Cittadella e Generali

Dario Fornaro

citC’è la possibilità – tutt’altro che remota o meramente provocatoria – che questa città  si accinga, o addirittura si sia già avviata, a dare il peggio di sé stessa  sulla annosa questione Cittadella. Da un lato, infatti, si spargono gli annunci che, specie dopo l’apparizione dei 25 milioni governativi, stiano maturando velocemente gli attesi programmi di intervento, conservativo ed evolutivo, sull’insigne monumento. Dall’altro, resta totalmente impregiudicato, almeno a livello di cittadinanza, il problema di chi, di quale Ente o Istituzione, abbia titolo per selezionare e programmare responsabilmente tali interventi, e in quale visione complessiva.

Di più: mentre si continua a proclamare, giustamente, un’importanza storico-architettonica quantomeno europea della Fortezza settecentesca, non si percepisce alcuna intenzione di mettere in campo, al momento decisivo, esperienze e professionalità progettuali di adeguato livello, mentre gli studi e le proposte degli scorsi decenni (vedi putacaso Politecnico di Torino) restano materiale d’archivio. Spira, anzi, un’aria di schietto provincialismo, tipo: ce la facciamo benissimo da soli, con le nostre segnalate risorse culturali e con la sventagliata  di proposte locali di “valorizzazione” del Monumento già pervenute; che potrebbero, opportunamente stimolate, crescere ancora quantomeno in gara di fantasia.

Poco importa che le proposte finora collazionate abbiano preceduto, muovendosi a ruota libera, una (tutt’ora assente) decorosa e affidabile posizione del tema Cittadella da parte di chi ne abbia solide prerogative: magari lo Stato, tutore in generale dei beni culturali e proprietario della Fortezza.

In questo navigare a vista (e a comunicati), sopraggiunge ora da Palazzo Rosso la notizia che a fine di settembre si terranno in città gli “Stati Generali della Cittadella”. Col bisogno che c’è di capire dove si vada a parare verrebbe prontamente da dire: alla buon’ora! Ma non essendoci, a due mesi data, alcuna anticipazione di metodo e di contenuti di tale adunata, è lecito chiedersi: saranno, questi Generali, l’inizio (finalmente!) di un percorso progettuale sensatamente basato su una piattaforma di obiettivi, condizioni e limiti dichiarati, ovvero si profila un tentativo di dare una  sontuosa copertura “democratica” ad una procedura surrettiziamente imboccata e serrare le fila attorno a filoni già delibati in separata sede? L’esperienza del PPS/Piano Strategico di Sviluppo, di fabbiana memoria, non è propriamente rassicurante in ordine alle discrepanze, ben coltivate, tra rappresentazione e sostanza nel processo decisionale pubblico.

A tener desta l’attenzione sulla Cittadella contribuisce poi il fatto che  l’enfasi dei mesi scorsi, peraltro giustificata, sull’annunciato arrivo dei 25 + 9 milioni statal-regionali in favore di progetti e interventi inerenti alla Fortezza alessandrina, sembra aver  emarginato le preoccupazioni di quei gruppi, modesti ma agguerriti, che da anni si erano proposti di montare la guardia alla  inconsulta manomissione del monumento rispetto alla sua rilevante, anche se non esclusiva, valenza storico-militare.

Se abbiamo affastellato elucubrazioni scarse di riscontri o se abbiamo impropriamente evocato atmosfere da colpi di mano, lo sapremo presto e ne daremo atto.

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