Golpe turco e visione liberale: una possibile lettura

Alessandro Cervetti

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Un’immagine su tutte relativa al tentato Colpo di Stato del 15 Luglio in Turchia ha suscitato in me una scia di dubbi e domande: è quella di un  mezzo militare cingolato fermo davanti ad un manifestante dell’AKP disarmato e con in pugno null’altro che la bandiera turca. Non un “unicum” lungo le strade di Ankara e di Istanbul, dato che molti cittadini si sono riversati nei centri principali del Paese dopo l’appello del Presidente turco Erdogan formulato grazie all’applicazione facetime dal suo smartphone e ripresa da una giornalista della Cnn Turk alle ore 1,27.Quell’immagine sarebbe stata diversa in caso di successo dei militari golpisti. Probabilmente avremmo assistito a qualcosa di molto più cruento come il corpo maciullato del manifestante  sotto i  cingoli, se quella fosse stata l’unica possibilità di riuscita. Razionalizzando sono giunto ad alcune considerazioni che vorrei sinteticamente riportare qui.

La prima e più immediata è quella per cui ogni “Colpo di Stato” ha in sé qualcosa di necessariamente illiberale e non solo di antidemocratico perché implica una coercizione fisica totale ed arbitraria  su alcuni individui e l’imposizione di ordini volti alla privazione delle “libertà liberali”, quali la libertà di movimento, di associazione e di parola (con la disposizione del coprifuoco o dello stato d’assedio), ed anche se i fautori si presentano (come si è presentata quella parte di ufficiali dell’esercito turco che ha tentato di rompere l’ordine costituito), paradossalmente, come i difensori della democrazia liberale. Questo semplice argomento non suoni superficiale dal momento che io l’ho invocato più volte in discussioni con amici che senza indugio hanno applaudito al Golpe come strumento principe per riportare  lo stato di diritto in Turchia, dopo l’indubbia involuzione autoritaria degli ultimi anni; è un modo quindi, prima di tutto  di sollecitare l’applicazione di un principio di prudenza nella valutazione di certi atti: il golpe ha sempre conseguenze repressive nell’immediato e si dovrebbe sempre riconoscerlo pubblicamente anche quando lo si giustifichi per altre ragioni.

Le ulteriori considerazioni riguardano il caso specifico e l’utilità effettiva del Colpo di Stato; naturalmente qui si potranno  solo elaborare ipotesi controfattuali  ma partendo  da un dato reale evidente a tutti: le caratteristiche del sistema politico turco  prima del 15 Luglio – e  la situazione sta ulteriormente degenerando in questi giorni e ore –  non sono quelle proprie di una liberaldemocrazia occidentale, almeno usando le categorie politologiche più accreditate (penso ad es. a quelle utilizzate da autori come L. Morlino, Linz, Grilli di Cortona ed altri…), e neppure di un regime totalitario ma forse  di un tipo particolare di regime autoritario: la democrazia meramente elettorale, e cioè un sistema con elezioni che soddisfano i requisiti democratici e parlamenti in cui le opposizioni possono svolgere un’attività relativamente libera, ma con carenze sul piano delle libertà civili come  la chiusura forzata di giornali critici, le forzate ed indotte  dimissioni di giudici, la repressione di alcune manifestazioni, nonché la continua violazione dei diritti della minoranza curda.

Più specificamente questa pseudodemocrazia è al contempo molto radicalizzata con una popolazione in gran parte a favore di Erdogan (i dati delle ultime elezioni politiche parlano di una percentuale di voto a favore dell’AKP di quasi il 50%) ed un partito islamico di maggioranza con un’ottima capacità di mobilitazione. La particolare struttura del sistema politico turco mi induce a pensare che un’eventuale destituzione del Presidente Erdogan ad opera dei militari avrebbe elevato grandemente il rischio di guerra civile, dal momento che il partito islamico, non a torto, poteva e può ancora vantare una legittimità democratica elettorale e questa sarebbe stata una leva simbolica determinante nel mobilitare la base militante; in quel caso la violenza sarebbe stata ben maggiore di quella di queste ore, ancora non diffusa tra la popolazione.

Del resto mi preme ricordare che l’AKP giunge al Governo nel 2002 e per almeno un decennio mostra una relativa continuità rispetto ai Governi laici, anche in ragione delle pressioni esercitate da fattori esterni come la UE e l’incentivo della possibile adesione; incentivo non di poco conto se si pensa che in vista dell’adesione è stata la Turchia già governata da Erdogan (seppure prima della riforma costituzionale in veste di Primo Ministro) a portare avanti alcune riforme apprezzabili come l’abolizione della pena di morte e la cessazione della pratica della tortura.

Naturalmente si è assistito nel tempo alla riduzione di certi spazi di laicità  imposti fin dai tempi di Ataturk, come la reintroduzione della possibilità del velo nei pubblici uffici ma di per sé questa non è una violazione del carattere laico dello Stato.

Col tempo però, come accennavo, il sistema politico turco ha preso indubbiamente una direzione non accettabile, ma siamo sicuri che la classe dirigente europea non abbia le sue colpe? Forse non hanno contribuito a questa discesa agli inferi alcuni politici europei come Sarkozy, ad esempio, che ponendo veti all’integrazione della Turchia ha disinnescato il potenziale positivo dell’incentivo all’ingresso, un potenziale che  poteva dispiegarsi entro i confini dello Stato?

La Turchia ha rappresentato per anni la speranza di un paese non arabo ma a maggioranza musulmana con un livello di pace sociale e di pluralismo interno invidiabili dagli altri paesi dell’area ad eccezione di Israele, e ciò anche nei primi anni di governo del partito cosiddetto islamico.  Ora: temo che sulla base di quanto sta avvenendo in questo momento in Turchia, con arresti indiscriminati oltre che di militari anche di accademici e giornalisti dell’opposizione, minacce di reintroduzione della tortura, le mie parole possano  risultare invecchiate molto velocemente e tuttavia rimango saldo nelle mie convinzioni e vi invito a considerare se, oltre che sul piano morale – ha senso perseguire il bene pubblico della democrazia usando l’immorale strumento della violazione dei diritti che si porta dietro il golpe? Davvero è  laica quella società nella quale la laicità è “imposta? -,  sul piano strettamente strategico sarebbe stato utile il golpe.

Vi invito a riflettere sul fatto che per la prima volta nella storia turca anche i partiti di ispirazione laica e riformista come il CHP  non hanno delegato ai militari la propria funzione fondamentale e potranno per questo in futuro essere più legittimati ad un’opposizione di popolo, vi invito a pensare all’ipotesi controfattuale a cui  facevo riferimento, e vi invito , infine, a considerare l’ipotesi di efficaci forme di pressione esterna. Ripeto: l’attuale stato della Turchia e le infauste dichiarazioni del Presidente tendono a contraddire le mie speranze, ma sono ancora convinto che il golpe sarebbe stata una soluzione peggiore della cura.

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