L’inutile discordia sui compiti a casa

Domenicale Agostino Pietrasanta

scLa scuola non interessa a nessuno; mi correggo, della scuola interessano solo questioni di basso profilo e solo ai diretti protagonisti, insegnanti, alunni e rispettivi genitori. Costoro si preoccupano della promozione di fine d’anno, indipendentemente dalle cognizioni acquisite, dalle abilità consolidate e dal merito rilevato. Eppure il merito e la sua rilevanza costituzionale sono scritti ed esplicitati dalla Carta, mai realizzata né da quelli che ora si accapigliano per cambiarla, né da coloro che vorrebbero conservarla integra, senza riconoscere che la scuola, come altre materie, sta nella parte mai discussa. Responsabilità che non si pone solo in capo alla leadership (si fa per dire) politica di oggi, ma anche a quella, sicuramente più degna, della prima Repubblica.

Si preoccupano delle responsabilità degli insegnanti quando succede che gli alunni bistrattano compagni ritenuti più deboli; si preoccupano della poca attenzione della scuola, quando si constata mancanza di rispetto nella diversità di genere. Preoccupazione sacrosanta, ma per intanto in casa (mi scappava di dire in famiglia) i ragazzi assistono alle più invereconde controversie di vario genere, senza escludere le deviazioni di infedeltà, tra genitori; eppure l’obbligo di fedeltà è sancito dal codice civile, anche per chi non si lega col vincolo sacramentale, ovviamente. Si preoccupano di suggerire agli insegnanti di non insistere con l’ortografia, tanto ormai i correttori automatici dei PC risolvono ogni cosa e non ci si accorge che al posto della maturità si sostituisce la dipendenza alla macchina, usata come fine e non come mezzo. Si constata la difficoltà di dialogo, ma regna l’esempio dello smanettamento continuo di diversi smartphone, ma per intanto tutti danno, al riguardo esempi distorti e persino maleducati verso che vorrebbe dialogare; esempi che vengono da troppe parti non esclusi i vertici apicali ecclesiastici; ma la colpa è sempre degli insegnanti.

Potrei continuare in un’interminabile elencazione, ma tanto basti per introdurre alle responsabilità degli insegnanti nell’assegnare i compiti a casa. Talora sono sul serio troppi, soprattutto quando, col tempo pieno, gli alunni restano a scuola fino a tardi. Lasciamo stare ogni ragionamento sul tempo pieno sui suoi aspetti positivi, ma anche su alcuni aspetti discutibili, anche se fra questi ultimi citerei almeno il fine insufficiente, anche se comprensibile, di una custodia degli alunni, non più praticabile all’interno della famiglia. Il problema che si pone però è quello del tipo di compiti che si assegnano a casa. Mi si permetta un esempio: se l’insegnante di educazione musicale assegna lo studio mnemonico sui particolari di una ventina di strumenti a corda, a fiato a percussione, fa una pessima scelta; se raccomanda l’ascolto di qualche brano o composizione da illustrare prima a scuola potrebbe promuovere la sensibilità musicale di qualcuno. Esercita la memoria? Meglio farlo con “L’Infinito” del Leopardi; molto meglio! Ancora. Se l’insegnante di lettere assegna un compito di trenta righe con trecento difficoltà ortografiche, cosa impossibile per qualunque lingua, farà odiare l’ortografia. Insomma non si tratta di compiti, ma di scelte, mi si passi la provocazione, intelligenti.

E qui vien fuori il vero problema per tutti gli inconvenienti citati, non escluso quello dei compiti a casa: non si sa quale tipo di scuola proporre, né quale finalità assegnare al sistema formativo. Nella storia del nostro Paese, diverse leadership apicali della politica e delle istituzioni lo sapevano. Casati nel 1859 volle una scuola che formasse la classe dirigente ed agì di conseguenza; capì l’importanza dell’alfabetizzazione, ma non gli importò più di tanto risolverne i problemi; ciò volle e ciò realizzò. Gentile, nel 1923, ancora interessato alla formazione della classe dirigente, affrontò con coerenza organica la preparazione di base di una popolazione che avrebbe dovuto capire e consentire alle proposte di un sistema politico dittatoriale; il tutto creando una frattura netta tra dirigenti dello Stato e delle élite e ceti subalterni adeguatamente socializzati e controllati ed agì di conseguenza rispetto al progetto.

Ora, benché la Carta, per l’appunto mai realizzata, affidi alla scuola il fine di formare il cittadino alla democrazia, promuovendone le doti ed il merito, a servizio della crescita complessiva e non certo del privilegio individuale, nulla di tutto questo è stato fatto. Non è stato fatto perché ci si attarda a caricare la scuola di compiti sempre più confusi con interventi disorganici, non è stato fatto perché non sta nelle preoccupazione di nessuno la formazione in itinere degli insegnanti (ammessa, ma non concessa adeguata preparazione sulla soglia), non è stato fatto perché non c’è stato il coraggio di scegliere le discipline e gli argomenti di una formazione di base del merito. Casati e Gentile, a loro modo e coerentemente con le domande di una società ed un progetto ideale o ideologico, l’avevano fatto. Certo che oggi quelle scelte non reggerebbero: la residualità della matematica e l’irrilevanza della lingua straniera, conseguenti la riforma Gentile sarebbero oggi esiziali, ma pretendere la ricerca nella scuola media di primo grado, ricerca fatta di colla e forbici costituisce una perdita di tempo. La ricerca la fa o la dovrebbe fare l’Università: Dio lo voglia!

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One thought on “L’inutile discordia sui compiti a casa

  1. Condivido pienamente. Mi permetto di aggiungere che: è indispensabile lo studio domestico anche tramite i “compiti a casa” proprio per contrastare la pericolosa omologazione alle invadenti attività “virtuali” di oggi; sarebbe opportuno ridurre (soprattutto nella secondaria di primo grado) il numero delle materie per agevolare una “disciplinarita’ ” piu’ approfondita ed efficace. Roberto Cresta

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