Opportunità da cogliere

Qui Casale Monferrato Carlo Baviera

cASOrmai da anni ci si deprime, a Casale Monferrato, per la perdita di rilievo della città, per la perdita di uffici pubblici e Istituzioni. La colpa viene attribuita, a volte alla presunta incapacità degli amministratori, altre volte alla loro ritenuta sudditanza ai politici alessandrini, altre volte ancora alla indifferenza di Provincia o Regione rispetto a quest’area, un tempo Marchesato del Monferrato, e alla sua Capitale storica: Casale.

In verità negli ultimi anni Casale Monferrato, e dopo la chiusura della esperienza dei Comprensori (organismi anche di raccordo e programmazione tra i Comuni), ha perso il Tribunale; gli è mancato l’appoggio (soprattutto alessandrino) per l’eventuale istituzione della seconda Corte d’Appello regionale, come era già avvenuto per il rafforzamento dell’aeroporto per realizzare strutture di terzo livello; la soppressione di corse ferroviarie, obbligando i monferrini a percorsi alternativi e perdite di tempo per raggiungere Torino, Milano, Genova; la perdita della sede dell’ASL provinciale e insieme il ridimensionamento parziale di reparti ospedalieri; la chiusura del Corso di Laurea in Economia e Amministrazione delle Imprese (CLEAM);  chiusura degli uffici di Enel e Telecom (oggi TIM). E in anni più lontani, si sono chiuse le Caserme militari, è venuta a mancare la presenza della Banca d’Italia. E persiste il timore di ulteriori “tagli” alla struttura ospedaliera, alla tenuta (a causa delle difficoltà nei trasporti) del sistema scolastico superiore, e alla presenza della Diocesi a seguito di revisioni in ogni regione ecclesiastica che la Conferenza Episcopale Italiana sta progettando.

Tutto questo ha due motivi ovvi: la fine della leva obbligatoria, per quanto riguarda le Caserme, e i continui accorpamenti istituzionali e di sedi pubbliche da parte delle Istituzioni, a scopo di risparmio e di efficienza. Sono motivi obiettivi, dati dal continuo calo della popolazione sia del territorio monferrino che della città capoluogo, non compensato dalla presenza di immigrati e rifugiati. Per quanto riguarda la eventuale o possibile “ostilità” delle aree vicine e al non incisivo e convinto sostegno della Regione Piemonte (che fine ha fatto l’elettrificazione della Casale-Vercelli?) non mi pronuncio, ma sicuramente il periodo di “vacche magre” per la collettività e il venir meno di una seria programmazione porta le città a competere più che a collaborare per distribuire le Istituzioni, le sedi , le presenze pubbliche in modo meno accentrato.

Tanto meno esprimo giudizi sulla capacità e visione degli amministratori; ma so che fino ad una decina di anni fa, Casale e il territorio monferrino hanno avuto amministrazioni pubbliche capaci di progettualità, di individuare le priorità principali, di creare condizioni per consentire anche al settore produttivo di svilupparsi e innovarsi.

Che fare allora, per mantenere qualche speranza? Lancio due proposte, che so non essere semplici da realizzare, e che ancora una volta dipendono più da Enti esterni che dai politici e dalla classe dirigente locale. E se qualcuno di loro (parlo degli operatori locali) leggerà queste righe, spero possa servirsene per tentare, come si sta facendo con altre iniziative, una rinascita della città.

Primo elemento: di recente sono stati rilanciati (soprattutto da Romano Prodi) gli Istituti tecnici superiori come elemento, semplifico molto il concetto, per formare personale più immediatamente utilizzabile dalle imprese, e non avere solo lunghi anni di studi universitari con competenze più teoriche. Analoghi concetti sono stati di recente introdotti da un articolo sul Sole 24 ore della Parlamentare Europea Silvia Costa, ex Sottosegretario alla Cultura nel Governo Ciampi ed ex Assessore all’Istruzione, Diritto allo Studio e Formazione nella Regione Lazio. Diceva Costa: “Gli Istituti Tecnici superiori sono stati avviati nel 2010 come evoluzione dei Poli di Istruzione e formazione tecnica superiore sulla base di un accordo Stato/Regioni. [..] Molti di quei Poli sono stati trasformati in fondazione di partecipazione tra Istituti Tecnici, Università, Enti di Ricerca, Enti di formazione e imprese, in sei aree tecnologiche strategiche. Si tratta di una risposta importante e innovativa a quattro sfide e punti di debolezza del sistema italiano educativo e produttivo in ambito europeo. [..] la mancanza di un’offerta di istruzione superiore tecnica accanto a quella fornita dall’università; [..] l’incompatibilità tra competenze e abilità richieste dal mercato e quelle offerte dai curricula scolastici ed universitari; la progressiva separazione tra i processi di istruzione e formativi dalla cultura del lavoro e dell’imprenditorialità [..]; gli Its non riescono ad incrementare i loro corsi per le inadeguate risorse e la poca pubblicità istituzionale, ma anche per la ancora inadeguata promozione presso le imprese”. Mentre sulla Rivista Tuttoscuola rimarcava come sia ancora poco significativo il numero di diplomati negli Istituti Tecnici Superiori, che invece, negli altri Paesi incide moltissimo”.

