E i bambini giocano nel cortile

Angelo Marinoni

bamOgnuno di noi conduce le sue battaglie dentro e fuori i confini del proprio quotidiano, confini diversi quanto a estensione e forma: sono battaglie che non sempre si vincono generando quelle sconfitte o anche solo quegli stalli che rendono il nostro cammino più impervio e faticoso.

Pensiamo però sempre che l’arena sia una sola e che, quindi, siamo tutti gladiatori nello stesso gioco, sotto lo sguardo severo o annoiato di un unico imperatore: il tempo che scorre.

Recentemente, a proposito di temi molto concreti e particolari del mio settore professionale ho riscontrato che mentre noi ci aggrovigliamo e fatichiamo non poco per il nostro piccolo passo in avanti, altri che qualcosa o qualcuno ha messo in una diversa arena scelgono quasi a caso i giochi che dovremo fare noi e sancisce regole con la stessa leggerezza con cui un patrizio annoiato vedeva un gladiatore accoltellarne un altro.

Di fronte a certe decisioni calate dall’indefinito siamo come bambini che giocano in un cortile, una piccola comunità ingenua che si è data delle regole basandosi su altre regole già note e comuni quasi a tutti, dettate dagli adulti; durante quei giochi di bambini tutto è serissimo, tutto è vero e si consumano gioie e piccole tragedie, lacrime e risate: tutto è intenso e verissimo, ma finisce in un letto rimboccato da mani amorevoli e inizia il giorno dopo senza che i giochi del giorno prima abbiano avuto alcuna importanza nel mondo reale, fuori dal cortile.

Non sono solo le decisioni del sistema bancario europeo, le regole non scritte della comunità internazionale, ma i regolamenti spesso irrazionali e enormemente invasivi dei quotidiani di ogni professione che stanno trasformando i nostri paesi in enormi Via Paal, in cortili pieni di bambini sempre meno vivaci.

Negli stessi momenti in cui amministrazioni elette, con senno o dissennate, cercano di disegnare delle politiche di almeno medio respiro, escono regolamenti o iniziative di enti statali (normalmente “Autorità” spuntate come funghi dopo una pioggia di fine estate) o supercreature di proprietà pubblica e diritto privato, che massacrano ogni aspettativa e condizionano per decenni le vite di chi era fiero di aver percorso un altro passo del suo cammino.

Non diversamente, mentre le persone assennate con o senza responsabilità politiche combattono per il riequilibrio modale, ovvero per spostare quote di mobilità dalla gomma al ferro, l’ente gestore dell’infrastruttura nazionale vara un piano tariffario che compromette seriamente la sostenibilità economica del sistema ferroviario regionale e universale, senza gravare laddove i soldi ci sono ovvero nella già ricca utenza alta velocità e le attività più redditizie, non contento pone ulteriori aggravi alla mobilità ferroviaria delle merci con aumenti di tariffe.

Si è parlato, purtroppo poco e male del piano industriale di Ferrovie dello Stato, ma proprio non si è fatto cenno fuori da ristretti consessi al varo del nuovo piano tariffario per l’utilizzo delle ferrovie da parte di qualunque vettore di Rete Ferroviaria Italiana, il gestore dell’infrastruttura nazionale più importante e estesa del Paese.

Gli aumenti non riguardano solo i costi chilometrici che dovranno sostenere le compagnie ferroviarie per la circolazione dei convogli, ma anche la sola sosta e gli stalli manutentivi.

Questo enorme patrimonio dello Stato e quindi di noi tutti sembra essere stato regalato a una impresa privata che debba e voglia far del guadagno, come da corretta natura di impresa privata, e non dato in gestione a una società di proprietà pubblica che deve avere come unico scopo l’efficienza della rete stessa nella sua interezza reinvestendo nelle aree e nelle maglie povere della rete le eventuali eccedenze di proventi derivanti dall’uso da parte dei privati delle maglie redditizie.

Ci sono due obiezioni principali, la prima riguarda la stessa politica industriale RFI, ed è un problema ontologico perché dobbiamo a questo punto domandarci cosa sia R.F.I. che, giova ripeterlo, gestisce il più grosso patrimonio infrastrutturale dello STATO: R.F.I. è una società a scopo di lucro, ovvero ambisce a margini sempre più ampi? Se si a chi sono diretti a quei margini? Cosa ne fa R.F.I. se, per fare qualche esempio di casa nostra, non ripara la galleria Ghersi che connetterebbe nuovamente Alessandria e Asti a Alba (costo previsto nel 2013, 13 milioni di euro) se non le viene interamente pagata, se invita la Regione Valle d’Aosta a chiudere la Aosta – Prè St Didier perché non ci sono abbastanza soldi per manutenerla nel compartimento piemontese cui appartiene?

Poiché si sa da quanto pubblicato e sbandierato con un certo orgoglio dal gruppo F.S. che così in rosso da essere costretta a aumenti non è, l’iniziativa sa di piano industriale volto a aumentare gli utili, se così non fosse perché non interviene sul Ministero, che ne è il proprietario? Oppure perché non si rifà con le Alta Vlocità e con i treni di categoria superiore invece di finanziarsi sulla rete regionale? Seconda questione: può una società che gestisce l’infrastruttura principale nazionale aumentare delle tariffe che possono comportare una ulteriore diminuzione del traffico su rotaia? Nel 2020 dovremmo portare il 20% delle merci su ferro e siamo all’8%, il mancato rispetto di questo obiettivo, sancito da accordi internazionali, comporterà danni enormi non solo dal punto di vista socio-ambientale, ma anche economico.

