Indignity day

Angelo Marinoni

ferNell’epoca in cui il cittadino medio passa una significante parte della propria vita a firmare liberatorie per la “privacy” si assiste a invasioni della sfera privata da parte del potere politico e economico di violenza e gravità enorme: nonostante ad ogni contratto, anche di entità minima, si firmino carte e si evidenzi una articolata protezione della sfera privata da parte del sistema giuridico siamo subissati, per esempio, da telefonate a scopo commerciale e persino nelle stazioni ferroviarie principali e nelle fermate metropolitane, molti pubblici schermi, invece di fornire preziose e necessarie informazioni sull’andamento dei treni, propinano con ossessiva ripetitività proposte commerciali di ogni genere. È una forma di violenza determinata dall’ossessività con cui viene ripetuta è dal fatto che subiamo informazioni senza averle mai chieste e spesso senza alcuna intenzione di chiederle.

La tendenza alla massificazione e alla riduzione del cittadino in “homo comsumptor” passa proprio dall’induzione al consumo di beni inutili e allo spreco dei beni essenziali per aumentare il volume della loro domanda e quindi della produzione, dall’acqua ai telefoni portatili.

Il consumismo e, in particolare, il tentativo di aumentarne la pervicacia da parte della classe dirigente planetaria è un abominio criminoso che ignora la sofferenza del pianeta e di buona parte dei suoi abitanti, che mina il futuro della specie umana e condanna oltre sé stessa le specie che non hanno avuto modo di scegliere.

Ho provato fastidio nel consueto “raduno” dei “grandi” della Terra preoccupati per i livelli della crescita con la stessa lungimiranza con cui un tabagista malato gravemente ai polmoni si preoccupa di come pagare meno le sigarette. I discorsi e i proclami sono sempre gli stessi e sempre le stesse le più o meno consapevoli miopie.

In questo contesto di preoccupante indifferenza verso la malattia del pianeta da parte dei “capitani del mondo” più o meno legittimati a esercitare quel ruolo, nel nostro Paese oltre alle solite diatribe si assiste a una imbarazzante iniziativa della Ministro Lorenzin denominata con il solito sgradevole e inutile anglicismo “fertitility day”.

Il legame di questa pasticciata e offensiva (personalmente mi sento offeso dai modi e i termini con cui un Ministero invade la mia sfera privata) iniziativa ministeriale con l’”homo consumptor” è nell’aberrante concetto di quantità come unico discriminante.

Durante gli anni del Fascismo ci fu una campagna per la procreazione, per aumentare il numero degli abitanti e quindi di soldati, di lavoratori e di figli della patria, in questi anni invece cosa spinge un Ministro a dirmi quando procreare?

A parte le caratteristiche sessiste e razziste delle leggi e dei costumi dell’Italia del Ventennio in quegli anni si tutelava la famiglia con Istituti e strutture concepite ad hoc per consentire a una sola persona di mantenere una famiglia numerosa, in questi anni di fulgenti automobili e tecnologici telefonini mantenere sé stessi è un problema normale, mantenere una famiglia un lavoro durissimo.

Molte coppie ritardano la genitorialità per il semplice fatto che non hanno sufficienti garanzie per farsi fare un prestito di qualche migliaia di euro o un affitto in un alloggio decoroso, non perché sono bamboccioni e non vogliono dare figli alla patria.

Molte coppie aspettano anni per avere delle adozioni che salverebbero le vite dei bambini e la genitorialità di adulti che non hanno procreato direttamente.

Molte coppie non se la sentono di mettere al mondo dei figli perché non sanno che pianeta ci sarà dopo di loro.

Con quale arroganza un Ministero, non solo italiano, proclama una campagna per la procreazione? (Senza considerare anche la gretta volgarità di alcune sue espressioni).

L’orologio biologico scatta per quasi tutti e chi ha superato i quaranta anni e non ha ancora avuto figli per motivi come quelli di cui il precedente elenco rappresenta solo gli insiemi di riferimento non ha alcun bisogno che la Ministro Lorenzin gli batta il tempo e forse quella o quel quarantenne ha dubbi e pensieri per cui quel battere del tempo è fonte di sofferenza e di senso di impotenza verso il consolidarsi di un destino non genitoriale dettato da motivi che solo in parte partono da proprie responsabilità.

Un aumento della natalità a ritmi ragionevoli è sicuramente auspicabile per un Paese, ma è un obiettivo raggiungibile nel momento in cui non aumenta solo la fiducia nel futuro, ma anche gli istituti, giuridici e economici, a tutela della famiglia e una prospettiva (politica e economica) di lungo periodo che faccia chiudere gli occhi ai genitori lasciando ai figli un mondo da vivere e non un mondo da combattere.

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One thought on “Indignity day

  1. Bravo Angelo, non potevi dire meglio, sia per l’argomentazione iniziale, l’insopportabile invasione della nostra vita privata, ormai anch’io butto giù il telefono, mi spiace per i call center, ma non ne posso più. La TV basta non guardarla. Sia per le successive considerazioni sulla genitorialità, permeate di un etico buon senso, a cui, anche volendolo, è impossibile replicare, tanta è l’evidenza della situazione. Anche se sono poche le orecchie che ascoltano (Nuccio Lodato) perseveriamo, coltiviamo la speranza: lo diceva pure il laico Gianni Rodari. (e.b.)

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