La rimozione dell’Europa

Domenicale Agostino Pietrasanta

mhrSaranno anche soddisfatti per aver intravisto un accordo sulla politica di difesa dal terrorismo di varia natura; saranno convinti che sul piano degli interventi per i rapporti industriali ci sono da rilevare dei passi positivi, ma finalmente la consapevolezza che l’Europa si trova a rischio di sfaldamento è stata esplicitata sia da Angela Merkel che da François Hollande. Peraltro sanno benissimo di trovarsi in mezzo ad un guado da cui non sanno come uscire; chiusi nel loro percorso nazionalistico di difesa, del tutto impossibile, ma imposta dagli elettori, delle migrazioni in corso, hanno obbligato Matteo Renzi a reagire alla loro ottusa politica nei confronti dei profughi. Sembra paradossale, ma mentre tutti esaltano la caduta del muro di Berlino e la fine della cortina di ferro, si stanno esaltando, anche con influssi devastanti sull’opinione pubblica, le possibilità offerte da nuovi muri dispersi per tutto il territorio europeo.

Eppure, a mio sommesso parere, le ragioni che hanno provocato la frattura ormai inevitabile tra l’Italia lasciata sola davanti al fenomeno epocale delle trasmigrazione dei popoli che fuggono dalla miseria, non possono essere ridotte alla preoccupazione del consenso popolare da parte dei leader europei; per quanto modesti rispetto ai grandi padri dell’Europa ormai rimossa, non sono così ciechi da lasciarsi trascinare solo dalle preoccupazioni indotte dal loro elettorato. Peraltro lo sfaldamento in atto (ed è inutile sottovalutare gli eventi) sta a dimostrare che la paura dello straniero ed i comportamenti posti in essere di conseguenza, non sortiscono alcun effetto positivo. Il bel risultato è che Germania e Francia si trovano di fronte ad un bivio non componibile nei confronti dell’Italia: non possono farne a meno per un qualche futuro dell’Europa, ma nello stesso tempo non sono in condizioni di rispondere al problema posto da Renzi sull’accoglienza, problema di tutto il continente. Per quanto si possa criticare il premier non si potrebbe neanche sottacere che quest’ultimo, con la sua mossa di Bratislava, li ha pesantemente stoppati.

Resta però che le vere cause di ciò che sta accadendo (e forse mi ripeto) vengono da lontano e sono legate alle resistenze dell’idea e della realizzazione dello Stato nazionale, resistenze indotte da complesse ragioni storiche. La Francia si fonda su robuste istituzioni statuali, costituisce lo Stato per eccellenza; la Germania, pur essendosi formata come Stato assai dopo, lo ha fatto su di una consapevolezza di nazione certamente sconosciuta all’Italia. Ora, a mio avviso qui sta il punto perché si è persa, anche per cause di forza maggiore (preciserò tra poco) un’occasione storica, quando dopo la guerra si sono consolidati quelli che il gruppo dossettiano in Italia chiamava gli opposti colonialismi, quello del capitalismo e quello della tirannia totalitaria. Solo in quell’occasione la nascita di una federazione europea, spinta dai ricordi di una guerra drammatica e supportata dall’esigenza di un desiderabile equilibrio fra i blocchi ed interpretata da statisti di un rilievo ben diverso da quelli di oggi, solo in quell’occasione avrebbe potuto fondare almeno in prospettiva delle possibilità significative. L’Occidente però scelse il patto Atlantico con inevitabile spostamento verso l’imperialismo U.S.A, anche perché da parte degli Stati dell’Est (per questo parlavo di cause di forza maggiore) si manifestava una pericolosa, quanto concreta attività di conflitto.

Così gli Stati nazionali e non solo la loro espressione istituzionale, ma la loro cultura e la conseguente mentalità popolare si protrassero senza soluzione di continuità e nell’immaginario collettivo rimasero gli unici interpreti della difesa della nazione. Non se ne esce se non si scioglie questo nodo per non fare dell’Europa, sul serio, una semplice espressione geografica in balia dei vecchi e dei nuovi imperialismi.

Di fronte a questo scenario ci rimangono solo le risse di un’ inqualificabile “classe dirigente”; e non solo in Italia.

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2 thoughts on “La rimozione dell’Europa

  1. Caro Agostino,
    se Renzi, dunque l’Italia, non avesse firmato, dunque approvato, il documento conclusivo di Bratislava, che si sapeva da prima sarebbe stato quello di una Unione Europea a pezzi, tanto che il governo slovacco organizzatore dell’evento ha in seno un documento per una Europa delle Nazioni, dunque un indebolimento delle istituzioni europee: dicevo se non avessimo approvato ufficialmente il nulla uscito da Bratislava saremmo credibili. Invece siamo i soliti furbetti ed è bastato agli altri rimarcare questa incongruenza che tutto si è ridotto a quello che era: uno spot per gli ignoranti e i creduloni.
    Mi interessava però lasciarti una riflessione, ed è per questo che ti scrivo, un dubbio rispetto alla paura dello straniero: sicuro di questo? Perché da tempo siamo pieni di stranieri, ma ricchi. E quanto ci piacciono per i nostri affari. E allora mi chiedo e ti chiedo se più che della paura dello straniero abbiamo paura del povero, che ci da fastidio. Se fosse così, che brutta cosa. Proviamo riflettere e cambiare ogni tanto il paradigma dei nostri ragionamenti. Ciao

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