Un futuro popolare solo clerico moderato?

Carlo Baviera

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Sul numero 10 della Rivista Il Regno attualità un articolo tratta delle manifestazioni che hanno caratterizzato in Francia il movimento popolare <Manif pour tous> contro la teoria “gender”. E di come quelle manifestazioni abbiano sorpreso i commentatori, rilanciando in qualche modo una presenza pubblica del cattolicesimo (alleato nell’occasione ad altre fedi religiose e laiche). Diciamo che ha rappresentato un contropiede inaspettato dopo decenni di laicità e di una presenza religiosa irrilevante e ininfluente sul piano pubblico.

Mi sono chiesto se non lasciamo ai clerico-moderati, ai tradizionalisti, a quanti sognano un ritorno in grande della società cristiana la rappresentanza di una fetta consistente di popolo onesto, che ha valori, preoccupato dalle tante innovazioni e dai cambiamenti culturali.

Non è, il cattolicesimo democratico, colpevole di afasia, di rinuncia ad una presenza pubblica? Non può essere accusato di incapacità di guida, di sottrarsi dall’indicare ai tanti impegnati nel volontariato, nelle parrocchie, nelle associazioni giovanili, nei gruppi appassionati di ambientalismo e difesa delle specificità dei territori, di offrire loro un indirizzo e di chiamarli a sostegno di alcuni valori?

So che il terreno è molto scivoloso. Che la scelta del cattolicesimo democratico è, nel rispetto dei dettami conciliari, quella di non sovrapporre impegno ecclesiale, impegno culturale, e impegno più decisamente politico (inteso anche come collateralismo con iniziative socio politiche).

Capisco, e condivido, che l’impegno di chi si rifà all’insegnamento sociale della Chiesa non debba trasformarsi automaticamente in costruzione di movimenti o partiti, o in adesioni a correnti politiche; ma che invece debba spendersi molto sul piano formativo e su quello di sollecitazioni socio culturali per coloro che intendono dedicarsi all’affermazione del bene comune ispirando la propria azione allo spirito che deriva dalla fede.

Resta però la questione. Si lascia mano libera ai clerico moderati per entrare nel pollaio o nel gregge ed impadronirsene per i propri fini? Oppure non è auspicabile che anche chi ha orientamenti diversi (intendo coloro che, cattolici, hanno una sensibilità riformatrice, progressista, social popolare) trovi i modi per organizzare una fetta non irrilevante di popolazione, tenendola ancorata a valori democratici, di dialogo, di solidale accoglienza, di  comprensione delle novità ritenute sconvolgenti?

Non entro nel merito delle questioni del gender, né delle questioni bioetiche, né del concetto di famiglia (non sono un esperto e mi avventurerei in sentieri pericolosi); ma credo utile che almeno si sappia fare distinzione tra ideologia gender e questioni di genere, tra matrimonio sacramento e matrimonio civile, tra famiglia costituzionale e forme di unione e convivenza di altro genere. E parlarne senza scomuniche,  integralismi, e laicismi. Non a caso in Francia, “molto prima dei dispiegamenti della Manif pour tous, Confrontations – l’associazione francese di intellettuali cristiani nata nel 1979 – temeva che uno strumento euristico così importante come il gender, che aveva le sue prove nell’insieme delle scienze umane, non stesse fornendo argomenti adeguati per gli scontri che si annunciavano. Poiché l’impreparazione dell’ambiente cattolico faceva sì che alcuni riducessero il genere a un discorso sulla sessualità e talvolta anche a una giustificazione dell’omosessualità, è nato il progetto di un simposio sereno e informato sul tema che si è sviluppato nelle università cattoliche di Lille e poi di Lione”.

Tornando alla questione iniziale: sempre sullo steso numero de Il Regno, mons. Pennisi indicava la necessità di una cultura della legalità. Questa è uno degli argomenti che ritengo fondamentali per una presenza più visibile del cattolicesimo democratico. La legalità, il senso civico, la responsabilità, il senso di appartenenza e quindi il sentirsi partecipi di una comunità, lo spirito di partecipazione, una democrazia rispettosa delle diversità e delle autonomie e perciò sostenitrice di una sussidiarietà solidale: sono questi i riferimenti per non abbandonare gruppi di credenti, ma anche di indifferenti religiosi, ai clerico moderati che rischiano di riportare la nostra società allo scontro guelfi – ghibellini e riaprire una questione romana inattuale.

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