La laicità del cattolicesimo democratico

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Tutti i significativi contributi ideali, ed anche quelli di cultura politica, hanno sempre un loro precipitato storico e propongono in genere una loro coniugazione diversa, in tempi diversi. Mi è capitato in almeno tre occasioni, e negli ultimi mesi, di confrontarmi con personaggi presenti nella vita pubblica di ieri e di oggi, e tuttavia non protagonisti perché dimessi e cauti, ben attenti a non cavalcare le pericolose derive delle reazioni urlate alle difficoltà, purtroppo reali del tempo che ci è dato di vivere. Personaggi non protagonisti perché, come oggi si usa dire, non interpretano la “pancia” dei problemi, ma tentano, nonostante tutto, di individuarne cause e prospettarne soluzioni. Personaggi, detto per precisione, provenienti da diverse tradizioni culturali e diversa quando non opposta opzione politica ed esperienza di parte.

Le diverse occasioni, mi avrebbero confermato, se ce ne fosse stato bisogno, nelle convinzioni, dichiarate introducendo; tuttavia la cosa che più mi ha colpito è stata la convergenza di tutti i pareri ascoltati, circa la rilevanza centrale espressa nel Paese, nelle sue istituzioni e nella risposta alle domande della società italiana, proposta dal cattolicesimo democratico. Non ne richiamo le origini culturali; accenno solo per completezza, alle indicazioni forti delle sue ispirazioni aconfessionali che non coinvolgevano la Chiesa nelle parti politiche, alle sue attenzioni rivolte alle domande emergenti dalla complessità sociale ed alla loro rilevanza rispetto alle ipotesi istituzionali, all’idea di uno Stato funzionale alla priorità dei diritti individuali e collettivi. Altra questione su cui le convinzioni convergenti, mi hanno colpito, è stata la constatazione che l’unità politica di tutti i diversi eredi del cattolicesimo democratico, nel secondo dopo/guerra ha costituito un passaggio indispensabile per le istituzioni democratiche del Paese. E, lo ribadisco, me lo sono sentito esprimere da personaggi di diversissima opzione politica, sul punto anche più convinti di me, che della tradizione in parola, mi sento parte convinta. E non solo mi hanno ricordato le ragioni di politica interna, per cui grazie a quell’unità si è fatta strada una dialettica democratica anche col fortissimo Partito Comunista Italiano (PCI) per parecchi decenni all’opposizione, ma anche si è evitata una deriva reazionaria nel Paese; mi hanno anche richiamato le premesse di una politica internazionale, in cui, dati i passaggi storici e le condizioni di Nazione sconfitta, eravamo obbligati a dare conto.

Ora, e per l’appunto, quella stagione è da tempo terminata e la domanda sorge spontanea. L’ispirazione e le opzioni del cattolicesimo democratico hanno oggi ancora una possibilità di coniugazione storica? Superata e sepolta l’unità di un contenitore capace di far convergere le varie e diverse componenti di una tradizione, c’è ancora ad esempio la ragione di cattolici che nella autonomia laica dalla Chiesa, sempre ascoltata (ovviamente) nelle indicazioni di valore e di principio, si sentano presenti nella costruzione della città dell’uomo?

Sull’unità di tutte le opzioni dei cattolici in politica ho dei dubbi; anzi non scommetterei neppure un bottone delle mie povere camice, ma sulle prospettive di presenza di (non dei) cattolici democratici che si potrebbero aprire, credo necessaria una pensosa valutazione. Non voglio complicarmi la vita e confondere il ragionamento, ma mai come oggi è necessario il ricorso alla indicazione evangelica del lievito che posto nella farina la fa lievitare; si potrebbe aggiungere che la farina richiama un mondo fragile e tuttavia ricco di risorse, un mondo che potrebbe essere animato dalla presenza di cattolici che sanno disperdersi per adeguarsi ad una lievitazione della società ed orientarla secondo libertà e responsabilità. Resta conseguente che una simile prospettiva esclude ogni intervento di conquista, per scegliere finalmente un’opzione di servizio. In questa scelta di rinuncia alla conquista starebbe, a mio avviso, la scelta di laicità oggi possibile ed il suo relativo precipitato storico. Ovviamente di unità politica dei cattolici, qui non si potrebbe più parlare: troppo movimentismo è degenerato in un percorso di attacco egemone sul mondo; non potrebbe più farsi lievito disperso nella pasta, ed, a mio sommesso parere, sarebbe incapace (e probabilmente non ne avrebbe neppure l’intenzione) di animare dal di dentro le realtà temporali. Con tale movimentismo, l’espressione e l’esperienza del servizio, difficilmente potrebbe trovare un percorso unitario.

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