Silenzio sulla scomunica islamica: dice Palenzona

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Leggo, su prestigiosa pubblicazione online locale, un interessante intervento, sotto forma di lettera al direttore, a firma di Fabrizio Palenzona. Con riferimento alla conferenza di Grozny dello scorso agosto, in cui le autorità sunnite islamiche (Islam di maggioranza) hanno dichiarato le forme estreme dell’islamismo, inaccettabili nelle loro espressioni deformate di violenza, la lettera parla di vera e propria scomunica islamica, espressione richiamata nel titolo dell’intervento stesso.

Va riconosciuto l’indiscutibile interesse di tutta la lettera, non solo nelle parti che mi convincono, ma anche in quelle che mi suscitano qualche perplessità.

Certo c’è ottima ragione nel proporre, nello spirito dei valori di laicità, il rispetto reciproco delle varie culture che oggi si confrontano: la reciprocità con l’Islam in prima battuta. Aggiungerei solo qualcosa sui due termini del riconoscimento che non possono che coinvolgere tutta l’Europa, come luogo cardine, ancorché non esclusivo della presenza cristiana. Purtroppo l’Europa, oggi, nei rapporti con le altre proposte culturali e religiose sembra un bunker incapace di confronto e, nel processo di chiusura (il bunker) persino sfasciato nelle forme del rudere più inguardabile. La reciprocità non può essere invocata dall’insufficiente autorevolezza degli Stati nazionali; solo la forza di un’Europa federale potrebbe venirne a capo.

Sono anche convinto (cosa sostenuta con forza dalla firma di Palenzona) della rilevanza pubblica della Religione: aver ridotto il fatto religioso alla sfera del privato ha costituito una delle arroganti proposte del laicismo contemporaneo, ma ciò che va detto anche è che le forme di rifiuto della Religione nel determinare gli esiti del contesto sociale sono (almeno nei nostri poveri giorni) da attribuirsi più alla mentalità corrente, intrisa di indifferenza culturale e di benessere consumistico, che non nelle più cospicue ed attente elaborazioni proposte dalla tradizione storica. Mi è capitato di presentare un libro di un autore che si dichiara laico (a Bosco Marengo, la Patria di Pio V!) nel quale ci sono innumerevoli riferimenti ad autori, non certo teneri con la Chiesa cattolica, né con le Chiese riformate, che ripetono all’infinito l’importanza della Religione nei rapporti sociali, ma anche politico/istituzionali.

In ogni caso, indipendentemente dal titolo succitato, la parte più interessante dell’intervento riguarda il ruolo giocato da Pio V, nell’impedire il dominio del Mediterraneo da parte dell’Islam. Farei alcune considerazioni. La prima riguarda le vicende complesse della presenza islamica sui confini dell’Europa. Non credo che il problema si sia posto alla fine del XVI secolo. L’Islam aveva già da tempo creato una frattura nell’unità politica, istituzionale, economica e commerciale del Mediterraneo determinando la vera fine dell’impero romano e spingendo le supremazie europee a Nord, verso la linea del Danubio e la fondazione del Sacro Romano Impero; ai tempi di papa Ghislieri i giochi, al riguardo, erano chiusi da tempo, anche se le conseguenze, pure violente di un difficile rapporto, si ripetevano senza soluzioni di continuità. E tuttavia, anche se le cose non fossero da valutare in quest’ottica, resta molto dubbio (almeno a mio sommesso parere) che un’eventuale sconfitta a Lepanto (al contrario della “gloriosa” vittoria della santa Lega voluta da Pio V) avrebbe determinato un tranquillo quanto preoccupante totalitarismo islamico nel Mediterraneo. Immaginate voi i potentissimi Stati nazionali d’Europa, appena formati, tranquilli e rassegnati sotto il giogo maomettano? Magari si; io no.

Seconda considerazione. Avrei sempre parecchie perplessità nel definire il giudizio storico col criterio dell’ipotesi .La storia e la sua descrizione, per quanto sia possibile, non può affidarsi al se ed al ma. Si guarda a ciò che è, non a ciò che avrebbe potuto essere, se non per introdurre linee di interpretazione polemica. Io non so cosa sarebbe stato se a Lepanto i principi cristiani, guidati da Giovanni d’Austria fossero stati sconfitti; non lo so e non provo neppure ad immaginarlo, dal momento che il criterio storico non me lo permette.

Un’ultima annotazione conclusiva. Non sono un’anima buona, ma sono convinto che l’inquisizione sia stato un brutto capitolo; anche se è vero che il numero delle vittime è stato gonfiato ad arte dalle considerazioni dell’anticlericalismo è anche vero che imporre un’idea e tanto più una fede con la violenza sia abominevole. Ed in contemporanea non mi si richiami, per carità, la contestualizzazione; anch’io sono convinto della sua necessità, soprattutto nell’affrontare la prospettiva storica. Basta però non esagerare altrimenti, a fronte delle bestemmie di un personaggio che ha governato l’Italia per un ventennio (non sto parlando di Benito Mussolini), troviamo sempre un’eccellenza reverendissima, che giustifica grazie alla contestualizzazione.

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