DanEco è ovunque… e anche qui da noi.

Elvio Bombonato

maI tre  fratelli Colucci, napoletani, in poco più di vent’anni hanno costruito  un impero miliardario nel settore dei rifiuti: la DANECO oggi è una  multinazionale italiana, che opera dovunque. Tra l’altro è la  proprietaria della Cascina S. Lorenzo di Mirabello. Ho trovato questo  antico documento, in cui il Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta interroga il Procuratore del Tribunale di Velletri.
Sembra  un salotto vittoriano, ma il Presidente, gentilissimo e 
documentatissimo, porge domande 
diciamo difficili. 

…                                
CAMERA DEI DEPUTATI –

SENATO DELLA REPUBBLICA

COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL CICLO DEI RIFIUTI E SULLE ATTIVITÀ’ ILLECITE AD ESSO CONNESSE

SEDUTA DI MARTEDÌ’ 2 DICEMBRE 1997

PRESIDENTE MASSIMO SCALIA

Audizione del sostituto procuratore della Repubblica di Velletri

PRESIDENTE. Abbiamo chiesto di ascoltarla con riferimento ad un caso pendente presso l’ufficio del quale ella è titolare: al centro della vicenda c’è l’azienda Colucci Spa, che a suo tempo ha ricevuto dall’amministrazione comunale di Anzio l’incarico per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Tale rapporto, al di là della qualità del servizio erogato, ha posto e continua a porre una serie di problemi sotto il profilo di quella che potremmo eufemisticamente definire la trasparenza di questa azienda, anche con riferimento a responsabilità di natura penale che credo siano state ricondotte ad alcuni componenti o titolari dell’azienda stessa. Si tratta, più in generale, di una vicenda che ha portato la procura di Velletri ad avviare un’inchiesta specifica. Da lei, dottor Patrone, vorremmo acquisire un quadro generale sullo stato delle indagini e sulle prospettive ad esse collegate, tenendo conto che uno dei timori della Commissione, che emerge segnatamente in ordine a questo caso, è che la scarsa trasparenza possa costituire il luogo di coltura per traffici illeciti nei quali potrebbe inserirsi la criminalità organizzata.  La stessa Commissione ha potuto appurare come la criminalità organizzata operante in certe realtà, nella fattispecie nel casertano (si tratta sicuramente del clan dei Casalesi, ma probabilmente non solo di esso), avverta in qualche modo l’efficacia dell’azione di contrasto e, quindi, tenda a spingersi nelle regioni e nelle provincie più vicine, in particolare verso Latina, Frosinone ed il Matese. Lo stesso prefetto Musio, nel corso dell’audizione, ci ha segnalato la vicenda di Anzio e della Colucci, e ci ha parlato di ventuno soggetti, che non abbiamo ben capito se trattarsi di dipendenti dell’amministrazione comunale, destinatari di avvisi di garanzia.

GIUSEPPE PATRONE. I carabinieri di Anzio hanno denunciato ventuno persone le quali facevano parte del comune o della commissione giudicatrice dell’appalto per il servizio di rifiuti della città di Anzio. In particolare, sono state poste in essere irregolarità nel conferimento di tale appalto. Gli accertamenti effettuati per il tramite della polizia giudiziaria hanno portato ad enucleare una serie di comportamenti a nostro avviso illeciti in capo ad alcune delle ventuno persone denunciate dai carabinieri. Si tratta di irregolarità riferite a componenti della giunta ed a membri della commissione giudicatrice dell’appalto per il conferimento del servizio rifiuti.  I fatti risalgono al periodo compreso tra i mesi di giugno 1995 e gennaio 1996. Sulla base delle indagini svolte, abbiamo formulato ipotesi di reato che ora dovranno essere vagliate, nel momento in cui saranno concluse le indagini delegate ai carabinieri di Anzio…

PRESIDENTE. Lei ha detto che i fatti risalgono al 1995. Quando si è attivata la procura?.

GIUSEPPE PATRONE. Si tratta dell’aprile 1996.

