Eventi inquietanti, dubbi e interrogativi – parte II

Carlo Baviera

immRiprendo il discorso (qui la parte I^) sulle tragiche vicende estive in relazione alle quali mi permetto di sollevare interrogativi e dubbi, magari banalizzando un po’ oppure con qualche insinuazioni controcorrente rispetto al politicamente corretto.

Mi guardo ovviamente dal commentare  le vicende legate al cosiddetto terrorismo islamico (ma come sappiamo le religioni e i veri credenti non centrano nulla). Mi hanno però colpito alcune considerazioni  postato sui social network che sostanzialmente avevano questo tono: “mi spiace doverlo ammettere, non le credevo, ma la Fallaci è stata profetica”. Significa che fra le persone, anche di sinistra si annida e aumenta la paura. Con ciò continuo a ritenere che sia stato un errore voler esportare la democrazia, abbattere affrettatamente dittatori pericolosi che non erano poi peggiori di altri (e neanche di quelli con i guanti bianchi che usano la finanza internazionale per uccidere), e sostenuto regimi al limite della democrazia e non sempre affidabili per le libertà; molto vere le parole di Gino Strada “Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, senza che questo avesse delle ricadute sull’Europa e sul nostro Paese. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società”.

E nelle nostre società il tema terrorismo lo si lega facilmente all’immigrazione e all’aumento continuo di profughi (anche se la relazione non esiste), e ai temi dell’integrazione di chi arriva da altre culture e tradizioni. Perciò può sorgere il dubbio che in fondo non abbia tutti i torti Giovanni Sartori: «Illudersi che si possa integrare pacificamente un’ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica. Su questo equivoco si è scatenata la guerra in cui siamo». Un dubbio che può e deve essere smontato solo attraverso una forte riaffermazione della <laicità> della nostra Repubblica, e attraverso la <blindatura> dei valori e dei contenuti della nostra Costituzione per oggi e per l’avvenire (anche nel caso estremo e teorico di una maggioranza islamica) che tutti devono rispettare. Libertà di portare il velo, ad esempio, ma non l’obbligo; libertà di mangiare carne di maiale e di bere vino e alcolici sempre; divieto di infibulazione, di segregazione per le donne, del burqa; non offuscare tradizioni e feste religiose  temendo di turbare altre sensibilità.  Se è giusto, in una realtà che si fa più plurale, adattare i propri stili e le modalità di vita rispettando le nuove presenze, è altrettanto doveroso modificare le conquiste e le regole di convivenza civile che ci siamo date? Tutte le persone normali e non fondamentaliste, a qualsiasi religione appartengono, sanno capire e distinguere. Parlare di laicità e di blindatura delle libertà costituzionali sembra cosa ovvia, quasi inutile. Ma se pensiamo alla Siria, all’Egitto, o alla Turchia, dove società laiche si sono islamizzate e le opposizioni sono oppresse come si può pensare di garantire il rispetto delle tradizioni e delle abitudini, se non anche attraverso la legge?

Sempre in tema di immigrazione, mi chiedo se le difficoltà denunciate dai sindaci (anche di sinistra) nel dare risposte civili si risolvono con l’esercito. O solo con nuove maggiori risorse. Continuo a credere che di fronte ad una realtà destinata ad aumentare serva, oltre che una politica comune da parte dell’Europa, anche costruire un progetto che non si limiti a collocare i rifugiati in strutture isolate senza possibilità di relazioni ed offerta sportiva, di divertimento, o  culturale. Né senza poter offrire alla maggioranza di loro un lavoro (che non può essere solo sfalciare erba, pulire marciapiedi e cessi pubblici) consentendo che il loro ozio diventi ulteriore motivo di critica popolare. Sono dubbi e interrogativi, naturalmente.

E il progetto deve legarsi ad analogo impegno ad offrire, senza assistenzialismi, agli indigeni giovani o disoccupati un lavoro adeguato (o in questo Paese ci sono solo Call Center e Casse di Supermercati?) e un alloggio passabile a chi lo attende da anni. Perché non si possono creare scontri tra gruppi sociali. Un piano casa lo si è fatto a cavallo degli anni ’50 e ’60, non riusciamo a farlo oggi? Mi rifiuto di crederci.

E, fra tante iniziative e impegni di risorse, è illogico pensare ad una politica “family friendly” che favorisca sia la decisione di potersi sposare che quella di fare figli? Senza un aumento significativo della nostra popolazione si andrà incontro non solo a quella che ad alcuni sembra una invasione, ma anche alla diminuzione di occasioni e offerte di lavoro, perché il lavoro non aumenta dove diminuisce la popolazione.

E per restare nel campo scivoloso e insicuro della dietrologia e della teoria del complotto aggiungo ai tanti dubbi e interrogativi: non è che tutta una serie di vicende, anche non legate tra loro, comprese le sparatorie mortali tra bianchi e afroamericani negli  USA, agevolino la corsa di Trump verso la Casa Bianca per un verso, e dall’altro blocchino e sfarinino la costruzione europea? E’ solo un dubbio, ma …

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