Radio Maria, l’inutile dialogo

Domenicale Agostino Pietrasanta

ramMi ero ripromesso, questa settimana, di riposare e divertirmi, nella mia solita nota, sulla farsesca vicenda del rinvio referendario. Pazienza, lo lascio in stand by per una prossima occasione, ma l’uscita di “Radio Maria” sui castighi di Dio non possiamo lasciarla passare sotto silenzio. Intendiamoci, ne hanno parlato diffusamente vari quotidiani, è stata ripresa sui diversi siti Facebook, ma il carattere della nostra pubblicazione suggerisce qualche considerazione ulteriore.

Comincio col dire che personalmente avevo sempre considerato i terremoti alla stregua di fenomeni naturali di assestamento della crosta terrestre che si ripetono costantemente e da sempre, per cui vado non poco in confusione a sentire i sempre carissimi amici della summentovata pubblicazione che li considerano “castighi di Dio”, conseguenti il dibattito e la normativa sulle “unioni civili”: allora cosa erano quando nella società tradizionale non si pensava neppure alle “unioni civili”? Erano castighi di Dio anche allora?

Continuo pensando alle alluvioni, le più devastanti: anche quelle castigo di Dio? Eppure è largamente provato che le conseguenze più esiziali di tali eventi sono da attribuire all’incuria degli uomini. Come la mettiamo coi castighi di Dio, di cui i nostri amici vanno convinti, anche per le alluvioni?

Ed ancora. Che ne facciamo delle pestilenze che riuscivano a decimare intere popolazioni, ben più dei terremoti, ma imperanti in epoche in cui il senso di Dio era fortissimo? Castighi di Dio anche qui o non piuttosto scarse prevenzioni igieniche? E delle guerre, con la precisazione che, in specifica materia c’è anche una cospicua tradizione in tutta la Chiesa? Si tratta però di un topos ricavato da una discutibile interpretazione biblica che la Chiesa ha, da tempo, abbandonato. Castigo di Dio, amici cari? Col fardello di varie decine di milioni di morti?

Sono però domande inutili perché i responsabili di “Radio Maria” avrebbero sempre una buona risposta per rintuzzarvi, come hanno rintuzzato un personaggio ben più autorevole di me, niente meno che mons. Sostituto alla segreteria di Stato. A lui che li invitava a leggersi il Vangelo, hanno opposto di leggersi il catechismo. Come vedete ogni dialogo resta inutile; anche se nello spirito cristiano della carità li ascolto, il dialogo è altra cosa: presuppone la legittimazione del pensiero altrui, anche quando non vi sia consenso; da tale legittimazione i nostri amici sembrano immuni.

Però qui nasce un problema. Mons. Sostituto si è reso consapevole che non basta dissociarsi su singoli episodi, bisogna fare in modo che si cambi spirito e convinzione nei metodi pastorali di un’emittente che farebbe impiccare chi dissente dal pensiero sostenuto dai suoi responsabili; ché tale affermazione è in capo al suo direttore contro alcune pubblicazioni sugli scandali in Vaticano. Sia chiaro sono per lo più pubblicazioni tanto fragili, quanto proficue per i loro autori, ma augurare al loro ardire una conseguente esecuzione capitale non mi sembra conforme, non dico al Vangelo, ma al raziocinio conseguente le libertà individuali.

La conclusione è una sola: niente censure, ma presa di distanza della S. Sede (a proposito che dice l’eminenza Bagnasco? Che dice la C.E.I.?) su tutta una metodologia pastorale. C’è si da dire che si tratta di interventi che affascinano milioni di persone, ma anche questo nasce in una tradizione di contesto: mi permetterei di ricordare che persino nella formula prevalente dell’”Atto di dolore” si chiede perdono a Dio per aver meritato i suoi castighi. Forse converrebbe ricorrere alla preghiera insegnata da Gesù che condiziona il perdono alla recuperata amicizia col prossimo, il “Padre nostro”. “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. In fondo l’amicizia con il Padre avviene sempre nella Comunione col fratello, non nella discordia.

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