PRESIDENTE. Vi sono problemi per quanto riguarda la richiesta di proroghe…?

GIUSEPPE PATRONE. No, perché al momento si tratta semplicemente di procedere all’interrogatorio degli indagati, ai sensi della recente legge che ha modificato la disciplina del reato di abuso d’ufficio.

PRESIDENTE. Quindi, non vi sono problemi – diciamo così – con il giudice istruttore?

GIUSEPPE PATRONE. Assolutamente no. Si tratta di verificare,  se alcuni dei fatti per i quali abbiamo ravvisato la sussistenza dell’ipotesi di reato continuino tuttora ad essere considerati illeciti penali. Il lavoro da fare, quindi, consiste nel verificare la compatibilità delle ipotesi di reato configurate con la nuova formulazione dell’articolo 323 e, di conseguenza, procedere all’interrogatorio degli indagati. Dopo di che, si stabilirà se rinviare a giudizio oppure procedere altrimenti. Quanto agli indagati, non so se sia il caso di indicarne i nomi. Si tratta, ripeto, di ventuno persone ma i comportamenti illeciti non sono stati ravvisati nei confronti di tutti. Tra l’altro, queste persone non sono ancora a conoscenza…

PRESIDENTE. Questi famosi ventuno indagati hanno ricevuto avvisi di garanzia?

GIUSEPPE PATRONE. No, perché non sono stati posti in essere atti che comportino l’emissione di un avviso di garanzia.

PRESIDENTE. Intende dire che le ipotesi di reato non sono tali da comportare l’avviso di garanzia?

GIUSEPPE PATRONE. Sì, perché gli atti processuali non sono riconducibili a quelli per i quali è prevista l’emissione dell’avviso di garanzia. Ovviamente, saranno informati, con invito a comparire, coloro che dovranno essere interrogati.

PRESIDENTE. In quale veste saranno interrogati?

GIUSEPPE PATRONE. In veste di indagati. Quindi, chi vorrà, sarà interrogato, appunto, in veste di indagato.

GIUSEPPE PATRONE. Le irregolarità riscontrate si riferiscono alla delibera di aggiudicazione dell’appalto del servizio di nettezza urbana, delibera adottata dalla giunta municipale di Anzio; da parte nostra si assume che tale appalto sia stato affidato in violazione di uno dei requisiti previsti dal capitolato, riguardante la portata minima complessiva degli automezzi. Nella fattispecie, il capitolato di appalto richiedeva una portata minima complessiva di 800 quintali, riferita al parco automezzi. Tale requisito non è stato riscontrato per quanto concerne la ditta Colucci, per cui è questa una delle ipotesi sulle quali abbiamo lavorato. Un ulteriore aspetto fa riferimento alle modalità di pagamento di quanto dovuto alla ditta Colucci per l’espletamento del servizio. Per il periodo luglio-agosto-settembre 1995, il comune di Anzio si è regolato nel senso di pagare le fatture in ragione del 70 per cento, cioè decurtando il quantum originariamente previsto, alla luce della presunzione che fossero individuabili mancanze della ditta nell’espletamento degli incarichi ad essa affidati. Successivamente, per liquidare il saldo di queste fatture (con riferimento, cioè, al restante 30 per cento) fu conferito un mandato, nonostante i servizi per i quali era avvenuta la decurtazione non fossero stati realizzati. In particolare, abbiamo rilevato come non sia stato quantificato il cambio di chilometraggio tra il momento della raccolta e quello della discarica. Originariamente, era stato previsto che i rifiuti fossero portati presso l’Inviolata di Guidonia; successivamente, fu stabilito che i rifiuti dovessero essere portati in località Sacira di Anzio. In sostanza, la differenza di chilometraggio non è stata conteggiata dal comune ai fini di una eventuale decurtazione. Questo, per quanto riguarda le delibere degli amministratori della giunta. Sono state inoltre riscontrate irregolarità da parte della commissione giudicatrice per la valutazione tecnico-economica delle offerte per l’appalto del servizio di nettezza urbana. Anche in questo caso il riferimento è al requisito del tonnellaggio degli automezzi. La SLIA, ditta concorrente della Colucci, che ha presentato ricorso al TAR per la sua esclusione, aveva proposto una portata di 890 quintali tra ottobre e maggio e di 1.130 quintali tra giugno e settembre, ma è stata esclusa con la motivazione di aver proposto una portata di 600 quintali. Tale motivazione non trova riscontro nella documentazione acquisita. Inoltre, l’appalto è stato attribuito alla Colucci quando questa ditta aveva proposto una portata complessiva di automezzi di 560 quintali; in sostanza, la Colucci aveva proposto una portata inferiore rispetto a quello della SLIA ma, ciò nonostante, le è stato conferito l’appalto. Vi è poi un episodio relativo ad un funzionario del comune di Anzio il quale avrebbe inizialmente stabilito la decurtazione di una fattura, da pagare alla Colucci, in 47 milioni. Successivamente, il funzionario rideterminava la decurtazione nell’importo di 10 milioni, eliminando in toto dalla decurtazione originariamente proposta la parte relativa al mancato rinnovo del parco automezzi, quantificabile in circa 43 milioni. Inoltre, per alcuni amministratori del comune di Anzio è stato ipotizzato il reato di concussione per presunti favoritismi nei confronti di quattro persone. In particolare, avrebbero richiesto alla Colucci, in cambio dell’aggiudicazione dell’appalto, l’assunzione di quattro operatori presso la stessa ditta. In definitiva, sono questi i reati che l’ufficio ha ritenuto di ravvisare sulla base dell’informativa dei carabinieri di Anzio.

