L’utile ed il superfluo

Domenicale Agostino Pietrasanta

ntHo sempre pensato, come tutte le persone di buon senso, che ci siano cose ed affermazioni inutili e dunque superflue, altre, al contrario, utilissime; e non solo nel quotidiano del vivere comune, ma anche nelle questioni più generali che potrebbero riguardare il bene comune.

Succede così che ritenga del tutto inutile ripetere alla nausea che per la Turchia non c’è più spazio nella Comunità europea e ritengo del tutto superfluo che l’Europa si ponga ancora questo problema, dal momento che il dittatore sanguinario di tal Paese ha già affermato di voler sospendere tutti gli impegni che attengono i diritti umani. Questo significa semplicemente non solo che Erdogan è radicalmente refrattario ai principi dell’Europa, sia pure disastrata com’è, ma è incompatibile all’Europa come tale: e cioè come l’Istituzione culturale/politica fondata sui diritti dell’uomo e delle sue libertà personali. Di star fuori e lontano dall’Europa lo ha già scelto il diretto interessato, dunque diventa inutile accartocciarsi sulla questione.

Resta, al contrario utilissimo ribadire che il consenso del popolo, ancorché non affatto sovrano, non è, da solo, la base costitutiva della democrazia; ci vuole ben altro, ma soprattutto ci vogliono le regole e le procedure che permettono la dialettica tra opposte opzioni culturali e programmatiche del governo, o se si vuole ed alle corte, le regole che assicurino un dissenso fisiologico e pacifico. Non solo, ma ci vogliono i presupposti e le regole perché tutti i cittadini che compongono il popolo sovrano, possano capire ed usare di tali regole. Se dovessimo fondare sul solo consenso le istituzioni democratiche, allora si dovrebbe concludere che Hitler e Mussolini (quest’ultimo con esiti meno truculenti) sono stati dei campioni di democrazia. E questo va ribadito, dal momento che Erdogan gode di indiscusso consenso, ma resta un satrapo pericolosissimo.

C’è però un particolare che merita un accenno non certo inutile. Sarebbe singolare se l’Europa si facesse ancora scrupoli sul posto da riservare alla Turchia, mentre è la stessa Comunità europea che sta perdendo pezzi a ritmo sempre più serrato. Sarebbe certo molto più utile ed indispensabile provare (tentare non nuoce mai), sia pure alla disperata, di ricomporre il disegno dei padri fondatori. E per ricomporre quel disegno sarebbe indispensabile arrivare ad una federazione che rendesse comuni almeno la politica economica, la politica estera e quella della difesa. Lo so che sto rimasticando cose arcinote, ma fin che non si arriva ad un traguardo del genere non se ne esce; lo so che fare queste affermazioni, mentre tutto rischia di sgretolarsi rischia reazioni e giudizi di utopia da pochi quattrini. Criticate pure, ma datemi, subito dopo, una soluzione migliore o più realistica.

Non c’è tempo da perdere, soprattutto oggi, per la politica di difesa, anche perché ci sono istituzioni tradizionali, accordi già sottoscritti che vanno crollando. Prendete, ad esempio, il destino della Nato; personalmente non ho mai considerato inattaccabili le regole di quel trattato, si potevano fare altre scelte peraltro, a suo tempo, indicate da Dossetti e la sua corrente democristiana, ma un suo ruolo le va riconosciuto. Bene; l’America (USA) accenna ad avvisaglie di disimpegno e la Turchia (Paese della Nato!) sta al punto che abbiamo detto ed Erdogan non è certo uomo da stare ai patti e tra tutti quello difensivo per tutti i gli Stati membri, qualora (Deus avertat!) subissero attacchi ed offesa.

E non vi pare utile allora, richiamare l’Europa alle sue urgenze di una difesa che possa fare a meno di istituti che sembrano esaurirsi? una difesa che i singoli Stati nazionali non sarebbero neppure in grado di tentare?

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