Renato Torti, morte di un amico

Nuccio Lodato

torNon ci capiterà più di incontrarlo: né a discutere magari di cinema -mai rinnegata passione- con gli amici e compagni di strada del Circolo Ferrero nell’accogliente soppalco della Mondadori di via Trotti, o a pranzo alla Ristorazione; né a un dibattito filo Kurdistan o filo Palestina nella Casa di Quartiere, o a una delle tante occasioni di convegno professionale che mai avrebbe, nonostante il precoce pensionamento, disertato.

Ci mancheranno quindi, tutte in un colpo, la pacatezza dei suoi interventi insieme fattivi e ironici, l’intelligenza del suo afferrare, l’infinita classe innata del suo tratto in  ogni atteggiamento, la discrezione indicibile: ma soprattutto la pulizia e la bontà del suo sguardo.

Renato Torti, che ci ha lasciati non all’improvviso nella prima mattina di ieri, un’ultima bella domenica di settembre che avrebbe saputo come sempre apprezzare e utilizzare, al termine di un percorso doloroso e ineluttabile, tutto affrontato con la consapevolezza e lo stoicismo del medico di razza, mancherà a moltissimi. Innanzitutto ai tanti suoi pazienti che ne hanno saputo sempre sperimentare e apprezzare la generosità e la competenza di grande psichiatra. Poi ai numerosissimi amici che ha mantenuto e coltivato, con estrema fedeltà ma allargandone sempre il giro, dalla sua bella casa ospitale, molto alessandrina, a metà di via Tonso proprio contro la ferrovia, fin dall’infanzia e dall’adolescenza (i primi e i più fortunati). Poi alla vita artistica, culturale e scientifica di Alessandria -ora ambiziosa, ora grama- che ha sempre seguito con minuzioso e competente interesse, quando non ne è stato direttamente animatore e ispiratore. E che ispiratore.

Mancherà particolarmente a chi sta scrivendo, non foss’altro perché è stato in assoluto il primo alessandrino conosciuto, da Giuliana Callegari e da me, quando approdammo inopinatamente, e in fondo per caso, ad Alessandria nel  novembre 1973, andando ad abitare in un appartamentino di via XX Settembre, di proprietà dei genitori del futuro editore, gallerista, giornalista, animatore e quant’altro Roberto “Willy” Zaino.

Fu proprio Adelio Ferrero, già familiare per ragioni cinematografiche, a inviarcelo, insieme a Giorgio Boccassi e Sergio Notti, perché ci unissimo a loro per mettere su qualcosa nel settore: intenzione peraltro da noi già posseduta e fermamente decisa a manifestarsi, pur nello stordimento momentaneo di quell’improvviso e squattrinato trasloco. Ma intanto loro tre, con altri (Sergio Grassano, Mario Molina, Marinella Lombardi, Pinuccia Chiarlo, poi naturalmente Danilo Arona, e qualcuno che non ricordo) erano già attivissimi per conto proprio, col circolo “L’Angelo Azzurro”, operante nelle defunte sale di Spinetta prima, della parrocchia di Valmadonna poi, senza dimenticare il rapporto aureo, spesso qualitativamente decisivo, col valenzano “Symarip”, impareggiabilmente animato da Ezio Campese e altri (saremmo riusciti persino a portarci il grande Gregoy Markopoulos in carne e ossa, profittando della coincidenza che stessi traducendone gli scritti di Chaos Phaos per Feltrinelli).

Vennero fuori belle stagioni, insieme politiche e artistiche, che ebbero il loro culmine nei magnifici anni dell’esperienza irripetuta e stanziale di “Entrata Libera” in via Trotti, su cui bisognerebbe decidersi a scrivere qualcosa di più dettagliato prima che la memoria sia soggetta ai soliti fenomeni dilavanti. Peccato che nessuno avrebbe potuto farlo meglio di Renato, a sua volta vittima di un ben più inarrestabile processo di cancellazione.

L’amicizia si sarebbe spinta al punto di volerci -noi di fresco sposati civilmente, che all’inizio dei Settanta e prima del referendum non era ancora proprio uno scherzo…- suoi testimoni del matrimonio con Laura (cui inviamo tutti, unitamente a Francesca, un forte abbraccio e un saluto memore…) nella chiesa della Pista.

Quando si scrive di queste cose viene inevitabile voler fissare il ricordo dell’ultima volta. Ciascuno dei tanti amici che si ritroveranno stasera a salutarlo e a “festeggiarlo” in via Parini prima del grande silenzio definitivo potrebbe enunciare il proprio. Per Loretta, che lo conobbe in quell’occasione, e per me, si situa esattamente qui a Tortona, dove viviamo, quando ci fece la gioia di partecipare al grande convegno nazionale sull’opera di Pier Pasolini che Roberto Santagostino e il suo Circolo del Cinema organizzarono nell’autunno del 2013. Ne ricordiamo ancora la vivida attenzione durante i “lavori”, la dolcezza e la profondità dei discorsi a pranzo, e soprattutto la bontà di quello sguardo che ci mancherà maledettamente.

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