Perché votare no al referendum costituzionale

Elvio Bombonato

(Come precedentemente comunicato, la pubblicazione non assume posizione formale sul voto referendario, proprio per lasciare piena libertà di dibattito che ha già introdotto una serie di articoli tanto sul versante del sì quanto su quello del no’. Ora, alla vigilia della celebrazione del referendum, riproponiamo alcune riflessioni, sempre aperte alle due diverse posizioni. Ap).

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cosIl referendum del 4 dicembre consiste in un testo tanto accattivante quanto generico, il cui senso  è:  votate sì, che poi ci penso io .  Frase già sentita , che  mi ricorda  i manifesti di una memorabile campagna elettorale: meno tasse per tutti, adozioni più facili,  noi vogliamo bene alla mamma, Garibaldi è stato un vero patriota ecc.

Questo articolo riprende il mio precedente “Il primo conflitto di interessi” sui privilegi dei parlamentari, pubblicato da Città Futura, Appunti Alessandrini, corriere Al, Alessandria News, Alessandria Spot Blog di P.C.Lava. Chi voglia accrescere la propria indignazione, legga il diario (segnalato da Graziella Zaccone su corriere al) di Roberto Poletti,  ex deputato verde, “Papponi di Stato.  Ventimila euro netti al mese per non fare niente”, da cui risulta un cumulo di privilegi inimmaginabili:  ha ragione Graziella, servono mesi a un neo eletto per impararli tutti, opportunamente guidato da un anziano. Molti privilegi non sono scritti, ma pertengono alla consuetudine. I parlamentari lavorano dal martedì mattina al giovedì sera (la grande fuga, come gli scolari quando suona la campanella, vero i taxi, aereo prenotato dell’ufficio); le assenze in commissione non vengono contate; decidono tutto i capigruppo (affermazione presente già in: Corrado Stajano “Promemoria” Garzanti  1997, senatore inutile per 2 anni), gli altri schiacciano uno o più bottoni a comando: per sapere cosa hanno votato, il giorno dopo alcuni leggono i giornali.  Aggiungiamo che la proposta di decurtare gli emolumenti del 5% ha provocato numerosi ricorsi dei senatori al TAR.

– Abolire la pensione a tutti i parlamentari e agli ex parlamentari, compresa quella di reversibilità (già chiedere di non restituirla è illegale, a mio parere: se uno statale o un pensionato ha percepito somme non spettanti, l’Agenzia delle Entrate attua la restituzione con le trattenute a monte ).  Queste pensioni , come tutte le loro prebende  sono illegali, perché viziate dal conflitto di interessi, in quanto decise da loro stessi, in un silenzio carbonaro. Hanno diritto alla conservazione del posto, agli scatti, all’anzianità per la propria pensione, non basta?; per quale motivo ne prenderanno una aggiuntiva? Oltre a una liquidazione favolosa. Un nome a caso, Vittorio Sgarbi, in 5/6 legislature, con uno spudorato assenteismo , quale pensione prende dal compimento  del 60° anno? Nel 2012, 2450 ex deputati e senatori incassavano il vitalizio, insieme a 3.100 ex consiglieri regionali.

– 950 parlamentari sono troppi; dimezzare il numero dei deputati.

– Cancellare il Senato. Organismo di garanzia? Quelli là? Gli attuali senatori garantiscono, sì, la conservazione dei  propri privilegi; i prossimi della pasticciatissima proposta Renzi, che sembra l’apologia del turn over delle terze file di un call-center, si faranno una gita a Roma, magari pranzando al ristorante del Palazzo (10 euro per un pasto, curato da un importante chef, che ne vale 90: uno fu il compianto inarrivabile Gianni Cosetti, che poi aprì il suo ristorante a Tolmezzo).

