Obiettore garantito

Domenicale Agostino Pietrasanta

obNon si riesce a capire cosa sia veramente successo nel reparto di ginecologia, nell’ospedale di Catania; purtroppo, l’unica cosa certa è che una giovane trentaduenne è deceduta dopo l’aborto spontaneo di due gemelli. Si sa anche che i parenti, il marito in prima istanza, accusano un medico di non essere intervenuto per tempo perché, obiettore di coscienza, non avrebbe praticato un aborto ormai indispensabile per salvare la vita della donna. Si sa infine che i responsabili sanitari negano gli addebiti, dal momento che nello specifico, non c’era nessuna richiesta di interruzione volontaria di gravidanza, ma purtroppo una situazione di patente irrecuperabilità del decorso fatale, in carico alla paziente.

Sarà la magistratura a districare, al di fuori, giova sperare, di ogni processo mediatico. Farei invece poche osservazioni mantenendomi sulle generali. In Italia c’è una legge, la 194 del 22 maggio 1978, approvata dal Parlamento e confermata da un Referendum abrogativo del 1981; ed una legge va applicata. La norma recita nel titolo, esplicitando schematicamente “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” Ora, resta di tutta evidenza che se intervenisse una conseguente applicazione si dovrebbero mettere in atto tutti i procedimenti disponibili e praticabili per la protezione della maternità ed eventualmente, ma anche contestualmente procedere all’interruzione volontaria della gravidanza (aborto procurato) quando se ne verifichino le condizioni, che la legge prescrive,  come nel caso del pericolo per la salute della gestante e possibili anomalie del nascituro e relative conseguenze sulla madre. Nel contempo si esclude il ricorso abortivo come strumento per il controllo delle nascite.

Le domande al riguardo sono almeno due. Prima: c’è sul serio adeguato controllo degli organi competenti perché non si ricorra all’aborto, per evitare una maternità indesiderata? Lascio la risposta al lettore: decida in tutta coscienza. In fondo le norme andrebbero applicate nella loro interezza. Seconda domanda: si fa sul serio tutto il possibile perché le strutture ospedaliere siano, tutte quante, adeguate, anche con i medici non obiettori, al rispetto della legge? Si può dissentire dalla norma, ma fino a diverso intervento, la si deve rispettare.

Qui però si prospetta il problema più inquietante, indotto dalla canea ideologica contro gli obiettori, canea che vorrebbe ignorare che anche l’obiezione e relativo diritto vengono sanciti proprio dalla 194. La  questione più grave tuttavia è ancora un’altra. Stiamo attenti a negare le possibilità di obiezione quando si tratti di primato della coscienza personale, rispetto alle forme istituzionali: se la Chiesa ha creato non pochi problemi negando tale primato in nome delle recite catechistiche, gli Stati hanno fatto ben di peggio. In fondo si pone sullo specifico, una delle componenti sistematiche dello Stato etico deviato nelle forme del totalitarismo. Quando non ci sia più la libertà individuale, giudicata, in ultima istanza, dalla coscienza personale, in materie che coinvolgono l’impegno morale della persona umana, si entra inevitabilmente nella deriva autoritaria. Basterebbe questo per assicurare e garantire la scelta dell’obiezione; figuriamoci poi quando sia prevista anche dalla norma.

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