorda, senza dirlo, ma richiamando al testimone della coscienza degli accusatori, che a nessuno spetta il giudizio, se non al Padre. Spero che i teologi/moralisti non mi tolgano il saluto.

C’è però una terza ed ultima sottolineatura, Tutta la lettera richiama la forza del dettato biblico in tema di Misericordia. Come dire, se applicato alla testimonianza della Comunità ecclesiale, che la Parola di Dio si lega strettamente all’esperienza del Sacramento: in questo caso, al Sacramento della Riconciliazione. Non so se ci si pensa, ma sta qui una delle pedine essenziali all’ecumenismo, dal momento che il ritrovato legame tra Evangelizzazione e Sacramenti costituisce un passaggio per comprendere meglio quanto i fratelli separati delle Chiese riformate hanno proposto circa il contributo delle scritture, per la salvezza. Si tratta di recupero dovuto al Concilio Vaticano II ed al Magistero successivo. Non vorrei che si fosse sperimentato un periodo di rimozione devastante.

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