La GMG e il “piccolo gregge”

Gian Piero Armano

gio

Non so perché, ma domenica scorsa – era la 19^ domenica del temo liturgico ordinario – riflettendo sulle parole della pagina evangelica “Non temere, piccolo gregge” che Gesù rivolse al gruppo dei discepoli, mi sia venuto spontaneo un accostamento, un confronto con la grande manifestazione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) svoltasi in Polonia nel luglio scorso. “Piccolo gregge”…due milioni di giovani!

Questo confronto mi ha scosso e mi ha fatto riandare ad alcuni pensieri che ho colto, appena terminata la manifestazione giovanile, da interviste fatte dai mezzi di comunicazione alessandrini ad alcuni partecipanti ad essa. Ne cito alcune: “In questi giorni di grande festa ci si sente veramente Chiesa”; “Sono sempre colpito da come i giovani riescano ad essere istintivamente Chiesa. Interpretano istintivamente il messaggio di semplicità che deve essere alla base dei rapporti e che deve guidare il cuore.”. Sono dichiarazioni certamente suggerite dall’entusiasmo suscitato dalla partecipazione ad una grandiosa ed importante manifestazione… ma è tutto coniugabile con la visione evangelica del “piccolo gregge” che non deve temere?…

Oggi sembra scontato riconoscere che viviamo un periodo critico un po’ a tutti i livelli: ecclesiale, politico, economico e sociale. Tutti si lamentano e nutrono poche speranze per l’avvenire. Quello che era ritenuto il mondo cristiano, soprattutto in Occidente, sta perdendo terreno e vive nella paura di essere sorpassato dal punto di vista numerico dalla presenza dei musulmani. Per molti questo pensiero diventa angoscioso e stimola atteggiamenti di scontro e di crociata, manifestando così pochezza di fede in Cristo risorto che guida la Storia. La tentazione di avere una Chiesa numericamente forte, di avere una Chiesa che conta e che vuole mostrare i muscoli, è a portata di mano, ma sarebbe una Chiesa miscredente, troppo sicura di sé.

Gesù, invece, parlando ai discepoli, ha detto un’altra cosa in modo chiaro: “Non temere, piccolo gregge” (Lc 12,32): poche parole per dare una visione ed un programma di Chiesa che vale per ieri, per oggi e per domani. Di fronte a queste parole viene meno qualsiasi idea di forza numerica, di Chiesa maggioranza nel mondo; e chi così la intendesse ed operasse per renderla tale, sarebbe in contrasto con il Regno di Dio.

La Chiesa per natura e per vocazione non può che essere un “piccolo gregge”: un pizzico di lievito nella pasta (Lc.13,21) o una luce posta sul candelabro (Lc. 8,16): questi due segni indicati da Gesù per far capire la realtà della Chiesa, sono segni di minoranza in rapporto alla pasta e alla casa. Inoltre la Chiesa non può che essere minoranza nel mondo perchè non è eterna: il suo ruolo è esclusivamente un ruolo storico e come finirà la storia, finirà anche la Chiesa, resterà solo il Regno di Cristo.

Ritornando all’evento GMG, del quale non nego l’importanza, mi sorge il dubbio che sia un grande evento per se stesso e che induca a configurare una Chiesa che non è quella espressa dalle semplici parole “piccolo gregge”. Inoltre l’evento si è svolto in un paese, sicuramente ricco di storia, di fede, di sofferenza inaudita soprattutto durante la seconda guerra mondiale, ma che oggi si sta ponendo in un atteggiamento di chiusura e di conservatorismo che intacca anche la realtà religiosa, che contrasta con l’accoglienza e la condivisione; un atteggiamento che contribuisce a sminuire il valore dell’Europa unita del dialogo e dell’accettazione delle diversità. La Polonia è anche un paese che ha vissuto una dilagante papolatria ai tempi di Giovanni Paolo II da parte del coro di coloro che lo hanno santificato o quasi divinizzato “ante mortem”, creando un senso di disagio in molti credenti.

E meno male che l’attuale papa Francesco, per la semplicità e la concretezza del suo parlare e del suo agire, nei giorni della GMG ha lanciato messaggi urgenti ed impegnativi che hanno fatto sussultare le coscienze non solo dei giovani, ma di tutte le persone di buona volontà: “Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare. Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore…Abbiate il coraggio di insegnarci, abbiate il coraggio di insegnare a noi che è più facile costruire ponti che innalzare muri! Abbiamo bisogno di imparare questo. E tutti insieme chiediamo che esigiate da noi di percorrere la strada della fraternità. Che siate voi i nostri accusatori, se noi scegliamo la via dei muri, la via dell’inimicizia, la via della guerra…”.

Sono parole da “piccolo gregge”, ma che dilatano la responsabilità dei cristiani credenti, sono parole che fanno arrossire di vergogna coloro che, professandosi cristiani anche giovani, di fronte alla massiccia presenza di immigrati che scappano dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla fame, reagiscono in modo irrazionale con la paura da una parte e con lo sfruttamento dall’altra.

Ma esperienze come la GMG, grandiose dal punto di vista organizzativo, impegnative dal punto di vista finanziario, espressioni di una Chiesa piramidale più che di una “chiesa del grembiule”, in cui la popolazione giovanile rischia di diventare sostegno materiale della gerarchia e che accetta il mondo solo se diventa “cristianità”, quale segno possono essere per la profezia del “piccolo gregge”?

Sono domande che ci si deve porre in questo tempo di crisi profonda perchè c’è qualche dubbio che le riunioni oceaniche, quando il numero sembra scaldare il cuore, possano adombrare il valore di una Chiesa intesa come “piccolo gregge”.

Anche Gesù è nato ed è vissuto in un tempo di crisi profonda e per la sua missione non ha voluto cercare sostegno nella tradizione giudaica, nella potenza del tempio o nella forza della sua religione, non ha cercato consensi usando mezzi ed esperienze eclatanti (e quando si è trovato coinvolto li ha rifuggiti prontamente), ma ha vissuto ed ha proposto una via fortemente innovativa – quella del “piccolo gregge” – che mise in crisi il sistema religioso e politico tanto che fu ucciso da una alleanza politico-religiosa.

Mi pare che papa Francesco, per quel che fa e che dice, sia in sintonia con questa lunghezza d’onda: lo saranno anche preti, vescovi e i milioni di giovani che hanno partecipato ad una esperienza come la GMG? Speriamo…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...