Questa è una opportunità da cogliere per proporsi ad ospitare un Istituto scolastico con quelle caratteristiche, quale sostituto della esaurita presenza universitaria a Casale Monferrato. In fondo quando si iniziò a pensare ad una presenza culturale e formativa di livello universitario, si iniziò con la Scuola di Amministrazione Aziendale. Penso che sia importante seguire l’evoluzione della proposta Prodi, e programmare risorse, sede, e quant’altro per avanzare la propria candidatura. Mi piace anche ricordare (e mi scuso per l’autocitazione) che già nel 1986, a seguito dell’inquinamento doloso dell’acquedotto di Casale Monferrato, in un incontro tra i gruppi consiliari comunale e regionale della DC ponevo (come capogruppo) l’esigenza di istituire un Istituto superiore per la formazione di tecnici dell’ambiente e dell’energia, un Centro Regionale post diploma attento al settore ambientale; e anche i vertici regionali concordarono sulla necessità di trovare una soluzione adeguata. Purtroppo non se ne fece nulla, e poi ci si concentrò su una sede Universitaria decentrata. Ma oggi la questione di un ITS si ripresenta come possibilità.

Secondo elemento. La proposta per l’istituzione di un Dipartimento di difesa civile non armata si avvicina a una discussione parlamentare.  Da parte di persone più attente e informate si è fatto presente che “nella proposta sono previsti due aspetti: l’istituzione dei Corpi civili di pace, che già sono in corso di sperimentazione grazie a un emendamento alla Legge di Stabilità di due anni fa. Corpi strutturati e formati che possano andare a prevenire i conflitti e gestire le situazioni di post-conflitto: non basta che non si spari per avere la pace, occorre riconnettere il tessuto sociale. E’ quindi prevista la creazione di un Istituto di ricerca sulla pace e il disarmo, poiché occorre studiare la pace e le dinamiche molto forti tra le parti e l’articolazione in un comitato di dialogo e dibattito e di azione comune con la Protezione Civile e con l’Ufficio nazionale del Servizio Civile. In questo modo si avrebbe una realtà istituzionale pronta a intervenire”.

Anche in questo caso ci troviamo una opportunità da fruttare intervenendo in anticipo. Sono anni che ci si ingegna per pensare a come utilizzare le Caserme dismesse. Saltata l’ipotesi Corte d’Appello per la Nino Bixio, e comunque restando sia questa che la Mazza di proprietà del demanio, non resta che chiedere che una delle due sia ristrutturata e sistemata per essere utilizzata/adibita a funzioni di formazione dei corpi civili.

Avere a Casale Monferrato una base di formazione di Corpi civili di pace, là dove si addestravano militari, e/o Istituto di Ricerca sulla pace e il disarmo può essere occasione per ridare respiro anche al commercio cittadino, ricreare vitalità e movimento in una città troppo spesso “spenta” già all’ora di cena, di riaprire centri di incontro, socializzazione, divertimento, di riportare una iniezione di gioventù in un’area tra le più anziane d’Italia.

Due proposte difficili da realizzare, ma non impossibili. E che hanno il merito di parlare di formazione, cultura, lavoro, impresa, pace (volendo, anche di volontariato civile; e di questa necessità ci viene conferma anche, purtroppo, a causa del recente terremoto): proposte con caratteristiche educative e insieme utili per favorire il ripristino di collegamenti ferroviari e di innovare incrementando servizi digitali e tecnologicamente avanzati.

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