Ponte Meier, la lunga attesa

Domenicale Agostino Pietrasanta

meArrivano buone notizie, sicuramente confortanti per l’Amministrazione comunale, ma soprattutto per i cittadini di Alessandria: il ponte Meier potrebbe risultare transitabile per la nuova stagione autunnale. Uso, per prudenza, il condizionale; mi sento ispirato ad ogni ragionevole dubbio e senza malizia alcuna: già una volta, fiducioso nelle dichiarazioni “politiche”, avevo parlato di una data, ormai trascorsa da parecchi mesi e non vorrei rischiare nuovamente. Tutto però lascia opinare che stavolta la lunga attesa stia per terminare: i lavori, a vista profana, proseguono con impegno di molti ed ogni speranza sarebbe ben fondata. Il Meier apre il passaggio e potrebbe essere un simbolo della città. Con l’ovvia speranza che non rimanga un simbolo del nulla, per tutto il resto.

Certo l’operazione si è portata dietro molte critiche. Per intanto ci sono state le contestazioni, poi finite nell’indifferenza, a lavori cominciati, di coloro che difendevano il vecchio ponte abbattuto dalla giunta Fabbio. Difficile sostenere quelle ragioni dal momento che se il fatturato abbattuto non costituiva problema per la sicurezza della città, la legge diceva precisamente il contrario e forse ci sarà ancora chi, con buona memoria, ricorderà che un certo “piano stralcio” (legge dello Stato) indicava, per la necessaria succitata sicurezza, che il ponte assicurasse il passaggio di una massa d’acqua al secondo, ben superiore a quella sopportata dal manufatto esistente. Di qui, l’inevitabile abbattimento e la costruzione di nuova struttura.

In seconda battuta ci sono state le pressioni, non certo particolarmente convinte, ma adatte a ritardare gli interventi inevitabili, di chi sosteneva le più strampalate alternative. La meno strampalata, ma costosissima era quella della casse di espansione a valle, per le acque. Dico la meno strampalata, dal momento che le altre erano addirittura ridicole, se non del tutto cervellotiche come la diceria di un’ulteriore arcata ricoperta nel tempo, ma del tutto inesistente. Le casse però, oltre ad essere ben costose, sarebbero venute ad occupare zone di comuni confinanti con la città e nessuno era in grado, né si azzardava a farlo, di imporre ad Amministrazione alcuna la prevista disponibilità.

Ancora. C’era la più ragionevole osservazione di chi avrebbe voluto dirottare i finanziamenti previsti per rendere più presentabile, o meno disastrata la città, costruendo un manufatto meno avveniristico e forse più compatibile dal punto di vista ambientale; osservazione più ragionevole, ma che non teneva conto del fatto che i finanziamenti previsti erano esclusivamente finalizzati ai lavori per il Meier. Spiace rimarcarlo, ma per le Istituzioni non sempre ciò che sembra ragionevole è anche praticabile.

E così passeremo sul ponte, mentre quasi tutto il resto della città sta boccheggiando per l’incuria, peraltro programmato da necessità di bilancio. Il tutto sarebbe dovuto non solo al ponte, ma al tanto osannato “Progetto integrato di sviluppo urbano” (ricordate il P.S.S.U.?) che avrebbe dovuto essere il punto di partenza di una ripresa della “dignità” urbana complessiva, anche seì sul momento si sarebbe limitata al borgo Rovereto. Lasciamo stare la reazione dei cittadini di altri borghi o di altri rioni, ma c’è da chiedersi, considerati i dubbi che “ictu oculi” cominciano a trapelare, quando il P.I.S.U., finalmente, sortirà i suoi già sbandierati successi per una città dalle sorti magnifiche e progressive.

Lasciamo stare tutto, ma non si possono ignorare le notizie di ciò che avviene tra via Giordano Bruno e le diverse uscite dal centro urbano, proprio all’uscita dal ponte Meier e poco oltre, dove persino le siepi sono abbandonate alla più colpevole incuria.

Eppure anche quella zona, così almeno parrebbe, era interessata al “Progetto integrato di sviluppo urbano”.

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