Diventiamo grandi?

Angelo Marinoni

ALRecentemente sono stati resi noti interessanti dati e deduzioni della TRT S.r.l., società di consulenza incaricata dal Comune di Alessandria circa un’analisi dello status quo in ambito mobilità e trasporti e la redazione di una linea guida per un progetto di mobilità sostenibile del capoluogo.

Non si può fare un commento di un lavoro così complesso in un articolo generalista, ma si può fare qualche osservazione circa l’iniziativa e in particolare circa il da farsi.

E’ del tutto evidente che il lavoro svolto dalla società di consulenza sia stato meticoloso e le sue deduzioni con relativa ipotesi di strategia futura interessanti, seppure io abbia l’impressione che si continui a sottolineare ovvietà e non si abbia mai il coraggio, o la possibilità, di ripensare la città: ovvero si continua a parlare di tutte le scuole superiori senza mai decidere quale scegliere facendo passare i termini dell’iscrizione rinviando, quindi, continuamente qualunque iniziativa importante.

Una città violentata da trent’anni di culto dell’auto in una regione dove la mobilità è orgogliosamente insostenibile non può cambiare strada tanto facilmente, seppure la strada su cui si è avviata sia palesemente sbagliata; per questo ho trovato intelligente e coraggioso lo sforzo dell’Amministrazione Comunale di cercare di disegnare con il consenso e il maggior numero di argomenti convincenti un nuovo percorso assolutamente positivo e imprescindibile, ma che non può che trovare sul breve periodo forti resistenze.

La necessità di spostare dal traffico privato a quello pubblico sempre maggiori quote di mobilità è un dovere e un obbligo morale e civile, ma non è facile farlo con un sistema di trasporto pubblico comunale, provinciale e regionale assolutamente devastato, costoso e molto lontano dalla decenza e spesso dalla fruibilità.

Non sono le infrastrutture che mancano (abbiamo centinaia di chilometri di ferrovia efficiente e dotata dei massimi sistemi di sicurezza abbandonati), non mancano le risorse visto che vediamo quotidianamente decine di autobus gialli e blu che da qualche parte e seguendo un qualche orario vanno e non manca la domanda di mobilità cui è possibile rispondere in maniera sostenibile.

La domanda ovvia su cosa manchi allora perché questo gradevole angolo di mondo abbia un sistema trasporti e un futuro sostenibile ha come unica risposta la volontà politica, attiva e passiva, di farlo.

E’ facile, con questa risposta, lapidare l’Amministrazione presente, passata e futura, ma sarebbe anche onesto dire che ogni volta che qualcuno ci pensa perde le elezioni perché quella logica di breve periodo e quella predisposizione genetica all’autodistruzione della provincia italiana fanno inorridire il cittadino medio all’idea di recarsi alla fermata di un mezzo pubblico e non percorrere venti volte il centro cittadino con l’automobile nel tentativo di trovare un parcheggio (magari per andare in una palestra a camminare o correre stando fermi su un tapis roulant … ).

Da un sondaggio sull’utilizzo del trasporto pubblico mi aspetterei alcune categorie di risposte:

“Io prenderei il mezzo pubblico, ma non ho abbastanza tempo” risponderebbe il professionista …

“Io prenderei il mezzo pubblico, ma come faccio con il bambino con lo zaino tanto pesante?” risponderebbe il genitore su SUV in settima fila davanti al liceo scientifico …

“Io prenderei il mezzo pubblico, ma poi devo passare da mia madre e poi al supermercato” risponderebbe l’impiegato …

“Io il mezzo pubblico non lo prendo, è pieno di extracomunitari” risponderebbe il cittadino cui andrebbe tolta la cittadinanza …

Quasi tutte queste persone ritengono fondamentale il trasporto pubblico, ma non hanno nessuna intenzione di avvalersene e al primo divieto di accesso in una via centrale maledicono la classe dirigente per sette generazioni ricordandosi immediatamente di votarle contro alle successive elezioni, non conservando altrettanta memoria nei casi di corruzione o malversazione varia.

Nella provincia italiana di cui Alessandria fa parte pur potendo ambire a ruolo ben diverso la prima battaglia da condurre è di cultura e l’informazione sul trasporto pubblico e sul suo ruolo deve precedere la sua costituzione a parte centrale dell’offerta di mobilità.

Veniamo da anni di disinformazione e di atteggiamenti assurdi, per esempio tutti a contare i passeggeri sui treni in transito al passaggio a livello chiuso (fenomeno ormai raro in Piemonte quello di un passaggio a livello chiuso), ma nessuno a contare le auto su molte deserte autostrade, eppure la ferrovia ha bassi costi di manutenzione che gravano sulla collettività e produce mobilità sostenibile a basso costo energetico, mentre l’autostrada ha alti costi di manutenzione che gravano sulla collettività e produce mobilità insostenibile ad alto costo energetico (numeri non opinioni).

Su questa testata ho espresso la mia opinione molte volte circa il da farsi per restituire ad Alessandria il suo ruolo di Città lanciando anche qualche ipotesi sulla quale lavorare, alcune molto simili alle osservazioni fatte dalla società di consulenza, ma in questo frangente mi preme insistere sulla necessità di proporre nuovi modelli di vivere urbano che deve avere una classe dirigente oculata di una realtà provincializzata come la nostra.

Dal punto di vista politico bisogna convincere i cittadini che l’uso del trasporto pubblico, una volta reso questo uno strumento funzionale, non è solo civico e responsabile, ma anche comodo e pratico.

Bisogna costringere i cittadini ad alzare il naso e guardare la città dal punto di vista dei ciottoli del centro rendendosi conto quanto sono belli i balconi e le finestre liberty, le facciate decorate di palazzi diversi e accomunati dalla storia della via che condividono, ottime le recenti iniziative di “Italia Nostra Alessandria” a questo proposito.

Un punto fermo e imprescindibile è una città che si piace e che si fa vivere a piedi e in bicicletta restituendo il tempo ai cittadini e ai suoi visitatori, poiché il tempo è una risorsa finita che non viene salvata parcheggiando in centro in doppia fila, come così non viene salvato il commercio che dal passeggio di pedoni e ciclisti nelle vie a traffico limitato può solo trovare il migliore alleato.

In un contesto urbano di città da vivere e rispettare contemporaneamente il perno della mobilità diventa il sistema di trasporto pubblico che quindi esce dal suo ruolo di scuolabus e ultimo servizio sociale e che se funzionale restituisce e non ruba tempo a chi ne ha poco da dedicare al viaggio.

Il primo importante passo che dobbiamo fare è quello di diventare grandi, quindi responsabili appoggiando e contribuendo a progettare un modello di città molto diverso dalla triste provincia e molto simile alla città in cui vorremmo vivere: efficiente, bella, verde e pulita.

La mentalità media si affretta a definire impossibile ciò che è normale in molte realtà europee dall’Umbria alla Franconia, dall’Andalusia alla Pomerania:

  • Una città a traffico limitato con un efficiente servizio di trasporto pubblico e una serie di percorsi ciclabili realmente protetti
  • Una serie di parcheggi ai confini della città e non al suo interno
  • Un centro cittadino che sia un salotto culturale e commerciale.

In verità nulla è impossibile nella realizzazione di una città “normale”, bisogna solo “diventare grandi”.

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