Ma è possibile la pace in questo mondo e di questi tempi?

Gian Piero Armano

guE’ la domanda che mi è stata posta da uno studente, al termine del cammino lungo il “sentiero della pace” alla Benedicta, agli inizi di giugno, durante una delle ultime esperienze che si svolgono da qualche anno in quel luogo di tragica memoria.

Domanda imbarazzante, che mi ha spiazzato, anche se, per non perdere la faccia, ho tentato di dare una risposta. Ma tant’è che la domanda è diventata quasi un assillo nei giorni seguenti per la sua fondatezza nella realtà in cui viviamo: ma la pace è possibile?

Credo che non ci sia una risposta scontata, come ci verrebbe da pensare, per il fatto che ci siano tante persone aventi volontà ed interesse per la pace da considerarla auspicabile. Dal punto di vista culturale oggi ha preso corpo l’idea che la pace non sia sempre possibile, che non possa essere considerata assoluta, decisiva e fondamentale. Non si può quindi dare per acquisito che le molte persone che esercitano un potere nel determinare il corso degli eventi, considerino che la pace sia possibile.

A convalida di questa concezione è un pezzo della nostra storia recente per quanto si è verificato, ad esempio, in Siria. Lì, fin dal 2011 è scoppiata una guerra che non si è ancora conclusa; un conflitto che ha dimostrato i connotati di una guerra civile, ma anche di scontro tra paesi confinanti quali la Turchia, l’Iran, l’Arabia Saudita. Un conflitto in cui è emerso l’estremismo musulmano, ma anche la tenace rivendicazione di libertà e di indipendenza dei curdi. Si tratta di un quadro molto complesso dove non sono assenti gli Stati Uniti, la Russia, la Gran Bretagna e la Francia.

Il conflitto siriano fino ad oggi ha dato risultati drammatici e deludenti: più di 250 mila morti, 4 milioni di rifugiati, 8 milioni di persone costrette a sfollare all’interno del paese. Inoltre la trasmigrazione dei siriani a causa del conflitto, ha reso ancora più precaria la situazione interna del Libano: già privo di presidente, con una massiccia presenza di profughi palestinesi, si è trovato a dover dare accoglienza a più di 1.500.000 siriani! Il Libano che conta 4.500.000 abitanti…!

Come non pensare, di fronte a questa situazione molto precaria del Libano, all’insensibilità dei Paesi europei, chiusi a riccio per impedire l’accesso di profughi e rifugiati nei loro territori, preoccupati di costruire muri, di assumere posizioni populiste, di costruire campi (lager?) di raccolta dei rifugiati, anziché accoglierli e trattarli da persone. Tutto questo malessere è derivato da un conflitto che non si è voluto risolvere in Siria.

E così ritorna prepotente la domanda: perchè non è possibile la pace?

Sicuramente non è stata voluta e cercata come priorità assoluta, in quanto si è guardato ad obiettivi politici diversi, quali la estromissione della Russia dal paese siriano, la punizione da infliggere al perverso regime di Assad, il rafforzamento della collaborazione tra Iran e gli Hezbollah… Si è trattato di una matassa molto complicata da sbrogliare, che ha messo ai margini il problema della pace in Siria. Se ci fosse stata un’intesa, seppur minima fra Stati Uniti e Russia, come poi di fatto è avvenuto, la pace sarebbe stata possibile e la conferma c’è stata quando le due potenze si sono incontrate, producendo una seppur fragile tregua grazie ad un minimo accordo, avvenuto quando la lungaggine del conflitto rischiava di infettare tutta la zona mediorientale.

La guerra siriana è uno scontro di etnie, sostenuta da una ideologia religiosa spietata, come ha drammaticamente testimoniato il giornalista Domenico Quirico, per cinque mesi sequestrato, nell’incontro a Cultura e Sviluppo. L’ideologia islamista più estrema non ha come traguardo la pace, essa vuole una società totalitaria ed omogenea, controllata da un potere mafioso e criminale. Le aberrazioni volute dall’estremismo dello Stato islamico si manifestano anche nel processo educativo dei bambini nelle scuole: l’insegnamento è impostato sull’odio del nemico, sul culto della guerra, delle armi e della morte.

E allora come mai sembra che la pace non sia possibile? Perchè la comunità internazionale non si è impegnata abbastanza per rendere possibile la pace.

Ma c’è anche un altro motivo importante che ha contribuito alla mancanza di pace: l’opinione pubblica ha chiuso gli occhi e la mente su tutto quanto è successo e sta succedendo.

Se si pensa a come l’opinione pubblica europea e americana ha reagito agli inizi del 2003, quando milioni di persone manifestarono in molte città contro la guerra in Iraq. Fu un segnale forte perchè la presa di posizione dell’opinione pubblica si dimostrò come se fosse una superpotenza: i milioni di persone che manifestarono contro la guerra, dimostrarono di credere che la pace era possibile. E’ vero che non vinsero perchè la guerra in Iraq si sviluppò oltre misura e ancora oggi non è del tutto risolta, ma i milioni di persone che manifestarono dimostrarono di credere nella pace.

Riguardo alle vicende della Siria l’opinione pubblica invece ha fatto silenzio; c’è stato solo papa Francesco che ebbe l’intuizione coraggiosa nel 2014 di indire una giornata di preghiera per la pace in Siria, chiedendo che non avvenissero bombardamenti.

