L’Italia fondata sugli animali

Carlo Baviera

aniAnche se le vacanze sono terminate e la scuola sta per riprendere, mi permetto qualche considerazione ancora vacanziera e semiseria (ma non troppo). Consideriamo così queste poche battute.

So di avventurarmi su un terreno scivoloso e dove ci si può procurare una serie di insulti maggiore che non facendo il tifo per il terrorismo islamista; ma visto che la Costituzione recita (ancora) che l’Italia è un Repubblica democratica, mi permetto di dire la mia. Anche se largamente minoritaria.

La mia tesi è che il primo articolo della nostra Carta repubblicana, ancorché immutato, sia ormai nella prassi quotidiana (la costituzione materiale) modificata in “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sugli animali”. Già che siamo chiamati ad esprimerci per un importante referendum, aggiungiamo l’argomento alla discussione.

Di questo sono convinto da molto. E ogni volta che mi avventuro per le vie cittadine, anche e soprattutto nei luoghi di vacanza o di turismo, la mia tesi si conferma sempre più. Però questo non fa testo: so di essere anomalo. So di essere insofferente alla presenza di ogni animale di dimensioni maggiori delle mosche. So che camminare con la testa rivolta indietro per non essere sorpreso dal giungere del cane di turno non è molto normale. So che ci sono molti animali più puliti di noi persone. So che anche gli animali hanno bisogno di non essere segregati, e che molte volte hanno sentimenti e tenerezza maggiori di quanta possiamo dimostrarne noi umani: la fotografia che riprende un cane accucciato e addolorato a fianco di una bara durante i Funerali ad Ascoli dopo il terremoto ne è un esempio stupendo. So tante altre cose; ma … restano altrettanti ma.

Perché non mi sembra normale che in giro si incontrino più cani (per la verità qualcuno è più simile ai vitelli o ai leoni che alla specie canina) che persone. Sarà una moda come tante altre; ma come tante mode si espone a forzature. E poi gli animali, così ci spiegavano, hanno diritto a muoversi liberi nel loro ambiente naturale e non costretti a passeggiare con i proprietari nello struscio quotidiano oppure relegati in appartamenti soffocanti.

Sono stato confortato nelle mie idee da un equilibrato articolo apparso giovedì 18 agosto su La Stampa a firma Gianluca Nicoletti, scritto a seguito del bambino sbranato a Catania da un dogo argentino. Lo cito perché, oltre a condividere, lo ritengo coraggioso nel sostenere tesi che lui stesso suppone saranno contestate, se non peggio.

Dopo una serie di valutazioni su quanto sia diversa la società agricola (“uomini e animali vivevano in feroce promiscuità solo nelle campagne. Era una necessità per la popolazione rurale. Si viveva pure con l’odore del letame addosso”) da quella urbana del terzo millennio (“ Oggi abbiamo l’aria condizionata nelle case, i pavimenti termo riscaldati, lo ionizzatore”) e che nessuno sarebbe obbligato a dividere lo spazio con animali che per loro natura non sono solo micini che fanno le fusa, ecco “l’autoaccusa”: “Già basterebbe quanto scritto finora per procurarsi anatemi da tutti i cultori di un fondamentalismo per cui uomini e animali pari sono. Anzi gli animali sono molto meglio degli uomini. Io sono tollerante e penso che ognuno possa decidere i totem cui affidare il proprio equilibrio emotivo. Passi per i gattini e i teneri cucciolotti … passi per i cagnolini d’appartamento ma teniamo a mente che possiamo imbellettarli e ammaestrarli ma sempre bestie rimangono (e il caso di Catania si sarebbe evitato se  un animale “costruito” artificialmente per aggredire  delle fiere non fosse stato ridotto ad essere ornamento da giardino)”.

“Qualcuno obietterà che anche noi uomini siamo capaci di bestialità inaudite, è vero. Però la specie umana ha elaborato pensiero, e quindi cultura, che ci eleva dalla condizione animale da cui proveniamo. Possiamo comportaci  da bestie anche noi di sicuro, ma abbiamo interiorizzato l’idea che facendolo tradiamo la nostra conquista dalla natura umana, su cui lavoriamo consapevoli da almeno 200.000 anni”. Davvero coraggioso per i nostri tempi!

Per  cui confermo la mia proposta. Si cambi il primo articolo della Costituzione da “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, a cui nessuno più crede e a cui nessuno dà più spiegazioni del significato profondo di quelle parole, e si scriva “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sugli animali”: intanto ci sarebbero rappresentati anche molti umani che hanno comportamenti, abitudini, capacità di intendere allo stato brado, e poi tutta la fauna che ci attornia.

Sono convinto di quanto dico perché mi sembra che rispetto agli animali vi sia poco equilibrio. Non è possibile che per le strade ci siano più animali che persone; non è possibile che ci si rifugi sempre di più nella compagnia di un animale, lo si coccoli, lo si baci, lo si tenga nel proprio letto, lo si tratti da persona, mentre non si è più capaci di relazioni serie e profonde fra esseri umani. I gatti, ad esempio, dovrebbero per contratto sindacale cacciare i topi, ma non lo sanno più fare perché troppo ben abituati.

Sì, con gli animali decidiamo sempre noi, ci sentiamo liberi di comportarci a nostro piacimento; mentre con un coniuge o con un convivente (peggio ancora con i parenti) è più facile che la relazione sfoci in discussioni, contrasti, avversioni. Ma quando succede che all’animale girino i cosiddetti può succedere che si rivolti anche contro il proprietario. Nel caso cavoli suoi, ma se si avventa contro un terzo inconsapevole?

Ci vuole equilibrio anche per il livello di rispetto da porre verso gli animali. Un conto è la difesa di specie come le balene o i panda; un conto sono i cinghiali che arrivano ai limiti dei campeggi o che all’improvviso si immettono su una strada provocando gravi incidenti, o le nutrie che danneggiano la nostra agricoltura.

Ribadisco, riprendendo dal già citato Nicoletti: uomini e animali pari non sono. Però prendo atto di essere infima minoranza, e attendo che si abbia il coraggio di adeguare la nostra Carta fondamentale all’andazzo ormai generalizzato.

Solo due dubbi finali. Come conciliare, poi, quella nuova versione del testo costituzionale con la lotta alle zanzare, fondamentale per i nostri territori?

Secondo. Una vecchia canzone dialettale diceva “Purtè nen i can an Cesa” (non portate i cani in Chiesa, per evitare che sporchino oltre che disturbare). Anche in questo caso quale soluzione per il futuro?

Lasciamo ai tecnici le soluzioni, sperando che gli ultimi luoghi sacri (Chiese, Musei, Sale di concerto) restino ancora off limits. E che con le bestie si abbia un rapporto normale, lasciandole vivere nei loro contesti, rispettandole per quanto la natura ha previsto senza trasformarle in nuovi dei da adorare o servire.

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One thought on “L’Italia fondata sugli animali

  1. Gli animali domestici, sempre che essi siano tali, non danno alcun problema: va da sé che, nelle Città i cani di grossa taglia o da caccia costituiscano un impegno non indifferente per i padroni che intendano tenerli come si conviene; si tratta però di un’impresa possibile, quantunque difficile.
    Desta invece disappunto l’esistenza di persone che, anche promuovendo l’approvazione di leggi all’uopo scritte, proteggono animali pericolosi e nocivi come i lupi, gli orsi, gli stessi cinghiali od anche i caprioli, i quali, se in soprannumero, possono causare danni all’agricoltura, ma, fortunatamente, basta una fucilata per trasformarli da problema in ottimo cibo.

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