Tradizione è tornare all’unità

Carlo Baviera

sveDi fronte a certe notizie non si riesce a tacere. Ci si dovrebbe indignare per ragionamenti che non sembrano avvolti da quella misericordia che da un anno la Chiesa Cattolica continua a predicare e invita a praticare; e quando ci si trova di fronte ad un inciampo per la carità che il Vangelo di Gesù ha indicato e mostrato (il dare la propria vita sulla croce).

Mi limito a reagire con molta moderazione rispetto chi, pur di continuare a emette sentenze e cercare di mostrare che il Papa – questo Papa in particolare – non fa il suo “mestiere”, non si impegna nel compito assegnato a Pietro il pescatore di Cafarnao, si discosta dalla Sacra Tradizione dei Veri Credenti.

Dai siti social  di uno dei campioni di queste posizioni super tradizionaliste (non merita neanche che si scriva il suo nome) si incarica di dar voce al lanciafiamme delle accuse ricordando al Vescovo “chiamato dalla fine del mondo”, e perciò già per questo motivo sospettabile, già con la tara del non essersi formato culturalmente e non godere di una esperienza vissuta con criteri e abitudini europee, di perdere il suo prezioso tempo nelle celebrazioni luterane (i 500 anni della Riforma) anziché mettere sotto la protezione di Maria Santissima il nostro martoriato Paese.

Invece di rendere omaggio a Lutero che ha distrutto la cristianità, Bergoglio dovrebbe consacrare l’Italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna e pregare”.

Non è detto che le due cose siano in contrasto fra loro. Il Papa, peraltro, continua a pregare, anche per quanto succede nelle terre colpite, e ha chiesto anche a noi più volte di farlo. E in quanto al patrocinio della Madonna  non credo  servano atti formali, ma valuterà chi di dovere se e quando.

Mentre, riguardo alle Chiese Riformate, c’è da rilevare che il movimento ecumenico è al lavoro almeno dal XIX secolo: ricordiamo il Card. Newman per fare un esempio? E questo lavoro di dialogo e avvicinamento, pur con le difficoltà e le prudenze del caso è continuato anche prima del Concilio.

Una coscienza ecumenica la si riscontra nel pensiero di esponenti come Lamennais, Montalambert, Ozanam, per un atteggiamento di dialogo schietto ma fraterno. E anche i progetti di riforma del Rosmini guardavano ad un rinnovamento che avrebbe dovuto favorire l’avvicinamento fra cristiani di confessioni diverse.

Lo stesso Leone XIII rilanciò la pratica di preghiere per l’unità dei cristiani. E sia Pio X che Benedetto XV approvarono la pratica, nata nel 1908 da parte degli anglicani d’America, di un’ottavario di preghiere per l’unità dei cristiani da tenersi ogni anno dal 18 al 25 gennaio (festa della Conversione di s. Paolo) che si celebra ancora ai nostri giorni. E le deliberazioni conciliari hanno potuto rifarsi e tenere conto di un cammino che, magari sotto traccia e senza clamori, è continuato anche sotto i pontificati di Pio XI e Pio XII.

Dopo il Concilio l’ecumenismo è diventato uno degli impegni e dei cammini che anche i cattolici hanno assunto come significativo per sostenere il desiderio e la necessità di farsi missione e testimonianza dell’amore divino.

Come è possibile mettersi di traverso a uno dei compiti che è fondamentale per un successore di Pietro? siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Gv. 17, 23).

Come è possibile vendere come inutile perdita di tempo o cedevolezza all’eresia un impegno che testimonia il desiderio di ricondurre <ad un unico ovile> i fedeli che credono nell’unico Cristo morto e risorto?

Come non restare basiti – ma oramai abbiamo fatto i calli – e ritrovarsi solo l’amaro in bocca nel vedere persone che pervicacemente non accettano nulla che possa scalfire le loro certezze? Che non intendono lasciarsi interrogare dallo Spirito, che non ritengono che anche la Chiesa cattolica debba rivedere alcune posizioni che posso essere state all’epoca troppo rigide o non sempre pienamente evangeliche: senza spargere giudizi contro nessuno, soprattutto usando i criteri di oggi per valutare i comportamenti di chi ci ha preceduti in un’epoca profondamente diversa.

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