Il silenzio dell’opinione pubblica è uno dei segnali che porta a considerare la guerra come esperienza con cui convivere, specie se si svolge in territori altrui. E gli esempi della storia di questi ultimi anni si moltiplicano a iosa a conferma di una mentalità diffusa rassegnata alla guerra (il conflitto tra Israele e Palestina, lo scontro fra Russia e Ucraina, la guerra nei Balcani, i conflitti etnici in Africa…).

Dopo le grandi manifestazioni del 2003, si è creato un progressivo processo di abbandono della cultura della pace, che ha coinvolto in negativo anche il messaggio cristiano, resosi meno forte nel far presa sulla coscienza dei credenti.

Se è vero che viviamo in un tempo in cui molti possono fare la guerra e destabilizzare la società, è altrettanto vero che molti possono costruire la pace, in particolare i cristiani se si fanno illuminare dalla Parola di Dio, se non si nascondono dietro ad un linguaggio formalmente corretto, ma distante dalle esigenze reali della società odierna. Ad esempio, perchè le Chiese europee non hanno ancora fatto sentire un forte richiamo sull’accoglienza dei rifugiati, richiamando che anche questo impegno fa parte della logica del convivere, che è un altro nome della pace?

Una comunità cristiana non può e non deve rassegnarsi alla guerra e deve credere che la pace rientra a pieno titolo nelle sue responsabilità. I cristiani devono avere il coraggio di non sentirsi marginali e impotenti, ma di osare la pace; è in forza della loro fede, oltre che per la loro convinzione, che diventano operatori di pace. E ciò comporta vigilanza sulla pace, richiesta ai governi che applichino a livello internazionale misure ed interventi che mirino alla pace; ciò comporta attenzione e lotta contro l’economia degli affari di guerra e del commercio delle armi.

Ma non solo: poiché la pace non può essere il risultato di un’operazione matematica, in quanto è soggetta a continue sorprese che la storia presenta, è importante che venga cercata con tutti, senza preclusioni e, se fosse il caso, sapendo stringere la mano anche a chi l’ha sporca di sangue, di odio e di violenza.

E da ultimo, c’è un impegno particolare per i cristiani credenti, perché la pace è anche un fatto personale e spirituale: è la necessitò della conversione interiore e della preghiera. E’ da lì che può iniziare il processo rivoluzionario che può produrre la pacificazione.

PS: le polemiche emerse in questi giorni da parte di alcune forze politiche in Alessandria, a conclusione del ramadan della comunità islamica, svoltosi nel cortile della caserma Valfrè, mi pare che evidenzino difficoltà congenite a stabilire un rapporto di dialogo e di pacificazione con chi è diverso etnicamente, religiosamente e culturalmente. Di fronte a queste prese di posizione, la domanda iniziale risulta essere più che mai attuale e doverosa per tutti, in particolare per chi nutre paure, diffidenze, sospetti o indifferenza non sempre giustificati nei confronti di chi è diverso.

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One thought on “Ma è possibile la pace in questo mondo e di questi tempi?

  1. Ricordo un’assemblea all’Istituto Magistrale “Saluzzo”, con insegnanti e allievi, nella quale due docenti, reputati intellettuali, equilibrati e moderati, si scatenarono come belve a favore di Bush Junior, che stava iniziando la seconda guerra del Golfo, la madre dell’estremismo islamico. Io rimasi basito dalla violenza verbale di costoro, mentre il prof. Armano cercava con calma di ragionare sugli eventi. L’Iraq non c’entrava nulla con l’eccidio delle due Torri Gemelle, eppure fu aggredito dagli USA e dalla G.B. Ma già nella prima guerra del golfo, il padre aveva rifiutato la trattativa: il Kuwait è uno stato artificiale creato dagli inglesi per gestire i pozzi petroliferi, proprietà privata dell’emiro, uno stato totalitario di cui tutti dovrebbero vergognarsi. Ma comunque era stato invaso dall’Iraq, per cui l’ONU appoggiò l’intervento militare. La seconda guerra del golfo, 2003, fu inventata da Bush Junior, etilista, (eletto presidente USA grazie ai brogli attutati in Florida, il cui governatore era il fratello, perché Al Gore aveva ottenuto il 51% dei voti: decise la Corte Suprema con 5 voti contro 4), con la panzana delle armi di distruzione di massa che Saddam Hussein avrebbe detenuto: mai trovate a tutt’oggi. L’esperto di armi batteriologiche del governo inglese David Kelly, che aveva espresso seri dubbi, fu suicidato il 18/7/2003. Ma il peggio accadde dopo, quando l’esercito iracheno sconfitto (e i suoi funzionari) fu licenziato, e si è trovato privo di stipendio da un giorno all’altro, ma senza che gli fossero tolti gli armamenti. In quel momento nasce o si amplifica il terrorismo estremista arabo. Bush Junior stravinse le elezioni successive, con lo slogan che un paese in guerra, gli Usa, non poteva cambiare i suoi generali, nel corso del conflitto.
    E adesso nel 2016, dopo quanto Armano ha sinteticamente ricordato. il mondo intero è in balia di questi fanatici assassini, che godono comunque, sembra, di un ampio consenso, magari silenzioso, presso i loro sodali. La pace? ” Per quel popolo cojone risparmiato dal cannone” (Trilussa, Ninna nanna della guerra, 1918).

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