Non dovrebbe intervenire il Governo annullando il pedaggio alle compagnie cargo e incentivare il passaggio modale, ridistribuendo le risorse della SUA società di gestione dell’infrastruttura?

Il Ministro Del Rio ha, giustamente, lanciato una cura del ferro, ma come può questa essere somministrata a un paese che ne ha urgentemente bisogno se gli ostacoli al passaggio modale da gomma a ferro aumentano invece di diminuire?

Lo stesso piano industriale di F.S., che merita una attenta lettura e analisi che esula dalle intenzioni di un breve articolo generalista, offre, alla lettura degli articoli di stampa specializzata, seri momenti di preoccupazione, facendo sembrare opprimente quella sensazione di essere bimbi nel cortile.

Chi ogni giorno lavora a vario titolo per la mobilità eccellente di fronte alle piccole conquiste della sua quotidiana guerra si trova innanzi improvvisi monti e geografie completamente diverse e non certo favorevoli.

Evidentemente uno dei problemi principali è la confusione italiana fra privatizzazione e gestione privatistica della cosa pubblica.

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One thought on “E i bambini giocano nel cortile

  1. L’annoso problema è riconducibile alla mentalità di bambini da cortile catapultati sugli scranni della rappresentanza popolare Nazionale o addirittura Federale Europea, per tacere dei Dirigenti di quegli Uffici pubblici vergognosamente trasformati in Società per Azioni e controllati da quelle Autorità citate nell’articolo, le quali sono autoritarie nel far passare i dettati (nel testo, infatti, si parla di regole non scritte) dei loschi figuri della finanza (ovviamente, la parola non si riferisce ai militari in divisa grigia con fiamme gialle) mentre non sono affatto autorevoli. Il Diritto privato deve riguardare esclusivamente il rapporto tra Cittadini o gruppi di Cittadini; per quanto concerne il rapporto tra Cittadini ed Istituzioni, vige il Diritto pubblico e la gestione dei servizi pubblici essenziali ad alta rilevanza sociale, in cui sono compresi, in via esemplificativa, ma non esaustiva, Sanità, Acqua potabile, Istruzione, Energia, Poste & Telecomunicazioni, Trasporti, deve fare capo all’Istituzione proprio per impedire tanto il lucro privato, già di per sé immorale in questi campi e che dovrebbe essere reso illegale, quanto la formazione di disuguaglianze. L’aver volutamente affossato la rete complementare, scoraggiandone l’impiego mettendo in carico all’Ente locale interessato e, in ultima analisi, all’utente la quasi totalità degli oneri manutentivi altro non è che la trasposizione al campo dei trasporti ferroviari dell’enorme spaccatura tra classi sociali, dove, da una parte, abbiamo grande agiatezza e, dall’altra, una povertà che serpeggia anche dove meno si penserebbe e persone che, un tempo, avrebbero potuto permettersi, con la loro onesta retribuzione, un’esistenza dignitosa, sono ora costrette a ricorrere alle organizzazioni caritative pur potendo contare su di una paga che è sempre più ridotta dal punto di vista del potere d’acquisto.
    Analoghe considerazioni potrebbero essere fatte nel campo della Pubblica Istruzione, dove le Scuole, in oggi, appaltano pure il servizio che un tempo era prestato da bidelli dipendenti diretti e costringono genitori ed allievi alla tinteggiatura delle aule, od alla fornitura di carta igienica; proprio ieri, martedì 11 ottobre 2016, in una nota catena di supermercati di matrice Statunitense ben presente in Piemonte veniva mandato in onda tramite il sistema di diffusione sonora un annuncio nel quale si offriva ai clienti la possibilità di devolvere i punti della tessera di fedeltà alle scuole, in maniera tale da poterle dotare di attrezzature, con particolare riguardo a quelle informatiche.
    E che dire del comparto sanitario, dove, tra regionalizzazione spinta, declassazione di Ospedali, che vengono anche depauperati di apparecchiature da poco installate e riduzione del personale, i Pazienti sono sempre meno serviti, tanto da giungere addirittura cadaveri nei Reparti di Pronto Soccorso più attrezzati, che sono in numero minore rispetto al passato, con evidenti problemi generati dal trasporto, che presenta non poche difficoltà, specie in una zona ampia ed impervia come il Piemonte? Senza tuttavia ad arrivare agli esiti sopra descritti, abbiamo addirittura il caso di un Paziente rivoltosi ad una struttura convenzionata per un accertamento che comportava l’esecuzione di un esame istologico e, alla richiesta dell’esito del medesimo, il personale amministrativo gli domanda se abbia eseguito il prelievo in regime di solvenza diretta oppure in regime di convenzione, poiché, nel primo caso, il tempo è di circa dieci giorni, nel secondo, si dilata a trenta o quaranta e qui parliamo di situazioni potenzialmente pericolose per la salute di una persona.

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