FRANCO GERARDINI. Il 1° febbraio 1996 un deputato del collegio di Anzio-Nettuno, Michele Caccavale, nel corso di un programma trasmesso da una emittente locale parlò di una storia non meglio precisata di tangenti collegata all’appalto vinto ad Anzio dalla ditta Colucci. In quell’occasione Caccavale fece anche riferimento ai viaggi a Napoli di un cittadino di Anzio il quale sarebbe tornato dal capoluogo campano con le valigie piene di denaro (furono proprio questi i termini in cui si espresse). La procura di Velletri ha mai ascoltato Michele Caccavale? In un certificato antimafia inviato il 13 dicembre 1995 al comune di Anzio dalla prefettura di Napoli, protocollato in data 22 gennaio 1996, erano contenute alcune informazioni sulla ditta Colucci. In particolare, si rappresentava che, dagli accertamenti istruttori esperiti, era risultato che il presidente del consiglio di amministrazione, un certo Cesare Dironi, risultava indagato per violazione delle norme sul finanziamento pubblico dei partiti, mentre a carico del consigliere Nicola Colucci pendeva, presso la procura di Napoli, un procedimento penale per peculato. A carico di Francesco e Pietro Colucci, fratelli di Nicola, risultavano inoltre pendenti, sempre presso la procura di Napoli, precedenti penali per abuso d’ufficio e, se non sbaglio, anche per corruzione e per corruzione aggravata per atto contrario ai doveri d’ufficio. Vorrei sapere se la procura di Velletri abbia avuto contatti con la procura di Napoli. Inoltre, la procura di Velletri ha comunicato alla procura nazionale antimafia di aver avviato indagini sull’appalto dei rifiuti di Anzio? Infine, vorrei sapere se la procura di Velletri abbia richiesto perizie sul ribasso offerto dalla ditta Colucci per l’aggiudicazione dell’appalto relativo alla raccolta dei rifiuti nel comune di Anzio e se abbia mai chiesto l’intervento della Guardia di finanza ai fini dello svolgimento dell’indagine.

GIUSEPPE PATRONE. Il fascicolo relativo alla trasmissione nella quale è intervenuto l’onorevole Caccavale è separato dall’indagine della quale stiamo parlando. Comunque, l’onorevole Caccavale non è stato ascoltato dalla procura. Quanto al certificato antimafia, non ne so assolutamente nulla. Del resto, nell’informativa non era contenuto alcun riferimento a tale certificato, per cui la cosa mi giunge assolutamente nuova.

