La scuola materna di Rignano: breve ripasso

Elvio Bombonato

rigTutti lo ricordiamo. Rignano (prov. Roma) 7mila abitanti, metà dei quali pensionati o casalinghe, che trascorrono parte del loro tempo a guardare cosa succede in paese. I fatti:

– Giugno 2006: alcuni genitori denunciano ai carabinieri abusi dentro e fuori la scuola. Il passa-parola aumenta i bambini “abusati” a 21, di 3 e 4 anni.

– 27/4/07: il GIP e il P.M. arrestano 3 maestre (molto stimate, con anni di servizio nella scuola di Rignano), la bidella, un regista televisivo, e un benzinaio bengalese, con 7 vergognose imputazioni.

– 10/5/07: Il Tribunale del Riesame rimette in libertà gli imputati “per assoluta inesistenza di indizi”-

– Si scatena una “psicosi collettiva innescata e alimentata dai media (vedi il saggio di D.D’Andreaparatico, F,Bruno, F,Lonero, “Abusi sessuali collettivi dal ‘fattoide’ alla psicosi collettiva” Università La Sapienza, Roma, 2012 ?).

– ottobre 2007: La Corte di Cassazione avverte: “Il quadro indiziario è insufficiente e contradditorio…Spesso le parole dei bambini emergono da testimonianze inducenti dei genitori” (Panorama, Archivio).

– 22/9/2010: inizia a Tivoli il processo di primo grado, a porte chiuse. La perizia della psicologa (compenso “straordinario” euro 80mila), incaricata dal Tribunale afferma che i bambini sono stati abusati; però si era scordata di accendere il video-colloquio(Misteri d’Italia, maggio 2014). Adesso, dopo aver restituito il compenso, farà la badante a un malato di Alzheimer, così magari S.Pietro la perdona, per tutta la sofferenza che ha contribuito a provocare.

– 28/5/2012: imputati assolti con formula piena perché il fatto non sussiste (9 ore di Camera di Consiglio).”Le denunce dei genitori sono fruttto di una forte contaminazione: parlando tra loro, la trasmettono ai figli”. Alcuni genitori reagiscono in aula urlando e prendendo a calci e pugni le porte.

Ricordi di averli visti in TV, e mi ero spaventato.

– 16/5/14: La Corte d’appello di Roma conferma le assoluzioni, e condivide le decisioni della corte d’Assise.

Notizie aggiunte:

Tutte le perquisizioni, a scuola e nelle case degli imputati, le intercettazioni, le analisi chimiche sui giocattoli “erotici” usati (un orsacchiotto di peluche), ricerche di foto o video (il regista avrebbe rifornito una non trovata gang di pedofili); le poche, fortunatamente, perizie mediche (il lettore provi a immaginare in cosa consistono, anche se le esegue una fatina), testimoni, segni di abusi, i luoghi degli abusi: nulla.

I bambini sarebbero stati prelevati dalle classi (nella scuola ci sono altre maestre e bidelle: complici?) a gruppi di 5, caricati in un’utilitaria e portati nella “casa degli orrori”, mai trovata. E in paese nessuno ha mai visto niente per un anno intero. I bambini, dopo aver subito le atrocità, tornanno, ed escono da scuola alle 12,45, vocianti, allegri, coi capelli asciutti, senza segni sul corpo. Nessun pediatra nota nulla.

Infine le testimonianza dei bambini, alcune rese qualche tempo dopo. La più celebre è quella della bimba al padre che si era fermato a far benzina: è lui, l’uomo nero, il cingalese arrestato, e rilasciato solo dopo che il giudice ha trovato il tempo di ascoltare la testimonianza del suo datore di lavoro al distributore. La bimba aveva aggiunto: veniva a scuola e si travestiva da scoiattolo.

Lo psichiatra chiede a una bimba:”Come fai a sapere delle maestre cattive?” “Me lo ha detto la mamma”. Un bimbo esordisce: la mamma mi ha detto di dire che… Altre testimonianze: ci portavano in case col laghetto e il castello. Al laghetto mangiavamo i pesci crudi, poi la gatta partoriva e mangiavamo i gattini crudi; c’erano i fantasmi che perdevano sangue. Un bimbo interrogato: la mia maestra è buona, papà mi ha detto di dire che è cattiva, se no lui non mi vuole più bene (Panorama Archivio).

Altri parlano di orche e mostri; dovevamo bere il sangue e fare massaggi alle maestre (corriere della sera, 25/4/2007).

“I racconti dei bambini sono fantasiosi, disancorati dalla realtà, e non supportati da fatti”: sentenza d’appello (La Stampa, 16/5/14).

Bonini rileva “l’ostinazione del GIP e del P.M., che non riconoscono i propri errori e non si arrendono all’evidenza dei fatti” (Repubblica, riportato da Italia, 16/5/14).

CLAUDIO CERESA, giornalista de “Il foglio”, che ha scritto il libro “Ho visto l’uomo nero”, Castelvecchi, Roma, 2007, osserva che il processo non ha senso per: 1.Un reato di cui nessuno sa dove, come e quando sia stato commesso; 2.Le parole dei bambini; 3.La psicologa, che li ha interrogati per prima, ha dimenticato di videoriprendere i racconti dei bambini.

Non occorre conoscere Piaget o Petter, per sapere che i bambni piccoli non distinguono il confine tra l’invenzione è la realtà: per loro Anna dai capelli rossi è reale come il tavolo della cucina di casa.

Da ultimo due stralci dalle Motivazioni della sentenza di Appello: “I bambini furono influenzati dai genitori”; “L’accusa non ha trovato alcuna conferma, e tuttavia ha proseguito nell’iter giudiziario, via via ridimensionando le imputazioni” (Rerpubblica, 29/7/14).

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