– Abolire le Regioni a Statuto Speciale: potevano forse avere un senso nel dopoguerra, ma dopo 60 anni! Ecco le percentuali trattenute dai tributi riscossi:  Friuli 60%, Sardegna 70%, Val d’Aosta e Province Autonome di Trento e Bolzano (la Regione esiste solo sulla carta) 90%, Sicilia 100%. Notare che Val d’Aosta e Trentino- SudTirolo sono ricchissime: non sanno come spendere i soldi, finanziano tutto, a fondo perduto o quasi, persino gli studenti universitari che da Aosta raggiungono Torino (mezzora di treno?). A far parte della provincia di Trento aspira il Cadore e mezza provincia di Belluno. In Sud Tirolo, italianizzato brutalmente da Mussolini, esisteva (esiste?) da parte della maggioranza tedesca, col suo partito unico totalitario, per nemesi storica, (accuratamente nascosto ai turisti, ma basta capire un po’ il tedesco quando parlano tra loro di noi, gli “ospiti” ) l’apartheid verso gli italiani: muri divisori e reticolati nelle scuole, separazione nelle caserme., negli ospedali, nelle case popolari, nello sport, discriminazioni nella carriera, impossibilità di essere assunti nei posti pubblici, come gli ospedali: medici e infermieri li chiamano dall’Austria. (Sebastiano Vassalli, “Sangue e suolo”, Einaudi 1985). Vogliono tornarci, che vadano, vedremo di quanto calerà il loro tenore di vita. Ma gli austriaci adesso non li vogliono più, perché hanno scoperto che hanno un reddito pro capite superiore al proprio.

– Ridurre il numero delle Regioni, accorpando le piccole contigue.  Chi è il demente che ha approvato il Molise nel 1963? Che senso ha una regione di 4.400 km quadrati e 314mila abitanti (Alessandria 427 mila), oltretutto povera e in calo anagrafico?

– Dimezzare i consiglieri regionali. Es: la Sardegna ne ha 80, la Sicilia 90; le sedute in un trimestre vanno da 4 a 18.

– Gli emolumenti percepiti sotto varie forme dai consiglieri regionali costituiscono una giungla: ogni Regione fa per conto proprio, e nessuna è in grado di descriverli compiutamente. Ricordo il candore recente di alcuni consiglieri, piemontesi e non solo, i quali presentavano una richiesta di rimborso spese dai 30 ai 60 mila euro l’anno  “Perché, bisognava conservare gli scontrini?”.  Diffuse le truffe sui rimborsi benzina  (2,400 euro al litro la verde), trovando residenze inverosimili fuori del capoluogo.

Le Regioni furono attuate in Italia nel 1970, con 20 anni di ritardo rispetto al dettato costituzionale, e furono organizzate come la fotocopia della Camera dei deputati: negli organismi, negli emolumenti, nelle pensioni, nel conflitto di interessi: ogni Consiglio Regionale decide i propri privilegi da sé: il portaborse (4.178 euro all’anno), anche se non l’ha; telefonini, pacco dei giornali, telepass, parcheggi gratis, assicurazione contro gli infortuni, computer, Ipad, spese postali, libri, frigobar.  Per il tetto dei rimborsi, testa a testa tra Formigoni (18 anni Presidente in Lombardia, fine ingloriosa, con l’arresto di pressoché l’intera Giunta nel 2012:  nel 2013 senatore), Vendola (Puglia) Lombardo (Sicilia): 20.000 euro al mese.

– La pensione agli ex consiglieri regionali è stata abolita nel 2015, provocando una valanga di ricorsi; quelle pregresse restano (l’avrà anche Nicole Minetti, le cui qualità “politiche” , notare la perfidia del virgolettato e della reticenza, non spiccano). Ma la non-retroattività vale per le leggi dei Codici Penale e Civile, altrimenti come sarebbe stata possibile la famigerata riforma Fornero?

– Alcuni numeri che non richiedono commento:   – Stipendio mensile lordo, con diaria e rimborsi a consigliere, in euro:  Umbria 8.588;  Emilia 10.2i9;  Campania 15.448;   Puglia 15.934; Lombardia 15,607;   Calabria 14.773;   Sardegna 16.634;   Sicilia  20.730.

Anche qui caos più completo, perché molti rimborsi spese sfuggono al conteggio finale, che peraltro nessun ufficio di ragioneria regionale riesce a fare: di certo il lordo si mescola col netto, mentre il netto è sempre lordo (alludo all’ambiguità semantica, il doppio significato dei termini).