FRANCO GERARDINI. Il certificato è stato inviato al comune.

GIUSEPPE PATRONE. Sì, ma non ce ne siamo occupati. Non abbiamo fatto alcuna comunicazione alla direzione distrettuale antimafia ed alla procura nazionale antimafia in quanto non sono stati ravvisati reati che potessero interessare tali uffici.

FRANCO GERARDINI. E per quanto riguarda le perizie sul ribasso d’asta?

GIUSEPPE PATRONE.  Non sono state espletate perizie sulla vicenda del ribasso d’asta.

FRANCO GERARDINI. Quindi, non è stato richiesto nemmeno l’intervento della Guardia di finanza?

GIUSEPPE PATRONE.  Sto parlando del procedimento penale del quale sono a conoscenza. Non so se presso il mio ufficio vi siano altri fascicoli.

PRESIDENTE. Alla luce della modifica dell’articolo 323 del codice penale, disponete di elementi in base ai quali il suo ufficio possa ritenere che sussista un elemento soggettivo del reato sul quale state indagando?

GIUSEPPE PATRONE. Ritengo di sì, anche se – ripeto – si tratta di una valutazione che dobbiamo ancora fare. Non posso quindi essere categorico in un senso o nell’altro. A prima vista, direi di sì o, almeno, direi che vi sono elementi sufficienti per procedere ad una richiesta di rinvio a giudizio.

PRESIDENTE. Potrebbe indicarci una stima sui tempi?

GIUSEPPE PATRONE. Penso prima di Natale. Ovviamente, sulla decisione influiranno i dati che saranno acquisiti dagli interrogatori che ci accingiamo a svolgere.

PRESIDENTE. Quando si svolgeranno gli interrogatori?

GIUSEPPE PATRONE. Non sono stati ancora fissati. Speriamo di poterli svolgere prima di Natale. Tra l’altro, a Velletri abbiamo una situazione abbastanza particolare: siamo in due da parecchi mesi e non vi sono prospettive di integrazione imminenti. Ci occupiamo, peraltro, di reati sia di pretura sia di tribunale.

PRESIDENTE. Vi chiediamo di dedicare particolare attenzione alla vicenda.

GIUSEPPE PATRONE. Senz’altro, presidente.

FRANCO GERARDINI. Il commissario prefettizio dottor Raffaele Bonanno, in un’intervista rilasciata al settimanale di Anzio “Il Granchio” il 28 marzo 1997, sosteneva che i numerosi addebiti mossi dal comune di Anzio alla ditta Colucci, addebiti da valutare soprattutto alla luce di inadempienze rispetto al capitolato di appalto, non erano stati notificati in modo regolare. Alla procura di Velletri risultano queste dichiarazioni?

GIUSEPPE PATRONE. Assolutamente no.

GIANFRANCO SARACA. Vorrei sapere se la procura ritenga di dover ascoltare Caccavale sul grave episodio da lui denunciato, al fine di appurare opportuni elementi di conoscenza in ordine alla vicenda delle valigie di denaro che qualcuno avrebbe portato ad Anzio.

GIUSEPPE PATRONE. Probabilmente il Caccavale sarà ascoltato, ma ripeto che si tratta di un fascicolo distinto da quello di cui mi occupo, che fa riferimento a questa informativa dei carabinieri di Anzio. Quindi, non posso essere più preciso.

PRESIDENTE. La ringraziamo.

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2 thoughts on “DanEco è ovunque… e anche qui da noi.

  1. In seguito la Giunta del Comune di Anzio si dimise; il processo finalmente istituito, finì con la prrscrizione. e.b.

  2. Si dice che il percolato (il liquame tossico che nel sottosuoilo esce dalle discariche quando piove) abbia inquinaro irrimediabilmente le falde acquifere di Anzio e. b..

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