Dies irae

Dario Fornaro

dirSotto il profilo della cronaca la questione  di “Radio Maria” e dello speaker  Padre Cavalcoli (che rintracciava un rapporto diretto e consequenziale tra peccato – originale o attuale –  e catastrofi naturali tipo terremoto) è stata “tamponata” in un paio di giorni con la secca reprimenda della Santa Sede e la sospensione del sacerdote dalla rubrica radiofonica. L’episodio chiacchierato è stato perciò archiviato  nello scaffale teologico-clericale  degli “eccessi e stravaganze personali”.

Non è tuttavia scomparso dai commenti successivi della stampa,  sia per quanto riguarda i richiami catechistici che hanno supportato l’avventurosa posizione del Cavalcoli, sia con riferimento al “fenomeno” Radio-Maria quale preminente contenitore culturale e banditore ideologico del conservatorismo cattolico.

La scivolata dell’ardimentoso commentatore non ha riguardato tanto il richiamo al peccato originale – mistero insondabile per i credenti, ivi compreso il rapporto, indefinito nel tempo, tra colpa e castigo – quanto la  pretesa di attualizzare tale rapporto a partire dal presente terremoto umbro-marchigiano e dall’antecedente approvazione parlamentare della legge sui diritti civili delle coppie omosessuali.

Ma chi glielo ha detto, come si è permesso di stabilire e “teologizzare” questo corto circuito di devastazione, oltretutto nel frangente più infelice possibile?  Si è forse giovato, in ragione di prossimità, della rete di Medjugorje per le comunicazioni cielo-terra?

Gli è che l’affermazione del buon Padre Cavalcoli, per quanto urticante, avrebbe occupato sì e no qualche trafiletto vagante nel mare della stampa, se non fosse piovuta da “Radio Maria”, un fenomeno  comunicativo, come già si diceva, che “Repubblica” (6.11 us) definisce “il network mondiale che imbarazza Francesco”. Questa “rete”, volente o nolente, ha perciò occupato subitamente la scena e riportato l’attenzione dei commentatori sul fiume carsico  degli atteggiamenti, resistenti od oppositivi, alla presenza e al messaggio di Papa Francesco, che in vari modi e tonalità percorrono le retrovie del mondo cattolico fin dall’ascesa di  Jorge Bergoglio.

Come ha osservato lo storico Alberto Melloni, nell’articolo “Quel Dio crudele dei cattolici reazionari” (Repubblica  – 8.11),  l’intervento del Cavalcoli “ha aperto un piccolo squarcio su una religiosità integrista, solitamente invisibile” e ha illuminato “un sottosuolo cattolico opaco e apprensivo, fatto di sentimenti reazionari” che “nell’era-Francesco è spesso antipapale”.

Fin qui le ire di Melloni a partire da un intervento apparentemente fortuito o secondario. Ma l’atmosfera pesante che si coglie o si respira in un certo mondo cattolico, al di là dei fasti ricorrenti di Piazza San Pietro, era stata poco prima  ampiamente illustrata  da due noti “vaticanisti” (Galeazzi e Tornelli) nel “Viaggio nella galassia degli oppositori di Bergoglio” (La Stampa – 01.10). Da non dormirci.

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