– Nelle Regioni del Sud c’è una pletora di personale ingiustificata,  con stipendi e pensioni favolosi: un portiere della Regione Sicilia guadagna quanto un primario ospedaliero del Nord.

– L’abolizione del CNEL (illusione dei costituenti) è inevitabile e andava fatta molto prima:: costa 20 milioni l’anno, dai 121 consiglieri iniziali passato a 64. In 60 anni ha prodotto  14 disegni di legge, nessuno recepito, 456 tra pareri relazioni studi, spesso pregevoli, che  pochissimi leggono, certamente non i nostri deputati e senatori, quelli che tollerano o rivendicano le schifezze fin qui descritte. Ma molti 5 Stelle, è doveroso riconoscerlo, denunciano inascoltati, le schifezze.

– Infine l’ultimo dato certo: il PIL pro capite in euro (dato statistico, che include anche bambini, pensionati, casalinghe) di alcune Regioni:  Val d’Aosta  34.500;  Bozen (Bolzano) 37.500; Lombardia  33.000;  Emilia  31.500;  Lazio 29.000;  Toscana e Piemonte 28.000;  Sardegna 19.000;  Sicilia  17.000;  Campania 16,000  (da “Panorama” ottobre 2016).

Che nostalgia per il sanguigno Sandro Pertini, il quale usciva per ultimo dal Quirinale, accertandosi che tutte le luci fossero spente; oppure per quel Presidente della Repubblica (Luigi Einaudi ?), che al pranzo ufficiale con ospiti stranieri, tagliò a metà una mela e chiese: ”Qualcuno desidera l’altra metà?

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4 thoughts on “Perché votare no al referendum costituzionale

  1. Tutto ciò che è stato scritto e’ ampiamente condivisibile. Solo una piccola nota. La provincia autonoma di Bolzano non può, di fatto, essere abolita perché imposta dal Trattato di pace del 1947, tuttora cogente. Se la si abolisse sarebbe inevitabile un incidente diplomatico con l’Austria.

  2. E’ giusta l’osservazione: non aboliamola, però togliamo il 90% delle entrate di cui gode, e obblighiamola ad abolire l’apartheid (corsie separate negli ospedali per dividere gli italiani dai tedeschi, neanche in Alabama) attuato,con il trucco vergognoso delle quote, Facciamola diventare una provincia democratica di fatto, ora è governata da un partito unico dittatoriale, che fa ciò che vuole, calpestando la minoranza italiana, a cominciare dalla scuola materna, che per gli italiani e i ladini non è bilingue. E la Corte dei Conti sorvegli tutte le spese attuate dalla Provincia, che privilegiano al cento per cento nei finanziamenti e regali la maggioranza austro-tedesca: basti vedere le case delle valli, tutte in pietra, legno e laterizi di pregio.. Oppure ridiamola all’Austria, a cui indubbiamente appartiene. La situazione degli italiani non potrà peggiorare, perché è già al fondo.. A Vipiteno, ricordo una sera in cui la squadra di calcio italiana sconfisse quella austriaca: decine di giovani italiani scesero in piazza, senza urlare, sventolando la bandiera italiana, tra i sogghigni dei tedeschi, che spesso sono pure fanatici. Dicevano con gli occhi, sventolate pure la vostra bandiera, tanto siete nostri schiavi e lo sarete sempre..

  3. Nonostante i mega finanziamenti di cui godono le due provincie autonome e le quatto regioni a statuto speciale, la SVP ha la legittimazione popolare. Il voto è sempre stato libero. Sempre. Non ci sono mai stati brogli. Mi trovo d’accordo con Bombonato che sarebbe forse meglio restituire il sud Tirolo all’Austria. Furono i scellerati parti di Londra dell’aprile 1915 contratti dal massone Sonnino a prevedere che in caso di vittoria il sud Tirolo sarebbe stato assegnato all’Italia. Il il patto De Gasperi – Gruber del 1946 non fu da meno. Ecco qui la non lungimiranza politica.

  4. Pingback: Proposte per risparmiare inviate dall’isola che non c’è | Appunti Alessandrini

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