Col terremoto, la solidarietà offesa

Domenicale Agostino Pietrasanta

amaSulla solidarietà non sono ammesse né critiche, né riserve; ho ascoltato la testimonianza di un’ultraottantenne sfollata che lodava la puntualità degli interventi e l’abnegazione dimostrata nei soccorsi. Le istituzioni ed i volontari hanno agito ed agiscono con il sacrificio e la competenza universalmente riconosciuti; peraltro, se a fronte della tragedia di 281 morti si affianca la constatazione di 240 estratti vivi dalle macerie, qualcosa deve avere funzionato perfettamente.

Purtroppo la solidarietà viene rimossa, meglio offesa, da altre notizie: quello delle diverse forme di sciacallaggio posti in essere.

Una prima forma è quella che non ha aggettivi: sciacallaggio punto e basta. Quello dovuto ai personaggi della disperazione o dell’istinto bestiale che, soprattutto a fronte delle tragedie, si risveglia anche nell’uomo indegno di questo nome; lo sciacallo che si aggira tra le macerie a raccattare i resti di una miseria fatta di morte non ha ragionevoli spiegazioni se non quello della morte dell’umanità. Una morte più straziante di quella delle vittime.

Una seconda forma si realizza nella sfruttamento politico/ideologico più grossolano, anzi di parte fatta da autentici beceri della mala politica. E’ la forma dei protagonisti dello scontro populistico: passano su tutto, persino sulle miserie della strage innocente ed inspiegabile. C’è da rimanere ancora stupiti, nonostante le prove inequivocabili della loro insensibilità (stavo per dire, imbecillità: non lo confermo per rispetto dei lettori). Costoro sono arrivati ad affermare di mandare nelle tende i rifugiati (pardon, i clandestini!) e di mandare negli alberghi a cinque stelle i terremotati. Inutile portare ragioni, inutile controbattere che nessuno degli sfollati terremotati sarebbe disponibile a lasciare le proprie terre, le proprie origini e le proprie radici; con costoro tutto è inutile: persino invitarli a visitare la precarietà degli alloggiamenti dei rifugiati, persino controbattere che le più recenti notizie dicono che poveri disgraziati, poveri emarginati dalla “solidarietà” compatta dell’Europa, percorrono quattrocento chilometri, aggrappati sotto un camion. Con costoro tutto è inutile, serve solo il consenso elettorale di cui i social network si fanno pronti interpreti ad opera di una povera umanità, non escluso qualche prete che probabilmente conosce più il catechismo del Vangelo. Sinceramente e personalmente ritengo la seconda forma più colpevole della prima.

C’è però una terza forma di sciacallaggio tanto più raffinata, quanto più odiosa: quella dei programmi di ricostruzione in mano a qualcuno che sfrutta l’occasione per arricchirsi: Qualcuno che invece di procedere, con gli strumenti messi a disposizione nel tempo, alle costruzioni previste per le zone sismiche, ha disatteso ogni norma ben nota per evitare i disastri che stanno sotto gli occhi di tutti; qualcuno che per gli interessi clientelari spesso condannati, ma persistenti, è persino andato a “ricostruire” dove l’evento sismico non era mai arrivato; qualcuno tanto corrotto da non fermarsi neppure davanti alle possibili o prevedibilissime ecatombe del futuro. Forse non c’è norma che possa fermare costoro; forse solo la forza del messaggio religioso potrebbe cambiare un sonno tanto perverso della ragione. Mi spingo a tanto, io credente, per aver letto, in questi giorni uno scritto di un lucidissimo testimone, non tenero con le varie chiese del benessere.

Attenti però amici miei (e qui uso il termini amici con convinzione); attenti alla pur doverosa denuncia di queste aberrazioni. Bisogna scegliere i tempi giusti che non sono mai quelli della solidarietà. Anche questa potrebbe essere se non offesa, tuttavia rimossa da denunce precipitose che finiscono per scoraggiare l’azione degli aiuti: può succedere che non pochi si sentano impotenti e finiscano per chiudere mani e cuori, scoraggiati dalla imprevedibilità degli eventi; dal timore che anche i più generosi soccorsi vengano dirottati nelle tasche dei disonesti.

Lo confesso: io stesso sono stato a lungo perplesso se proporre questo modesto contributo: poi, rilevato che ormai il dibattito era in agenda, mi sono indotto a farlo.

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One thought on “Col terremoto, la solidarietà offesa

  1. Condivido in toto la tua analisi e le tue perplessità. Speriamo stavolta di non vedere un Berlusconi per 20 volte, col caschetto, mentre dice: tu vai qua, tu vai là (aveva imparato la sismologia in due notti, da solo); il G8, Bertolaso con le casse radioattive buttate in mare alla Maddalena (filmate dal giornalista sub dell’Espresso), e tutte le schifezze che il documentario della Guzzanti ci fece vedere. Tralasciando la telefonata entusiasta di chi si stava preparando a sbarcare sul terremoto, provvidenziale (per lui, e a modo suo) occasione di arricchirsi.
    . E neppure Berlusconi farsi bello con le casette di legno (comprate, regalate?) da Bolzano.
    Vi prego, membri del governo di qualsiasi etnia, non fateci rivedere un pessimo film già visto. Ripassiamoci il lontano Friuli, decollato, da paese di migranti storici, a Regione in pieno sviluppo economico, attraverso i finanziamenti, ben distribuiti e ben spesi, per la ricostruzione. Razza Piave, diceva mia madre, orgogliosa di appartenervi. (e.b.)

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