Giacimenti di umanità

Carlo Baviera

umMesi fa nelle lettere al giornale un lettore di un quotidiano nazionale, ponendo questioni circa le questioni finanziarie e le conseguenti difficoltà per tante famiglie e lavoratori, osservava: “Ragioniamo tanto dell’esaurimento dei giacimenti petroliferi, ma che diciamo del rischio dell’esaurimento dei giacimenti di umanità?” intendendo con questa espressione il termine <persone>. E il giornale rispondeva, prima di passare alle questioni riguardanti le indicazioni per scelte di consumo e risparmio adeguati a contenere l’invadenza dei mercati: “ L’esaurimento dei «giacimenti di umanità» è una bellissima immagine. Nella nostra infanzia l’influenza degli agenti produttori di etica e capitale sociale (scuola, chiesa e famiglia) era molto superiore a quella di oggi e purtroppo le nuove generazioni sembrano inebetite in un capriccioso presente, incapaci di progettare futuro”.

Questa immagine dei giacimenti di umanità, come degli <agenti produttori di etica e capitale sociale> mi ha fatto pensare, ancora una volta (e non sono mai troppe le occasioni per farlo), all’importanza della cultura, della formazione e dell’educazione nell’attuale società, pur disorientata dalla tecnologia.

Si sono scritte e dette tante parole, da anni, riguardo all’importanza di fornire occasioni, in particolare al sud, ai tanti giovani che altrimenti sarebbero stati facili prede della criminalità e dello sfruttamento. Sappiamo del sacrificio di tante persone, insegnanti, assistenti sociali, sacerdoti (don Puglisi e don Diana non sono i soli) per contrastare situazioni di degrado e di abbandono.

Ma era tutto riferito rigorosamente al Sud del nostro amato Paese; al più qualche periferia di metropoli, ritenute casi eccezionali. Là dove baraccopoli per Rom o immigrati di ogni dove trovano rifugio e qualche scampolo di vita: qualche volta anche normale. In genere ricorrendo a qualche accorgimento per arrangiarsi. Perciò, noi, i normali, potevamo vivere tutto sommato tranquilli. Del resto mamma TV e papà Computer ci garantivano una gestione dei figli senza troppe preoccupazioni. Qualche ragazzata a scuola o nei giardinetti di casa, qualche elemento di bullismo per intimidire il più “sfigato” l’abbiamo messa in mostra anche noi, da ragazzi!

Penso però che oggi – ed è già tardi – dovremmo preoccuparci anche e soprattutto proprio delle nostre città, quelle medio piccole, e dei paesi sempre più isolati e pieni di anziani. Non ho le competenze e le conoscenze per un discorso approfondito; non sono né sociologo, nel psicologo, né un normale educatore che opera in qualche scuola. Pertanto mi fermo all’ingresso, senza entrare in un’area dove rischierei di dire cretinate o di fare danni.

Solo una considerazione ritengo utile. E cioè l’urgente necessità di investire e agire nel settore educativo, ripristinando (con modalità e forme adeguate ai tempi) gli <agenti produttori di etica e capitale sociale> che, collaborando, sappiano fornire occasioni di socializzazione e di formazione per sottrarre tanti ragazzi alla noia, al nulla, al nonsenso, a deviazioni ideologiche che li possono catturare nel deserto culturale di questo presente. Deserto culturale che sembra impossessarsi anche dell’Europa che rischia di abbandonare, non solo le sue radici cristiane, ma addirittura quelle dei lumi e del rinascimento, quelle dei pensieri forti.

Dovremmo preoccuparci, insieme all’azione che deve continuare contro il malaffare e la criminalità mafiosa soprattutto nel settore economico, di sottrarre le giovani generazioni all’insidia del vuoto culturale, morale, religioso. Un tempo erano soprattutto gli oratori i luoghi di incontro, formazione, esperienza di relazioni. La stessa scuola svolgeva sovente un ruolo di accompagnamento della famiglia, e insegnava alcuni valori civili. Poi esisteva un associazionismo, sociale o sportivo che fosse, per incanalare verso impegni positivi.

Esperienze negative ne esistevano, e non tutto funzionava a meraviglia; ma c’era anche un controllo sociale e l’offerta di percorsi che portavano a comprendere cosa fosse meglio evitare. Non difendo né intendo elogiare “quei tempi”. Per fortuna la società è cambiata, ha assunto un maggiore respiro, è più libera e rispettosa e meno escludente (almeno a parole). E questo è positivo.

Intendo solo dire che vedo troppi esempi di violenza, di chi sfascia stadi, vetrine, reagisce in modo violento agli immigrati, usa frasi più che volgari sui social, alimenta la religione dei muscoli, è prigioniero di risentimenti e arroganza, e spettacoli che inneggiano all’uso di armi. Perciò per sottrarre i ragazzi a questo triste e volgare declino bisogna inventare nuovi strumenti che diffondano slogan proposte letture progetti che siano positivi, pieni di contenuti. Per limitarmi al Monferrato: Biblioteche dei piccoli Paesi (penso ad esempio a S. Giorgio Monf. o a Treville dove vengono proposte iniziative civili preziose), proposte Teatrali (a Rosignano o Terruggia dove anche il palco è occasione di crescita culturale), i tanti momenti realizzati dalle scuole, le numerose iniziative turistico-folkloristiche dei Comuni del territorio, l’impegno nelle organizzazioni di volontariato: però sono opportunità che pochi raccolgono. Ci deve essere una offerta capillare e diffusa, che “semini” voci ed esperienze di civismo, solidarietà, nonviolenza, donazione.

Perché temo che la scuola, con tutti i problemi che la attraversano, non ce la faccia. E la famiglia, ormai da tempo è troppo sola: quando c’è. Perché a volte manca anche la famiglia. E la Chiesa riesce a far funzionare all’onor del mondo solo pochi centri. Gli oratori del territorio e aperti più di un paio d’ore la settimana, che io sappia, non sono che cose rare. E ai <giacimenti di umanità> chi pensa? E’ l’ora di riprendere in mano quello che a Casale Monferrato era stato denominato <progetto educativo> che veda tutte le agenzie educative (da quelle sportive a quelle religiose a quelle culturali) convergere, allearsi, e fare rete.

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One thought on “Giacimenti di umanità

  1. Concordo in pieno, e ancora di più, se fosse possibile, con l’articolo di Baviera. E’ un compito tutt’altro che facile, ma è la vera sfida per ritornare ad una società “vivibile” per tutti e a ridare fiducia ai giovani, sottraendoli ai “cattivi maestri”.

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