Vescovo per il suo Popolo

Domenicale Agostino Pietrasanta

chaIeri, 7 ottobre alle 18.00 in Cattedrale, la celebrazione dell’Eucarestia ha fatto memoria di mons. Fernando Charrier, nel quinto anniversario della sua morte. La Chiesa era pressoché deserta; niente di strano: il ricordo non premia coloro che si sono dichiarati al servizio degli ultimi, dal momento che la gloria viene assicurata da chi corteggia i potenti. Ed il vescovo Charrier ha messo al primo posto gli umili e gli emarginati, senza mai ostentarlo; vescovo per il suo popolo non ha escluso nessuno, né per scelte di classe, né per distinzioni religiose.

Basta però con una premessa che rischierebbe di diventare un’inutile “geremiade”. Di Lui non ho più parlato dopo le vicende delle sue dimissioni per raggiunti limiti di età o dopo la sua morte; mi è capitato di farne cenno solo indirettamente o per inciso, parlando di altri argomenti. Ora mi piace richiamarne alcune caratteristiche di un impegno che lo ha visto protagonista nella sua Chiesa diocesana, al livello nazionale, ma per alcuni aspetti anche fuori del contesto italiano.

In diocesi fu il vescovo della Parola di Dio e del Popolo cristiano fatto soggetto impegnato nella pastorale. La Parola fu soprattutto offerta ai giovani con una serie di iniziative che hanno affollato le chiese cittadine e che hanno prodotto, compatibilmente con i tempi e la temperie di laicismo imperante, una ricca dote di vocazioni sacerdotali. Tuttavia il coinvolgimento del Popolo cristiano, ma anche delle persone attente al ruolo della Chiesa e della Religione nella costruzione della città dell’uomo, trovò una realizzazione centrale nella celebrazione del Sinodo diocesano. Fu l’occasione di un bilancio non solo interno alla Chiesa locale, ma anche del tessuto sociale della diocesi ed in particolare della città. Si evidenziò grazie alla voce di protagonisti della nostra storia, ma anche di persone comuni, che Alessandria, per essere tra Tanaro e Bormida, insistendo sui “pochi rumori”, per evitarli, talora ha marcato le mentalità della indifferenza e del disimpegno. Si è preso atto di una mentalità disattenta alle solidarietà umane e conseguentemente refrattaria alla Parola della misericordia del Padre e non fece stupore allora, né fa stupore oggi che la vita di fede finisse e finisca per ridursi a pratica devota in alcune ricorrenze tradizionali, tanto rispettabili, quanto effimere sul piano della testimonianza. Il Sinodo, per un’ inquietante combinazione, fece i conti con il tragico evento dell’alluvione del 1994, tanto che se ne dovette spostare la prima data di convocazione; tuttavia il vescovo, a sua testimonianza, visse l’evento come impegno a radicarsi col destino e la sventura del suo popolo, aperse agli sfollati la casa offerta dalle parrocchie e dalle chiese, disse che anche Dio, nei suoi disegni imperscrutabili dava le proprie case ai suoi figli. Il Sinodo però, nelle sue conseguenze, affidò, sempre per determinazione di mons. Charrier, al percorso dell’iniziazione cristiana, la sua eredità più cospicua, in un contesto sociale refrattario alla vita di fede ed alla testimonianza cristiana.

A livello nazionale, la sua azione è stata del tutto rimossa. Si parla in questi giorni della futura “settimana sociale dei cattolici italiani” e si sottolinea che sarà un’occasione non più accademica, ma di ascolto delle voci del popolo credente cristiano, di altre confessioni o anche non credente. Si dimentica che questo compito, nei primi anni novanta fu del tutto promosso da Charrier, dopo il ripristino dell’iniziativa, già interrotta da Paolo VI, nel 1970, dopo le note controversie legate anche alla contestazione ecclesiale. Costituivano una grande tradizione, ma si trattava di ripartire, non più per iniziativa della S. Sede, come era stato in precedenza, ma per la responsabilità della Conferenza episcopale italiana (C.E.I.). Cominciò col tema dell’attualità dell’Unione Europea (!) e dell’impegno dei cattolici italiani al riguardo. Furono interpellate tutte le componenti, proprio anche dal basso, ma con indispensabili sollecitazioni da parte di personaggi autorevoli per il ruolo ricoperto nella cultura e nella politica. Spero che oggi per certi temi non si faccia la scelta di abbandonare allo spontaneismo della base le varie proposte: non se ne verrebbe a capo o, peggio, anche il popolo dei credenti cadrebbe nelle fumoserie o nelle provocazioni del più anticristiano populismo.

Solo un cenno finale. Mons. Charrier aperse la strada ai pellegrinaggi in Palestina; li preferiva ai pellegrinaggi mariani che pure non disprezzò. Oggi la situazione di Gerusalemme e della guerra israelo/palestinese è in agenda (veramente un po’ rimossa dagli ultimi eventi siriani e medio/orientali in genere), ma allora c’era solo l’eco di una stampa pilotata e parziale, che non ha certo deposto le armi. Ci voleva coraggio per raggiungere i luoghi della presenza terrena del Cristo. Il vescovo mise a contato di quella difficile realtà tanti Alessandrini: si tratta di presenze che ancora oggi fanno qualità e differenza rispetto alla vulgata ricorrente.

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One thought on “Vescovo per il suo Popolo

  1. Per quel poco che ho conosciuto il Vescovo Charrier, che ha cresimato entrambi i miei figli nella nuova chiesa del quartiere Europa, voglio ricordare che è stato immediatamente rimosso appena compiuta l’età canonica.
    Per molti altri c’è stato un doveroso prolungamento, vista la carenza di sacerdoti in atto, e la sua invidiabile sanità mentale. Non sono più cattolico dal ’68, ma già il pellegrinaggio a Lourdes da barelliere due anni prima mi aveva messo in crisi, come successinamente una predica
    abominevole durante la messa di un prete-Mercedes a Roma, quartiere Portuense.
    Non voglio entrare in casa altrui (metafora cara all’articolista), ma sono convinto che qualche alto dirigente vaticano non vedesse l’ora di toglierselo dai piedi.
    Invito i lettori e verificare la sensazione provata nel rileggere l’articolo ricordo di Agostino: ci ho trovato un razionale” pastiche” (miscuglio, tecnicismo della critica letteraria) di ammirazione, sdegno, rimpianto, ammonizione, velato, al solito, da una scrittura pacata e dialettica. Stavolta però ho percepito una sofferenza personale, che raramente i suoi articoli-saggi sorico politici lasciano trasparire. elvio

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