Repetita Iuvant

Domenicale Agostino Pietrasanta

afQualche nostro lettore, non già su “Appunti alessandrini” (Ap), ma su altra pubblicazione che spesso usa la cortesia, a noi gradita, di riprendere i nostri scritti, ha sottolineato con molto garbo, non primo di sottile sarcasmo, che abbiamo l’abitudine di ripeterci. Per la verità ci sono stati nostri amici che hanno rintuzzato l’osservazione, ma anche Ap vuol dire, al riguardo, la sua.

Non posso negare che ci ripetiamo e ripetiamo la proposta di alcuni presupposti di riferimento politico, ovviamente a riguardo delle varie situazioni e dei diversi eventi che si susseguono ai vari livelli, locale, nazionale e, quando vi siano le competenze, internazionali. E’ vero ci ripetiamo, ma lo facciamo constatando che troppe questioni non trovano sbocco, per una totale assenza di dibattito politico, per una afasia del ragionamento che continuamente, viene sostituito dalla banalizzazione, dall’ovvietà o, peggio dall’insulto. E dunque se i problemi non si risolvono non si può fare altro che richiamarne la presenza tentando di proporre qualche alternativa, ma senza inseguire la novità a tutti i costi, dal momento che se qualcosa di nuovo va ricercato, bisognerebbe anche che il precitato nuovo fosse anche migliore; altrimenti vale sempre il principio che anche il ripetuto può servire (Repetita iuvant).

In effetti ci capita di ripetere alcune proposte di riferimento che, sembrano a noi sempre attuali, almeno fino a che nessuno si sogna di porre in essere le conseguenti realizzazioni.

Tanto per esplicitare. Siamo convinti, e lo ripetiamo, che non ci sia democrazia senza la dialettica assicurata dai partiti politici; in assenza dei partiti anche la democrazia del leader non si esprime con coerenza. Se il leader è necessario è tuttavia indispensabile il controllo del dissenso fisiologico che, sui vari problemi non può non essere lo strumento che impedisce la degenerazione della leadership in autoritarismo. Nello stesso tempo siamo convinti, e lo ripetiamo, che fino ad oggi solo col partito politico si individua il luogo, in cui il cittadino può conoscere le questioni dibattute dalle istituzioni, senza le manipolazioni affidate alla sola componente mediatica o, peggio, prevalentemente populistica dei social network. Ciò che sta succedendo sulle polemiche relative al dissesto della città è sintomatico. Personalmente credo che qualcuno abbia ragione e qualcuno torto, ma è di tutta evidenza che senza un luogo di dibattito sull’informazione assunta e documentata, quasi nessuno sia posto in condizioni di decidere con consenso o dissenso. E se la maggioranza dei cittadini non decide con consapevolezza e si abbandona alle sensazioni della polemica e dell’insulto, la democrazia viene ferita irrimediabilmente. La libertà presuppone consapevolezza. E potete star certi che, a fronte delle diverse situazioni e con distinta motivazione questo ragionamento lo ripeteremo fino a che non ci verrà proposto qualcosa di nuovo e, a giudizio di un pensiero che può sempre sbagliare, di migliore.

E qui viene un ulteriore riferimento che ci serve per l’impegno che ci vede presenti, più o meno bene, da dieci anni: il dubbio, come risoluzione di ogni dogmatismo ideologico. Per questo abbiamo sempre guardato con sospetto, da cattolici democratici, alla confusione tra il livello universale della Religione e quello, necessariamente di parte, della politica. Per questo continuiamo a ripetere e sempre ripeteremo che sulla questione dei “diritti non negoziabili” pesa l’ambiguità, più che l’ambivalenza di un intervento surrettizio della gerarchia ecclesiastica. Non certo per contestare la natura non negoziabile del principio, che anzi ne allargheremmo il campo ben al di là di quelli che attengono il cosiddetto “eticamente sensibile”, ma per ribadire che la loro realizzazione non può non essere contestualizzata e perseguita nell’ottica del maggiore bene possibile; il che è compito della politica nel confronto dialettico con inevitabili opzioni diverse.

Continueremo a ripetere che c’è un problema, al fondo di ogni scelta, che attiene la “libertà solidale”, dal momento che anche la libertà non può essere abbandonata al solo mercato: non si può lasciare libero l’individuo di nutrirsi e formarsi culturalmente e disinteressarsi dei relativi mezzi che potrebbe anche non avere a disposizione. Anche per questo, pur consapevoli e convinti che il merito vada promosso lo si deve incentivare e favorire nel contesto del servizio delle migliori energie umane al fine della crescita complessiva e non dei privilegi individuali.

Sono solo alcune delle cose sulle quali usiamo qualche insistenza; sempre disponibili a cambiar vento non perché siamo disposti a qualunque cambiamento, ma quando qualcuno ci darà delle motivazioni diverse e più ragionevoli; o, almeno ragionevolmente, migliori.

Buona domenica!

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