Eventi inquietanti, dubbi e interrogativi – parte I^

Carlo Baviera

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Non ci sono più le stagioni di una volta; perciò neanche le estati sono più quelle spensierate, di serenità, per starsene tranquilli. Anche se non è principio assoluto. Basti pensare alla strage ferroviaria di Bologna, a quella dell’Italicus, alla repressione di Piazza Tienanmen, all’invasione dell’allora Cecoslovacchia. Ma quest’anno l’estate è stata prodiga di eventi inquietanti e tragici; perciò non è fuori luogo porsi qualche interrogativo su quanto è avvenuto. Solo per ricordare qualche fatto che ha prodotto orrore, e inquietato i nostri giorni, indico a titolo esemplificativo: le barbare esecuzioni di civili in un Ristorante di Dacca; la morte violenta di un nigeriano a Fermo; la strage di Nizza.

Su un piano diverso, ma pur sempre preoccupante, possiamo citare lo scontro “colposo” di treni in Puglia, con conseguente carneficina; e il tentato Colpo di Stato in Turchia seguito dal “vero” colpo di Stato da parte di Erdogan, tanto da far pensare (la cosa è realistica, nonostante le accuse di dietrologia) che sia stato lo stesso Presidente Turco a “favorirlo” per rafforzarsi attraverso la repressione conseguente.

Le tragedie si sono consumate; chi deve indagare indaga; l’indignazione cresce ad ogni livello, anche quando i colpevoli non sono coloro con cui ce la prendiamo. Il piove Governo ladro vale sempre e comunque. Io non ho competenze ed elementi particolari per commentare o esprimere giudizi. Perciò, in questa sede, lasciando da parte i facili bersagli e le solite polemiche, mi soffermo solo per esprimere qualche dubbio e porre alcuni interrogativi; magari restando sul banale oppure con qualche domanda fuori dal politicamente corretto e con insinuazioni controcorrente.

Partiamo dalla vicenda di Andria e dallo scontro dei treni. La tratta è gestita, uso termini non tecnicamente corretti, da un ente privato e non dalla FF.SS. Poiché appartengo ad una cultura politica che ha nel suo DNA il riconoscimento e la valorizzazione della società civile, della sussidiarietà, ed è contro lo statalismo e l’accentramento, la cosa non mi sconvolge: anzi, i servizi pubblici possono essere gestiti meglio se non statalizzati. Però con dei limiti, con le regole e i controlli che ne derivano, senza scopo di lucro, ecc. Altrimenti se diventano aziende come quelle private che devono pensare soprattutto ai profitti (anche qui gli eccessi sono pericolosi) e rispondono a logiche diverse da quelle del bene comune e dell’interesse collettivo, tutto può degenerare e tutto può succedere. Perciò il primo dubbio è su che tipo di gestione dobbiamo prevedere per i trasporti: ferroviari, aerei, navali (le crociere non sono la stessa cosa che il trasporto merci o di persone impossibilitate ad usare altri mezzi), e così via. Lo Stato, almeno in termini di stretta vigilanza, di orari, di tratte, ne può restare fuori?

Altro dubbio sulle responsabilità. Che ci sia errore umano sembra accertato; che chi ha sbagliato non debba avere una promozione è altrettanto evidente. Ma, vista la fame di vendetta e di sollevarsi la coscienza da parte dei connazionali, si dovranno incolpare i Capistazione e solo loro? E l’errore umano se è dovuto al malfunzionamento di qualche strumento elettronico va addossato a chi lo ha commesso? Con questo non intendo (seguendo il piacere italico di incolpare il Governo, il Ministro, l’Amministratore delegato) affermare che i colpevoli stanno in alto. Non vorrei solo che tutto si chiudesse ritenendo responsabili due o tre poveri lavoratori sbattendoli fra il numero dei disoccupati o l’ultimo funzionario che ha seguito i fondi per il raddoppio dei binari.

Passando al nigeriano ucciso, pare che due siano le cose certe. La prima è che l’accusato è un ultras e un estremista di destra. Questo significa (pur se non è automatico il parallelo, e che esistono gruppi ultras positivi e interessanti) che da troppo tempo tra i sostenitori organizzati di non poche squadre di calcio nostrane si nascondono e crescono troppi violenti, e che questi in genere sono reclutati tra l’estremismo fascistoide e a questo vengono formati. Le modalità del sostegno non sono più tifo ma espressione di una sottocultura pericolosa: non a caso ogni tanto succedono tragedie. A quando l’intervento preventivo delle forze dell’ordine? Ciò non significa che in frange dell’estrema sinistra o in alcuni centri sociali non ci siano motivi di preoccupazione, ma sono di altro genere. E anche in questi casi è bene prestare molta attenzione: le regole valgono per tutti.

L’altro aspetto che sembra accertato è che, come risposta alle offese, il primo a usare la violenza fisica sia stato la vittima. Questo deve far riflettere, in ogni situazione, perché mi sorge il dubbio che siamo portati ad additare i colpevoli solo a seconda delle posizioni politiche o religiose che manifestano. Siamo ormai schierati per fazioni e incolpiamo automaticamente quelli del campo avverso al nostro?

Non ci troviamo ormai divisi fra Orazi e Curiazi? In una società non solo bipolare, ma profondamente divisa al suo interno su tutto? Solo il calcio riesce a rimescolare le fazioni e tenere insieme spezzoni di destra, sinistra, centro; spezzoni di credenti e di laicisti; spezzoni di ricchi e poveri? Sono solo dubbi, ma … (continua)

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