L’invasione, ozio vs sicurezza

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Non sarebbe necessario, a giudizio ragionevole, omologare i criminali assassini islamizzati o islamici, alla massa dei disgraziati che sui barconi arrivano sulle soglie dell’Europa, spinti da fame, necessità e disperazione. Non sarebbe, ovviamente al condizionale, perché invece a giudizio delle percezioni prevalenti se la sopraccitata omologazione non si appropria del giudizio esclusivo, ne influisce parecchie reazioni, se non altro per la convinzione che sulle sgangherate imbarcazioni degli immigrati si nascondano spesso e volentieri anche gli assassini che agiscono da protagonisti delle stragi europee.

Ora basterebbe un minimo di ragionamento per prendere atto di due controindicazioni confermate dalle indagini poste in essere: gli assassini, in parte sono tra di noi; inoltre chi arriva dai lidi delle terre più intolleranti dell’Islam, ha mezzi e possibilità un po’ più sofisticati di quelli della disperazione.

Aggiungo anche, prima di arrivare al tema che mi interessa, che da informazioni assunte in sedi attendibili, chi delinque, in genere non proviene dalle masse dell’immigrazione. Il piccolo (si fa per dire) cabotaggio criminale è prevalentemente opera di comunitari di varia nazionalità, nonché di un numero non trascurabile di italiani. Nel contempo i vari accattoni che danno noia soprattutto ai concittadini più dotati di emunctae naris sono personaggi arrivati nel paese, isolatamente e sono presenti sul territorio, a memoria non prevenuta, da alcuni decenni.

Tanto mi premeva introdurre, per venire al problema della lettera scritta dal sindaco Rossa al ministro Alfano (caro ineffabile Angelino!), nella quale si esprime preoccupazione per le condizioni di mancata o problematica sicurezza che ulteriori arrivi ed inserimenti di immigrati sul territorio verrebbero a comportare, senza una previa azione di coordinamento. Constatato che sul territorio gli immigrati presenti non sono una moltitudine come annunciata dall’Apocalisse, ma poco più di mille persone ed ammesso che sulle questioni è sempre bene un minimo coordinamento istituzionale (Es. Prefettura ed Amministrazione comunale), mi pare sia sfuggita ai media, non so se per far piacere ai lettori o per “incidenti di lettura”, la parte più interessante e degna di nota della lettera summentovata.

Cito alla lettera, “…gli enti gestori non riescono più a coordinare ed impiegare, in autonomia, i migranti in progetti che restituiscano sotto forma di lavoro l’accoglienza ricevuta dai nostri concittadini” E qui direi, se non ci fossero altre parti della lettera che mi convincono meno, “…brava Rita!”.

Alle corte ed in soldoni, le cooperative che ricevono congrui finanziamenti non si preoccupano (o non riescono) a far lavorare in attività socialmente utili gli immigrati accolti, né ce la fanno a farli studiare come prevede la legge, l’italiano; e qui c’è l’unico problema veramente serio della questione sollevata. Ed è problema ancora culturale. Le popolazioni che arrivano e che vengono assistite sono interpreti di una cultura e di una mentalità che non conosce il volontariato e che, risolto il problema della sussistenza, conoscono solo un piacevole (?) ozio. Certo che non va bene: bisogna imporre le regole che prevedono il lavoro socialmente utile e lo studio della nostra civiltà, almeno attraverso la conoscenza della lingua. Tra l’altro, in città, ai giardini ed al cimitero c’è un sacco di erba da tagliare.

Capisco l’obiezione: tutto questo comporta un controllo sistematico del comportamento di chi tra i soggetti interessati dovrebbe lavorare e non lo fa, con conseguenti spese rilevanti. Suggerisco due risorse. A) usare una parte dei guadagni delle cooperative presenti nell’attività di accoglienza; si troverebbero, presumo, possibilità non trascurabili. B) dirottare i vigili dal comodo lavoro delle multe a gogò a quello più fastidioso del controllo; intanto possono fare benissimo l’uno e l’altro, dal momento che il controllo di chi è impegnato nei lavori socialmente utili, permette di visitare tutti i luoghi della città (quasi tutti) in cui la sosta è a pagamento.

In alternativa succede che l’ozio può creare problemi alla sicurezza: se non di tutti, l’ozio è pur sempre l’origine di molti mali.

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One thought on “L’invasione, ozio vs sicurezza

  1. Probabilmente non c’entra nulla col discorso,che condivido, di Agostino, ma vorrei qui ricordare le centinaia o migliaia di bambini (orfani, perduti dai genitori, arrivati da soli) che letteralmente spariscono (in Gernania di più, ma non è una consolazione). Chi li prende, come, che cosa ne fanno, dove li portano. Si sentono dire terribile cose sulla loro pessima fine. C’è stato pure un libro e film relevisivo di Montalbano che trattava indirettamente l’argomento. D’altra parte credo che gli arrivi, qundo riguardano una massa di persone, siano incontrollabili sia dalle forze dell’ordine, sia dagli operatori.

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