In attesa del Giorno della Memoria 2017…

Gian Piero Armano

memNei prossimi giorni prende l’avvio un’esperienza che ormai da più di un decennio coinvolge il mondo studentesco delle scuole superiori, in preparazione al Giorno della Memoria. Si tratta di una esperienza di conoscenza e di riflessione sui molteplici aspetti che riguardano la deportazione e la eliminazione di milioni di persone negli ultimi anni della II Guerra mondiale, esperienza voluta e sostenuta dalla Presidenza della Provincia, che dovrebbe consentire agli studenti di approfondire la loro conoscenza su quanto è avvenuto per opera del nazifascismo, conoscenza che, a onor del vero, risulta piuttosto superficiale e lacunosa. Questo tentativo, inoltre, vorrebbe dare più senso al Giorno della Memoria che, con il passare degli anni, si banalizza sempre di più, perdendo gradualmente la sua incidenza sulla coscienza delle persone.

Per questo anno il tema di riflessione riguarda il Totalitarismo e la Shoah in Germania, un argomento quanto mai importante se si vuole capire come si è arrivati nel giro di pochi anni (1933-1945) al tragico epilogo dell’annientamento di milioni di persone, ebree o no.

Il termine “totalitarismo” fece la sua prima apparizione nel 1923 in Italia per far capire la pratica politica del fascismo, che aveva come fine la trasformazione dello Stato e della società civile secondo i dettami della propria ideologia. L’uso di questo termine si estese ad altre forme di regimi che si basavano sul partito unico, ma che intendeva esprimere una nuova espressione politica che si evolveva nell’ambito della società moderna. Infatti in Germania il totalitarismo nazista è nato dalla crisi della democrazia avvenuta durante l’esperienza della Repubblica di Weimar, così come il totalitarismo in Unione Sovietica ebbe le sue origini dalle contraddizioni della rivoluzione comunista.

Hanna Arendt nel suo libro “Le origini del totalitarismo” ha voluto analizzare la nascita e il funzionamento dei regimi totalitari considerati come qualcosa di degenerato che nasce dalla società di massa che si depoliticizza sempre più. Secondo il pensiero della Arendt il totalitarismo è una forma di potere politico del tutto nuova rispetto al dispotismo, alla tirannide o alla dittatura, in quanto distrugge le tradizioni sociali, politiche e giuridiche di un paese, creando nuove istituzioni. Tutto ciò è reso possibile quando la massa viene monopolizzata perchè è priva di conoscenze politiche e non si sente coinvolta nell’impegno per risolvere questioni di interesse pubblico, assoggettandosi alla volontà politica del partito o del capo.

E’ importante far comprendere ai giovani che tutto questo è avvenuto e può avvenire, che l’essenza del totalitarismo è il terrore che ha come principio di azione l’ideologia che pretende di spiegare il corso della storia, i segreti del passato, gli intrighi del presente e l’incertezza del futuro sulla base della propria dottrina e prescindendo da ogni accertamento dei fatti. “Il totalitarismo è incurante verso tutte le leggi positive persino per le proprie… perchè promette di liberare l’adempimento della legge dall’azione e dalla volontà dell’uomo” (H. Arendt, “Le origini del totalitarismo”, p. 636). Il posto del diritto positivo è assunto dal terrore totale che ha il compito di realizzare il movimento della storia o della natura. La polizia segreta è lo strumento fondamentale del controllo dei cittadini, trasformando la società in un sistema di spionaggio nel quale tutti vengono sorvegliati e tutti possono essere considerati spie.

Ecco allora la necessità dei campi di concentramento, il significato del Lager nel sistema totalitario: una sorta di microcosmo, di modello della società totalitaria, una società spersonalizzata fatta di numeri e di teste rasate, in cui la vita o la morte dipendono da coloro che hanno forza e potere.

Il progetto proposto agli studenti delle classi 5^ degli Istituti Superiori, infatti, si concluderà con il viaggio della memoria nel Lager di Sachsenhausen, uno dei primi Lager già operante nel 1936 come campo di lavoro coatto per i prigionieri politici tedeschi. Le vittime del campo furono trenta mila per fucilazione, per fame, per dissenteria e polmonite, per esperimenti medici. Questo Lager si distinse anche per l’impiego dei prigionieri nelle officine e nelle imprese delle SS o nelle grandi aziende che producevano materiale bellico, come la Henschil, l’AEG, la Siemens, la Dimler-Benz.

Viaggio della memoria, non viaggio turistico, proprio perchè gli studenti possano toccare con mano le conseguenze tragiche che il totalitarismo ha prodotto.

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